Il ritorno del Giappone, lo stallo della Cina: le due economie a confronto

Federico Giuliani

7 Aprile 2024 - 06:47

Come stanno le economie di Cina e Giappone? Le narrazioni economiche dei due Paesi alla prova della realtà

Il ritorno del Giappone, lo stallo della Cina: le due economie a confronto

Le attuali situazioni economiche di Cina e Giappone, o almeno le narrazioni che forniscono i media, presentano differenze notevoli.

A Tokyo i salari stanno prendendo slancio, l’ indice azionario Nikkei 225 ha recentemente superato il picco raggiunto alla fine degli anni Ottanta mentre la banca centrale, dopo 17 anni, ha abbandonato l’era dei tassi negativi. Gli investimenti aziendali superiori alle previsioni hanno inoltre consentito al Paese di evitare la recessione tecnica nell’ultimo trimestre del 2023, malgrado la debolezza dei consumi. Nella seconda lettura del Pil, il dato ha fatto registrare una crescita marginale dello 0,1% tra ottobre e dicembre, rispetto al meno 0,1% previsto - che aveva seguito una flessione dello 0,8% nel terzo trimestre; mentre su base tendenziale l’espansione è dello 0,4% dal -0,4% inizialmente stimato a metà febbraio.

Certo, sul Monte Fuji il cielo non è sereno e le nuvole all’orizzonte potrebbero promettere tempesta (tra l’inflazione in crescita, al 2,8%, e i problemi politici del premier Fumio Kishida). Ma una sorta di tempesta, intanto, si sta abbattendo sulla Cina. Dove il settore immobiliare continua a creare problemi, gli investimenti stranieri sono in calo e la bilancia demografica, in vista del futuro, non sembra promettere niente di buono.

Possiamo dunque affermare, come ha fatto il quotidiano nipponico Japan Times, che “Il Giappone è tornato, la Cina è finita”? È ancora presto per dirlo. Anche se alcuni segnali non dovrebbero essere trascurati.

Le narrazioni economiche su Giappone e Cina

Pochi anni fa la Cina era sulla strada verso il dominio economico globale mentre Tokyo languiva, tra stimoli infiniti che producevano pochi benefici tangibili e la spada di Damocle di una popolazione in diminuzione. Adesso la corsa di Pechino ha subito un drastico rallentamento mentre il governo giapponese, seppur in mezzo a mille nodi spinosi, sembrerebbe essere uscito dalle sabbie mobili.

Scendendo nei dettagli possiamo dire che i problemi dell’economia cinese si stavano accumulando da tempo, anche prima che gli sforzi per controllare la pandemia di Covid-19 producessero un calo del prodotto interno lordo (inizio 2020). La narrazione diffusa sui media sostiene che sia probabile che quest’anno la crescita cinese sia ancora superiore al 4%, sottolineano la crescita delle esportazioni e come il Paese sia diventato una «potenza della tecnologia pulita».

Eppure i problemi del Dragone ci sono e non mancano. Al contrario, “la storia giapponese dei «decenni perduti» è solo un esempio, solo un’osservazione, e quindi priva di significato statistico, ma è stata abbastanza contagiosa in tutto il mondo da riaccendere le narrazioni della Grande Depressione e ha lanciato seri timori sulla stagnazione secolare”, ha fatto notare il premio Nobel Robert Shiller nel suo libro «Narrative Economics: How Stories Go Viral and Drive Major Economic Events».

Come ha invece fatto presente la stampa nipponica, così come la mania per il Giappone potrebbe attenuarsi da un momento all’altro, anche la Cina potrebbe semplicemente non trovarsi sull’orlo del baratro ma essere semplicemente alle prese con l’emergere di cicli economici che colpiscono ogni grande economia. Districarsi all’interno delle narrazioni economiche fornite dai media è dunque complicato e difficile.

I problemi di Pechino e Tokyo

C’è l’economia. Poi però troviamo anche le spine geopolitiche che la influenzano più o meno direttamente. Per quanto riguarda Cina e Giappone, i due Paesi si trovano a fronteggiare contesti agli antipodi.

Da un lato c’è Pechino, costretta a mantenersi in equilibrio tra la rivalità con gli Stati Uniti e la necessità di fare affari con Washington (e con l’Occidente intero). Dall’altro troviamo Tokyo, una delle nuove calamite degli investitori mondiali, pronta a ritagliarsi un ruolo all’interno del mercato dei semiconduttori e da sempre patria dell’innovazione tecnologica.

Il governo giapponese – come quello cinese - deve a sua volta mantenere un complesso equilibrio: se per le autorità nipponiche è fondamentale commerciare con il Dragone, lo è altrettanto affidarsi all’ombrello militare statunitense. La sensazione è che, al momento, la «narrazione economica» sorrida maggiormente al Giappone che non alla Cina. Resterà però da capire cosa accadrà nella realtà. Quanto la teoria dovrà fare i conti con la pratica.

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