Il settore automobilistico rischia di vivere una crisi senza precedenti. E la colpa è della Cina

Andrea Fabbri

11 Giugno 2026 - 11:51

La Cina sta mettendo in crisi la produzione automobilistica e non soltanto per i prezzi fuori mercato. Ecco il vero pericolo per le aziende mondiali

Il settore automobilistico rischia di vivere una crisi senza precedenti. E la colpa è della Cina

Pochi anni fa, in pieno periodo pandemico, uno dei problemi commerciali principali fu la carenza di chip e microconduttori. Una difficoltà negli approvvigionamenti che ebbe due effetti, diversi ma collegati: i ritardi nella produzione dei device elettronici e una crescita dei prezzi delle auto che continua ancora oggi, a oltre 5 anni di distanza.

La brutta notizia è che alle porte c’è una crisi che potrebbe rivelarsi ancora più grave sul lungo periodo: la carenza di magneti per le auto causata del controllo quasi totale della Cina sulle terre rare necessarie per produrli.

Un quasi monopolio che ha spinto alcuni dei più grandi nomi dell’automotive mondiale e chiedere l’intervento delle autorità internazionali.

I produttori automobilistici lanciano l’allarme

Lo scorso 9 maggio 2026 l’Alliance for Automotive Innovation, la più importante associazione di categoria al mondo che ha tra i suoi membri nomi come General Motors, Toyota, Volkswagen, Stellantis, Ford, Mercedes e BMW, ha inviato al governo statunitense una lettera di allarme in cui viene specificato che la mancanza di magneti potrebbe portare alla chiusura definitiva di intere linee di produzione in ogni angolo del mondo.

I magneti vengono usati per l’allestimento del sistema ABS, per i cambi automatici, per le luci, le telecamere, i sensori e il servosterzo. Una loro carenza prolungata nel tempo rischia di essere il colpo finale a un settore automobilistico messo già in crisi delle politiche commerciali estremamente aggressive dei brand cinesi.

La Cina ha quasi il monopolio delle terre rare

La Cina è protagonista anche in questo caso, ma stavolta non per la sua produzione, per le innovazioni nell’elettrico o per le sue strategie di prezzo.

Il Paese del Dragone è attore fondamentale perché controlla più del 90% della capacità di lavorazione globale di magneti realizzati con elementi delle terre rare, minerali indispensabili per le auto di nuova concezione.

In più lo scorso aprile ha imposto nuove restrizioni alle esportazioni, obbligando le aziende a passare da un lungo e complesso iter burocratico per ottenere le licenze. L’effetto è stato un dimezzamento delle esportazioni di magneti nel corso del mese e un conseguente rallentamento nella catena di approvvigionamento globale.

Una crisi difficile da risolvere

Sia l’Alliance for Automotive Innovation che la Motor & Equipment Manufacturers Association sono concordi nel ritenere che senza un accesso stabile e affidabile a questi elementi e ai magneti, i fornitori non saranno in grado di realizzare componenti fondamentali per le auto.

La soluzione, però, è tutt’altro che semplice. Sebbene alcune autorizzazioni siano già state concesse ai fornitori di Volkswagen, ad esempio, la situazione resta instabile e di complessa lettura.

Anche perché non ci sono alternative credibili alla Cina. Le poche presenti nel mondo come le miniere negli Stati Uniti riuscirebbero a tamponare la situazione soltanto per qualche mese.

Servono soluzioni immediate e accordi commerciali di livello globale. In un mercato già scosso dalla pandemia e dai conflitti geopolitici, la dipendenza da un singolo Paese per la produzione di auto potrebbe portare a una crisi mai vista nella storia.