Questa storia è antica, ma forse è diventata così antica che alcuni lettori potrebbero non conoscerla.
È raccontata in un discorso del 1969 di Paul Samuelson (Samuelson, Paul A. 1969. “Presidential Address: The Way of the Economist.” In P. A. Samuelson (a cura di), International Economic Relations, pp. 1-11).
Ecco Samuelson che racconta la storia:
[I]l nostro campo dà il meglio di sé quando parla di commercio internazionale. Ne ebbi la conferma anni fa, quando facevo parte della Society of Fellows di Harvard insieme al matematico Stanislaw Ulam. Ulam, destinato a diventare uno degli ideatori del metodo Monte Carlo e co-scopritore della bomba all’idrogeno, era già in giovane età un topologo di fama mondiale. Ed era un conversatore delizioso, che vagava pigramente su tutti i domini del sapere. Era solito prendermi in giro dicendo: «Nomina una sola proposizione in tutte le scienze sociali che sia sia vera che non banale». Questa era una prova che fallivo sempre. Ma ora, circa trent’anni dopo, “sulle scale” per così dire, mi viene in mente una risposta adeguata: la teoria ricardiana del vantaggio comparato; la dimostrazione che il commercio è reciprocamente vantaggioso anche quando un paese è assolutamente più – o meno – produttivo in termini di ogni bene. Che essa sia logicamente vera non occorre dimostrarlo a un matematico; che non sia banale è attestato dalle migliaia di uomini importanti e intelligenti che non sono mai riusciti a comprendere questa dottrina da soli o a credervi dopo che è stata spiegata loro.
Mi piace la risposta di Samuelson, ma essa solleva anche ulteriori domande. Se il criterio di “non banalità” può essere soddisfatto da qualsiasi teoria economica in cui migliaia di persone intelligenti e importanti non riescono a comprenderla o crederci, allora mi sembra che molte teorie economiche siano vere e (apparentemente) non banali, inclusa la diffusa convinzione (apparente) che i governi possano fissare prezzi o imporre dazi senza sperimentare compromessi, e molte altre ancora. I titoli dei giornali forniscono esempi di persone (apparentemente) intelligenti e importanti che sembrano incapaci di comprendere o credere alle intuizioni economiche praticamente ogni giorno.
Questo articolo è ripreso e tradotto da Conversable Economist.