Mentre negli Stati Uniti, il celebre giornalista dei “Twitter Files”, Matt Taibbi, ha svelato sul suo sito web Racket News il piano ombra messo a punto dai democratici per impedire a Donald Trump di essere il prossimo presidente o, come minimo, paralizzare la sua presidenza, con la scusa di “proteggere la democrazia”, anche in Europa si prendono di mira i leader più scomodi (e democraticamente eletti), come il premier magiaro Viktor Orbán.
Come ha scritto Alvino-Mario Fantini, redattore capo di the European Conservative, Orbán è molto diverso da come viene descritto solitamente dai media mainstream. “È sempre più difficile trovare leader politici che mostrino un umile riconoscimento delle molteplici complessità del mondo. L’arroganza sembra molto più comune, soprattutto tra i leader occidentali di oggi, che sembrano rifuggire un’attenta riflessione strategica a lungo termine. Il primo ministro ungherese Viktor Orbán sembra essere una rara eccezione” ha osservato Fantini a seguito di un dialogo di due ore con il premier ungherese.
Un approccio realista, quello di Orbán, anche nei confronti della guerra in Ucraina, che non è affatto gradito alle élite europee. L’Occidente non sa veramente dove vuole andare oggi riguardo alla guerra in Ucraina, e si lascia inesorabilmente trascinare in qualcosa che potrebbe rivelarsi molto più pericoloso di quanto ci si aspettava. “Se non stabilisci i limiti in un conflitto”, ha detto Orbán, “ne sarai trascinato dentro”. Ora lo scontro tra la burocrazia europea e Budapest sembra essere giunto a un punto di non ritorno con i Ventisette Paesi chiamati giovedì 1° febbraio a trovare un accordo a Bruxelles sulla revisione del bilancio comunitario 2021-2027. Al centro dello scontro, ci sono gli aiuti per l’Ucraina per un totale di 50 miliardi di euro, a cui Budapest si oppone.
Il piano shock pubblicato dal Financial Times
L’opposizione dell’Ungheria agli aiuti a Kiev ha spinto l’establishment europeo a preparare a un vero e proprio piano “shock” contro l’Ungheria di Orbán, svelato dal Financial Times. “L’Ue - riporta il quotidiano - saboterà l’economia ungherese se Budapest bloccherà gli aiuti all’Ucraina durante il vertice di questa settimana, secondo un piano confidenziale elaborato da Bruxelles che segna una significativa escalation nella battaglia tra l’Ue e il suo Stato membro più filorusso”. In un documento redatto da funzionari dell’Ue e visionato dal Financial Times, Bruxelles ha delineato “una strategia volta a colpire esplicitamente le debolezze economiche dell’Ungheria", a “mettere a rischio la sua valuta” e a “far crollare la fiducia degli investitori” nel tentativo di danneggiare “l’occupazione e la crescita” se Budapest si rifiuterà di revocare il suo veto agli aiuti a Kiev. Un vero e proprio ricatto ai danni di un Paese sovrano, che ha legittimamente un’idea diversa rispetto alla strategia - sin qui fallimentare - dell’Europa (e della Nato) in Ucraina. “Questa è l’Europa che dice a Viktor Orbán basta, è ora di mettersi in riga. Voi potete avere una pistola, ma noi abbiamo il bazooka”, ha commentato Mujtaba Rahman, direttore per l’Europa di Eurasia Group.
Il premier magiaro ha contestato su X il piano shock dell’Ue spiegando di aver “avanzato una proposta di compromesso. In cambio siamo stati ricattati da Bruxelles”. Commentando la notizia in un’intervista rilasciata a Le Point, Orbán ha spiegato che si tratta di “una sorta di manuale del ricattatore. In breve, dicono che se ci comportiamo come un paese sovrano, l’Ungheria si troverà immediatamente di fronte a un vasto blocco finanziario e che collegheranno la questione ucraina allo Stato di diritto”. A quel punto, “l’Ungheria subirebbe l’Armageddon. È quanto scritto nel documento pubblicato dal Financial Times. Non ho dubbi sull’autenticità di questo documento. Conoscendo Bruxelles, ne sono capaci”. La posizione ungherese, sottolinea il premier magiaro, è molto chiara: “Crediamo che non ci sia una soluzione militare alla guerra in Ucraina. Purtroppo gli altri 26 Stati membri dell’Unione Europea credono ancora il contrario. La loro proposta va nella direzione di una soluzione militare che non sottoscrivo. Non piace neanche agli ungheresi. Crediamo che l’unica soluzione sia diplomatica. Implica il cessate il fuoco e i negoziati di pace”. Vista la situazione sul campo di battaglia, la posizione di Viktor Orbán appare come quella più ragionevole: eppure i “falchi” dell’Ue spingono per una guerra senza fine contro Mosca. Anche a costo di danneggiare i propri interessi.
Le tensioni sulla minoranza ungherese in Ucraina
Lo scetticismo di Budapest nello sbloccare i miliardi per Kiev è dettato anche da alcune questioni che dividono i due Paesi. Su tutte, la tutela della minoranza ungherese che popola l’Oblast’ di Zakarpatye, nell’Ucraina occidentale. L’ex parlamentare di etnia ungherese László Brenzovics disse alcuni anni fa che "esiste una sorta di politica mirata, che oltre a restringere i diritti di tutte le minoranze, cerca di presentare la minoranza ungherese come un nemico nell’opinione pubblica ucraina”. Le relazioni tra Budapest e Kiev, infatti, si sono deteriorate dopo Euromaidan, quando il governo nazionalista di Poroshenko varò una legge sull’istruzione, nel 2017, che obbligava gli istituti scolastici ungheresi presenti in Ucraina all’insegnamento della lingua ucraina come lingua principale. Una legge fortemente contestata dalla minoranza ungherese, che nell’Oblast’ di Zakarpatye è rappresentata anche da un partito, la Federazione Democratica Ungherese in Ucraina.
Una ferita aperta tra i due Paesi tant’è che, come dichiarato segretario di Stato del ministero degli Esteri ungherese Tamas Menczer nelle scorse ore, Il primo ministro ungherese Viktor Orbán incontrerà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo il ripristino dei diritti della minoranza ungherese nella regione ucraina di Zakarpatye. “Il primo ministro ungherese e il presidente ucraino si incontreranno quando le relazioni entreranno in una nuova fase”, ha dichiarato il diplomatico. Secondo Menczer, la data di tale incontro non è ancora stata fissata. “Se venisse fissata una data, significherebbe che i diritti della comunità ungherese a Zakarpatye sono stati ripristinati”. Il 29 gennaio, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha dichiarato che la questione non è ancora risolta. Dopo aver incontrato l’alto diplomatico ucraino Dmitry Kuleba e il capo dell’Ufficio presidenziale ucraino Andrey Yermak a Uzhgorod (città della regione ucraina di Zakarpatye), ha sottolineato che i due Paesi hanno ancora molta strada da fare per ripristinare la fiducia reciproca. Uno dei tanti risvolti oscuri del governo ucraino degli ultimi anni.