Investire sul reddito fisso ha dei pro e dei contro. I primi attengono alla minore volatilità, il rimborso del capitale a scadenza salvo default emittente, e sapere a priori qual è il rendimento. Tra i contro, invece, c’è il rischio di inflazione e il rischio di tasso d’interesse, oltre al possibile minor rendimento rispetto ad altri asset come le azioni.
Questa seconda metà del mese, tuttavia, l’asset sta regalando scenari in parte inattesi ai risparmiatori. Vediamo quali e perché il regalo di luglio sul reddito fisso arriva dal mercato con i ricchi rendimenti a scadenza.
Quando investire sul reddito fisso
Il ‘dilemma’ ruota intorno al timing giusto, cioè più favorevole per entrare sul comparto. Una volta effettuata la scelta, i ritorni restano quelli fino a scadenza. Le correzioni in corso d’opera sono spesso ammesse dal prodotto e/o emittente di turno, ma tutto dipende da caso a caso. Non solo, ma un altro contro da tenere a mente è che in genere non sono indolori.
Ad ogni modo il market timing è di difficile individuazione persino per gli addetti ai lavori dato che si tratta di leggere il futuro, ignoto a tutti. A grandi linee suggeriscono di ottimizzare l’ingresso quando inflazione e/o i tassi di mercato e/o gli spread sono ai loro massimi di periodo. Da quel punto in poi o si stabilizzano oppure, prima o poi, sono destinati a scendere nel futuro. Giovedì 23 luglio era in calendario una nuova decisione della BCE sui tassi di interesse che li ha lasciati invariati al 2,25%.
Aldilà della decisione, intanto è da giorni che il mercato sta scontando possibili, futuri rialzi. La circostanza si traduce in un amento dei rendimenti a scadenza a parità di orizzonte temporale, tasse e spese, ed emittente. Non a parità di rischio di mercato, però, dato che ogni variazione di yield sottintende variazioni di pericoli, attesi, temuti o concreti che siano.
I rendimenti attuali dei titoli di Stato
Prima della chiusura di giovedì gli yield sulle principali scadenze dei titoli di Stato del Tesoro erano (fonte: Investing):
- 3 mesi: 2,378%;
- 6 mesi: 2,528%;
- 12 mesi: 2,792%;
- 3 anni: 3,191%;
- 5 anni: 3,462%;
- 7 anni: 3,680%;
- 10 anni: 4,041%;
- 15 anni: 4,417%;
- 30 anni: 4,774%.
5 mesi fa essi erano solo un lontano ricordo del recente passato. A febbraio ‘26 lo yield del decennale si è mosso nel range tra un minimo del 3,45% e un massimo di circa il 3,55%. Tradotto, due capitali identici sullo stesso prodotto e debitore, ma in due timing e due rischi di mercato distinti, producono diversi montanti a scadenza. Nel caso del decennale, quindi, uno scarto di circa il 5% lordo complessivo.
Investire sul breve e medio termine
La risalita dei rendimenti ha reso interessante profittevole investire già sul tratto breve e medio della yield curve. Una soluzione ideale per evitare di esporsi ai tipici rischi di mercato del lungo termine, a partire da quelli di oscillazione dei corsi sul MOT.
Facciamo alcuni esempi. Il BTP Tf 2,8% Dc28, codice ISIN IT0005340929, al momento prezza 99,43 per un effettivo a scadenza del 3,05%. In pratica siamo già in area 3% lordo su un orizzonte di 2,36 anni residui mentre a febbraio serviva una durata almeno doppia per approssimarsi al 3% scarso.
Sul timeframe a 4 anni, il BTP Fx 2,95% Jul30 (matricola IT0005637399) rende il 3,3% complici le quotazioni sotto la pari a 98,74. A febbraio quotava sopra 101, cioè circa 3 centesimi in più rispetto ai corsi attuali.
Si sale al 3,5% lordo a scadenza, invece, sul BTP Tf 0,95% Gn32, ISIN IT0005466013 in scadenza tra un 6 anni scarsi (01/06/’32). Ai corsi attuali a 85,65 l’effettivo a scadenza è in area 3,5%, cioè rende tanto quanto rendeva il 10Y a inizio anno.
Il regalo di luglio sul reddito fisso arriva dal mercato con i ricchi rendimenti a scadenza
Le conclusioni non cambiano più di tanto spostando in avanti la data ultima di rimborso del capitale. Il BTP Fx 5% 1St40 (matricola IT0004532559) prezza sui 108 per uno yield a scadenza del 4,3% (dati Borsa Italiana). Qui però sale anche la volatilità annuale (7,9) e la duration modificata (9,86), per cui i pericoli sono più marcati rispetto ai bond precedenti. I valori min-max annui sono stati 106,71 e 115,6 mentre sul 5 anni si va dal low a 97 all’high 165. Eccolo il rischio mercato, in tutta la sua potenza di fuoco che lo rende un bond più adatto a investitori decisamente propensi al rischio.
In chiusura va fatta una doverosa precisazione. Niente e nessuno vieta che domani o dopodomani gli yield non possano continuare a salire, di tanto o di poco lo deciderà sempre il mercato. Laddove così dovesse essere, i ritorni a venire si riveleranno più interessanti degli attuali. Viceversa, laddove dovessero scendere allora il timing avrebbe garantito un buon ritorno a scadenza. Non solo, ma nel caso dovessero crollare e il titolo sottoscritto fosse di medio termine, per esempio, ci si assicurerebbe un ritorno reale positivo.