Il più grande rischio per la finanza globale è uno: parola di Buffett e Musk

Violetta Silvestri

20/05/2023

C’è un rischio più allarmante di tutti gli altri, in grado si sconvolgere l’economia e la finanza nel mondo: l’allerta è di leader negli affari come Warren Buffett ed Elon Musk.

Il più grande rischio per la finanza globale è uno: parola di Buffett e Musk

Se c’è un pericolo per la stabilità finanziaria e politica, questo è il deteriorarsi delle relazioni Usa-Cina soprattutto per la questione di Taiwan. A dirlo sono due leader degli investimenti e degli affari: Warren Buffett ed Elon Musk.

Il deterioramento delle relazioni tra le due potenze e le crescenti tensioni su Taiwan stanno spingendo sempre di più illustri leader del mondo degli affari a lanciare un “allarme invasione”, che impatterebbe su tutto: finanza, economia, relazioni geopolitiche e sulla stessa campagna elettorale statunitense per le elezioni presidenziali del 2024.

La Cina è da anni in cima all’agenda degli Stati Uniti, mentre il presidente Xi Jinping spinge per espandere il potere della sua nazione. La politica della Cina nei confronti di Taiwan, leader mondiale nell’industria dei semiconduttori, potrebbe finire per rendere il dragone un tema politico prioritario e ossessivo per il voto dell’anno prossimo.

Non solo, la questione di una potenziale guerra per Taiwan sta già condizionando le scelte di investimento, come dimostrano le ultime mosse e dichiarazioni di Buffett e Musk.

Perché Buffett e Musk sono allarmati dalla sfida Usa-Cina

Non c’è dubbio che Xi Jinping abbia fatto della “riunificazione” di Taiwan un punto focale della sua agenda e che Pechino abbia intensificato le ostilità contro l’isola, puntando i riflettori sulla sua importanza per l’economia globale ed evocando i timori di un grande conflitto internazionale che potrebbe eclissare la devastante guerra della Russia in Ucraina.

Della stessa evidenza è la determinazione degli Usa a difendere l’integrità e la sovrana indipendenza dell’isola, in una strategia anti-Pechino che ormai si fa ogni giorno più forte.

Questo contesto conflittuale sta avendo ripercussioni sul mondo degli affari.

“La politica ufficiale della Cina è che Taiwan dovrebbe essere integrata. Quindi penso che c’è una certa inevitabilità nella situazione”, ha affermato Elon Musk, aggiungendo che questa escalation sarebbe un male per “qualsiasi azienda al mondo”.

Tesla proprio il mese scorso ha annunciato l’intenzione di aprire una nuova fabbrica a Shanghai che costruirà batterie “Megapack”. Un conflitto tra Usa e Cina sarebbe dannoso e imbarazzante per i piani di sviluppo dell’azienda.

Le osservazioni di Musk sono arrivate un giorno dopo che Warren Buffett ha rivelato in una dichiarazione di aver completamente abbandonato la sua partecipazione recentemente acquisita in Taiwan Semiconductor Manufacturing Co, che valeva più di $4 miliardi. Il più grande produttore di chip al mondo, con sede a Hsinchu, Taiwan, produce la maggior parte dei semiconduttori avanzati utilizzati dalle migliori aziende tecnologiche come Apple, Amazon, Google, Qualcomm.

L’anziano miliardario ha affermato che il conflitto geopolitico su Taiwan è stato “certamente una considerazione” nella sua decisione di scaricare le azioni negli ultimi due trimestri fiscali. E ha aggiunto che mentre la società era “meravigliosa”, aveva “rivalutato” la sua posizione “alla luce di certe cose che stavano accadendo”.

Nel frattempo, Ray Dalio, fondatore del titano di hedge fund Bridgewater Associates, alla fine di aprile ha avvertito che gli Stati Uniti e la Cina erano sull’orlo della guerra, anche se ha specificato che ciò potrebbe significare una guerra di sanzioni piuttosto che potenza militare.

Dewardric McNeal, senior policy analyst di Longview Global, ha sottolineato che l’allarme sulla conflittualità Cina-Usa è stato lanciato da anni, mettendo in guardia il mondo degli affari mettere in “contro l’eccessiva dipendenza dalla Cina come fonte per la vendita di prodotti [e] la produzione di prodotti”.

Ha anche notato che comunque Buffett detiene ancora azioni di BYD, un produttore di auto elettriche con sede a Shenzhen, in Cina, anche se ha venduto più della metà della partecipazione lo scorso anno. “Francamente, è vantaggioso per la Cina spaventare gli investitori e allontanarli da Taiwan e danneggiare o contaminare quell’economia, perché questo è uno degli scenari [in cui] potrebbero portare Taiwan all’obbedienza senza un intervento armato”, ha detto McNeal.

Il nodo semiconduttori spaventa l’economia globale

Nella questione Cina-Usa e nei timori di un conflitto c’è anche la delicata ma cruciale questione del ruolo giocato da Taiwan per il settore semiconduttori. Ecco perché la sfida delle due superpotenze può destabilizzare economia e finanza globali.

“Quasi nessuno si rende conto che l’economia cinese e il resto dell’economia globale sono come gemelle siamesi. Sarebbe come cercare di separare i gemelli siamesi”, ha detto Musk alla CNBC. “Questa è la gravità della situazione. E in realtà è peggio per molte altre aziende che per Tesla. Voglio dire, non sono sicuro di dove prenderai un iPhone, per esempio”.

Alcuni amministratori delegati delle più grandi banche americane hanno affermato che avrebbero ritirato i loro affari dalla Cina se gli fosse stato chiesto di farlo in seguito a un’invasione di Taiwan. Ma la valutazione di Musk dell’economia globale intricata non è un’esagerazione e gran parte dell’attenzione è caduta su TSMC.

“Se Taiwan venisse eliminata, sarebbe come recidere il nostro cervello, perché l’economia mondiale non funzionerà senza [TSMC] e i chip che escono oggi da Taiwan”, ha detto John Rutledge, chief investment strategist di Safanad.

David Sacks, un ricercatore presso il Council on Foreign Relations, ha dichiarato che Apple si trova in una “posizione molto difficile” perché i chip più avanzati di cui ha bisogno sono realizzati in un unico edificio nel campus di TSMC a Taiwan.

Il vantaggio tecnologico dell’azienda nella produzione di semiconduttori, che sono utilizzati in tutti i tipi di prodotti, dalle automobili alle lavatrici, l’ha portata a diventare un potenziale “single point of failure” [fattore di fallimento] per molte aziende, ha affermato McNeal.

Tuttavia, proprio la dipendenza globale da TSMC, che vale anche per la Cina, che secondo quanto riferito dipende dalla società per fornire circa il 70% dei chip necessari per alimentare la sua industria elettronica, potrebbe agire come una sorta di baluardo contro un’invasione.

Un documento dello Stimson Center ha evidenziato: “Senza dubbio, la prima bomba o razzo cinese che dovesse cadere sull’isola farebbe sembrare l’impatto sulla catena di approvvigionamento della pandemia di COVID come un un semplice singhiozzo in confronto”.

In sintesi, un pericolo dalla tensione Usa-Cina sulla questione Taiwan esiste. Lo hanno detto Buffett e Musk, allertando su come può precipitare tutto.