Nel contesto attuale dei mercati finanziari italiani, molti risparmiatori si trovano di fronte alla scelta tra strumenti considerati più sicuri come i BTP e soluzioni più articolate come il BancoPosta Rinascimento PIR. Entrambi rappresentano opzioni accessibili al pubblico retail, ma differiscono profondamente per struttura, profilo di rischio, potenziale di rendimento e soprattutto per il trattamento fiscale.
Comprendere queste differenze in modo dettagliato è essenziale per chi deve decidere come allocare il proprio capitale in un orizzonte di medio-lungo termine.I BTP sono titoli di debito emessi dallo Stato italiano con scadenze variabili, tra cui quella decennale che oggi rappresenta il benchmark di riferimento. Al momento il rendimento del BTP decennale si attesta intorno al 3,63-3,68 per cento.
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Una fiscalità diversa
Questo significa che un investitore che acquista un BTP a 10 anni riceve cedole semestrali fisse e, alla scadenza, il rimborso del capitale nominale. La tassazione applicata è del 12,5 per cento sia sulle cedole sia su eventuali plusvalenze realizzate in caso di vendita prima della scadenza. Questo regime agevolato rispetto all’aliquota ordinaria del 26 per cento rende i BTP storicamente appetibili per chi cerca stabilità e un flusso di reddito prevedibile, senza però rinunciare del tutto al prelievo fiscale.
Dall’altra parte, il BancoPosta Rinascimento è un fondo bilanciato obbligazionario gestito da BancoPosta Fondi SGR che investe prevalentemente in strumenti italiani. La sua composizione tipica prevede circa il 70 per cento di componente obbligazionaria (con forte enfasi su corporate italiane) e circa il 30 per cento di componente azionaria, sempre con focus sull’economia del Paese.
Esiste una classe specifica, la Classe P, pensata proprio per essere inserita all’interno di un PIR. Questa struttura permette, a condizione che l’investimento venga mantenuto per almeno cinque anni e rispettando i limiti previsti dalla normativa (massimo 40.000 euro all’anno e 200.000 euro complessivi), di ottenere l’esenzione totale dalla tassazione sui rendimenti finanziari generati.
Dove il fondo di BancoPosta ha la meglio?
I dati di performance del BancoPosta Rinascimento negli ultimi anni offrono un quadro interessante. Nel 2025 il fondo ha registrato un rendimento del +10,13 per cento, in linea con il suo benchmark. Nel 2024 aveva chiuso a +9,59 per cento, mentre nel 2023 aveva toccato il +12,42 per cento. Il 2022 era stato invece negativo (-13,18 per cento), in linea con la forte correzione dei mercati azionari e obbligazionari di quell’anno. Su un orizzonte più ampio di tre anni, il rendimento annualizzato si attesta intorno al 9,9 per cento. Questi numeri mostrano come il fondo abbia saputo generare rendimenti superiori a quelli dei BTP nei periodi più recenti, grazie alla componente azionaria italiana e al corporate bond domestico, pur mantenendo un profilo di rischio contenuto (livello 3 su una scala da 1 a 7).
La differenza più rilevante emerge però sul piano della tassazione. Prendiamo un esempio concreto per rendere l’impatto più chiaro. Immaginiamo un investitore che nel 2021 abbia destinato 40.000 euro (il limite massimo annuo per un PIR) al BancoPosta Rinascimento PIR Classe P. Supponendo un rendimento medio annuo del 7-8 per cento nei cinque anni successivi (valore conservativo rispetto ai dati recenti), il capitale avrebbe potuto crescere fino a circa 56.000-58.000 euro. In regime PIR, tutti i guadagni maturati (plusvalenze, interessi e dividendi) sarebbero esenti da tasse, permettendo all’investitore di incassare l’intero importo accumulato senza alcun prelievo. Lo stesso importo investito in BTP decennali con rendimento intorno al 3,65 per cento avrebbe generato un flusso cedolare netto (dopo il 12,5 per cento) sensibilmente inferiore e, in caso di vendita anticipata, una tassazione aggiuntiva sulle plusvalenze.
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Gli altri aspetti da considerare
Un altro aspetto da considerare è la diversificazione. I BTP espongono l’investitore al rischio emittente unico rappresentato dallo Stato italiano. Anche se questo rischio è storicamente molto basso, rimane concentrato. Il BancoPosta Rinascimento, invece, offre una maggiore diversificazione interna grazie alla presenza di obbligazioni corporate italiane e di una componente azionaria, pur rimanendo fortemente ancorato all’economia del Paese. Questa caratteristica può risultare vantaggiosa in fasi in cui le aziende italiane performano bene, ma introduce anche una maggiore volatilità rispetto a un titolo di Stato puro.
La liquidità rappresenta un ulteriore elemento di distinzione. I BTP possono essere venduti in qualsiasi momento sul mercato secondario, anche se il prezzo può variare in base all’andamento dei tassi di interesse. Il BancoPosta Rinascimento PIR, essendo un fondo, permette il rimborso delle quote in qualsiasi giorno lavorativo, ma chi vuole beneficiare dell’esenzione fiscale deve rispettare il vincolo dei cinque anni. Uscire prima comporta la perdita del beneficio fiscale e l’applicazione della tassazione ordinaria.