Il terribile 2022 delle criptovalute

Walter Ferri

31 Dicembre 2022 - 08:03

Le criptovalute sono reduci da un’annata spossante e piena di eventi che non mancherà di lasciare un segno sulle evoluzioni future dell’intero mondo blockchain.

Il terribile 2022 delle criptovalute

Sostenere che il 2022 sia stato un anno turbolento per il settore blockchain risulta essere una semplificazione eufemistica di proporzioni gargantuesche. Il 2021 si era chiuso con una chiave decisamente ottimistica per il settore: la diffusione delle criptovalute si era estesa al grande pubblico e gli NFT erano stati finalmente accettati anche dalle istituzioni più rispettabili, quindi il tracollo. Una serie di eventi imprevisti ha fortemente ridimensionato la portata del Mercato e la fiducia del pubblico si è dissipata come neve al sole. Molti episodi critici hanno toccato e intaccato il mondo crypto, tuttavia qualche fenomeno positivo fa ben sperare, anche perché non è detto che gli episodi di debolezza non siano a loro volta utili a giustificare una crescita consapevole.

Il fallimento dell’autogestione delle criptovalute

Tra i vantaggi spesso citati nel parlare di criptovalute spicca su tutti quello di poter fare affidamento a un sistema finanziario che non deve sottostare alle istituzioni tradizionali, una dimensione che fa spesso affidamento su di una struttura orizzontale e decentralizzata. In tal senso, il 2022 ci ha dimostrato che questo presupposto sia profondamente traballante: non solo il Mercato blockchain risulta intrecciato in maniera indissolubile con le principali Borse, ma la supposta decentralizzazione dell’architettura è stata svilita dalla nuclearizzazione del potere nelle mani di una manciata di gatekeeper ufficiosi. L’assenza di infrastrutture normative e amministrative formali ha infatti lasciato ampio margine a un’autogestione che si è dimostrata estremamente propensa alle violazioni e agli abusi.

Tra i soggetti che si sono dimostrati ingloriosamente più visibili spiccano certamente il cofondatore di Terraform Labs, Do Kwon, quello di Three Arrows Capital, Su Zhu, e il cofondatore di FTX, Sam Bankman-Fried. Approfittando di un forte carisma mediatico, i tre hanno ammaliato gli investitori con promesse di crescita che han fatto sin da subito sollevare qualche sopracciglio, ma che al contempo non hanno mancato di fomentare gli slanci entusiastici della discussione pubblica. In poco tempo, le loro aziende sono diventate essenziali nel determinare la salute dell’ecosistema crypto, una codipendenza che come vedremo ha scatenato non pochi problemi. Stando a un report di Chainalysis la situazione non si è dimostrata maggiormente sana nei contesti lontani ai riflettori, con le decentralized autonomous organization (DAO) che concentrano il potere decisionale su coloro che detengono più token, con il risultato concreto che l’1% degli utenti detiene il 90% del potere di voto.

Dalla Luna al Crypto Winter

Il 23 febbraio le aziende di exchange flettevano i muscoli comprandosi spazi pubblicitari per esibirsi durante l’ambitissimo Super Bowl statunitense, il 3 maggio la Federal Reserve alzava i tassi d’interesse dello 0,5% facendo crollare in un colpo solo il NASDAQ del 12,5%. Bitcoin, Ethereum e omologhi hanno incassato il colpo su una scala ulteriormente maggiore, perdendo per strada una parte considerevole del loro valore. Appena sei giorni dopo, la stablecoin di Terraform Labs, TerraUSD, e i suoi token associati, Luna, sono crollati raggiungendo un valore che rasenta lo zero. Nel giro di una settimana sono scomparsi 45 miliardi di dollari di capitalizzazione di Mercato.

Il tracollo si è esteso con un fare virulento che ha toccato tutti gli investitori in Terra, quindi si è instaurato un clima di tensione e cautela che ha rallentato di molto il flusso di denaro che manteneva in vita alcuni insostenibili piani di crescita promossi da start-up ansiose di diventare grandi. Coinbase, Three Arrows Capital, Voyager Digital, Celsius Network, FTX, BlockFi sono caduti uno a uno e la loro disfatta ha gettato luce su alcuni dei loro torbidi retroscena, evidenziando come le ambizioni di alcuni dirigenti facessero affidamento su strategie audaci quanto pericolose, se non del tutto illegali. Il Bitcoin, il token di più alto profilo, ha reagito nell’arco di 12 mesi di scossoni precipitando del 60%, altri hanno subito ferite ancora più profonde. Investitori e Governi danno ora la caccia a coloro che sono riconosciuti come i potenziali responsabili del tracollo: Do Kwon è ora ricercato dalla polizia sudcoreana, Su Zhu si ipotizza sia fuggito in Arabia Saudita per evitare l’estradizione e Sam Bankman-Fried è in attesa di giudizioper frode telematica e riciclaggio negli Stati Uniti.

Il ridimensionamento degli NFT

Nel 2021, gli NFT si erano presentati come il futuro dell’arte digitale. Il Mercato dell’arte li vedeva come una strategia d’investimento, le aziende come una forma di collezionismo facilmente monetizzabile e i creativi come un’assicurazione in grado di garantire la tutela dei diritti d’autore. La disillusione sul successo dei cripto-investimenti che si è instaurata a metà del 2022 non ha però esentato anche il settore dei non-fungible token. Annichiliti i sogni speculativi, il volume delle transazioni in salsa NFT ècrollato del 97%rispetto ai picchi raggiunti l’anno precedente, fenomeno che a sua volta ha imposto delle controverse soluzioni estreme.

Le norme, tendenzialmente autoimposte, delle varie piattaforme di scambio dedicate alla criptoarte si sono sempre dimostrate inadeguate a tutelare gli autori, se non altro perché sono frequenti i casi in cui soggetti anonimi commercializzano senza grandi ostacoli delle immagini reperite da internet senza il consenso di coloro che invece ne deterrebbero il copyright. Le tutele ipoteticamente fornite agli artisti si sono però andate a dissipare progressivamente. Portali quali Magic Eden, Sudoswap, Looks Rate, X2Y2, Magic Eden, Looks Rare si sono trovati nella disperata situazione di dover rendere opzionali le royalties perché, come ha dichiaratoil CEO di OpenSea, David Finzer, “negli ultimi mesi non abbiamo avuto la sensazione che ce la faremo tutti quanti”. I più cinici ritengono che l’annullamento dei diritti d’autore sia stato imbastito per incentivare il fenomeno del wash trading, ovvero per consentire la manipolazione dei prezzi di Mercato al fine di aumentare il volume delle transazioni.

L’esperimento di El Salvador

Nel tentativo di placare molteplici insidie finanziarie, le nazioni di tutto il mondo stanno soppesando soluzioni legislative che possano bandire o integrare il Mercato del blockchain. Tra i Paesi che si sono prestati ad approcci sperimentali d’avanguardia, El Salvador risulta sicuramente l’esemplare più radicale, nonché un case study di profondo interesse. Il 7 settembre 2021, il Governo locale ha adottato il Bitcoin come valuta legale, un primato assoluto. L’obiettivo del Presidente Nayib Bukele si muoveva a cavallo tra la scommessa speculativa e il desiderio di diventare un polo di produzione e sviluppoin dimensione crypto, ma a distanza di più di un anno, la situazione sembra aver raggiunto delle dinamiche emergenziali.

I Salvadoregni sembrano perlopiù disinteressati ai portafogli digitali regalati loro dalle istituzioni, mentre l’investimento vero e proprio si è sviluppato in un’ottica che si è dimostrata profondamente deleteria. Non solo Bukele ha acquistato Bitcoin a un valore più alto di quello corrente, ma il suo tentativo di rivoluzionare l’economia nazionale è incorso nelle profonde antipatie del Fondo monetario internazionale, il quale gli ha espressamente chiesto di cambiare rotta a causa dei “grandi rischi per l’integrità finanziaria e del mercato, la stabilità finanziaria e la protezione dei consumatori”. In tutta risposta, l’Amministrazione di El Salvador ha rinnovato la campagna d’acquisto delle criptovalute, adottando un approccio all-in che minaccia di trascinare la nazione nella bancarotta.

Non solo dolore, per le crypto del 2022

Il 2022 è stato per le criptovalute un annus horribilis, ma sotto le macerie lasciate dall’annata è comunque possibile incappare in qualche scintilla di positività. Sul fronte degli NFT, per esempio, realtà quali OpenSea hanno iniziato a reagire allo sdegno degli autori introducendo un sistema di interoperabilità delle licenze. Fino a poco tempo fa, gli autori perdevano ogni possibilità di ricavare una percentuale sulle vendite del Mercato secondario nel momento stesso in cui le opere abbandonavano la piattaforma d’origine, tuttavia questa carenza sembra finalmente in via di attenuazione grazie a una rivisitazione dell’infrastruttura. Un altro elemento degno di encomio è dunque la transizione della rete Ethereum dal meccanismo di consenso proof-of-work (PoW) a quelloproof-of-stake (PoS), un’evoluzione attesa da anni che secondo alcune stime potrebbe ridurre le emissioni della criptovaluta del 99%.

Ultimo, ma non ultimo, il mondo crypto ha dimostrato la fondatezza di alcune delle sue dottrine filosofiche più essenziali. In un’era in cui la guerra è tornata a lambire l’Europa, le monete digitali si sono dimostrate infatti essenziali a sostenere con finanziamenti e risorse un’Ucraina sconvolta dall’invasione Russa. Un discorso affine lo si può dunque estendere a tutte le nazioni che, come il Venezuela, sono caratterizzate da un’economia inaffidabile. Svincolandosi dalla dimensione governativa, il Mercato blockchain è riuscito a eludere tutta una serie di criticità altrimenti complesse da sormontare, soddisfacendo uno dei requisiti più virtuosi tra quelli propagandati dai sostenitori del Mercato alternativo.