Dopo i missili iraniani e i lanciarazzi nordcoreani i riflettori sono puntati sul presunto equipaggiamento militare cinese. Le Forze di difesa israeliane (Idf) ritengono che Hamas starebbe conducendo la guerra nella Striscia di Gaza utilizzando anche armi provenienti dalla Cina.
Fucili d’assalto, lanciagranate, mirini telescopici per fucili, cartucce per M16 e varie apparecchiature di comunicazione, come radio militari tattiche e dispositivi di ascolto, sarebbero finiti nelle mani del gruppo filo palestinese. Gli investigatori israeliani sono all’opera per capire come abbia fatto l’attrezzatura ad arrivare a destinazione.
Tra le varie opzioni sul tavolo c’è anche quella secondo cui Pechino sarebbe direttamente coinvolta nell’invio del materiale. È molto più probabile, tuttavia, che l’operazione sia andata in porto grazie ad una triangolazione agevolata dall’Iran, con Teheran - in prima linea nel sostenere i rivali israeliani – che potrebbe aver organizzato il tutto fungendo da tramite all’insaputa della Cina.
“Questa è stata una grande sorpresa perché prima della guerra le relazioni (tra Israele e la Cina ndr) erano molto buone. Abbiamo però trovato enormi quantità di armi cinesi usate da Hamas e la domanda è: sono arrivate direttamente dalla Cina o no?”, ha dichiarato al Telegraph una fonte dell’intelligence israeliana.
Le armi di Hamas, la provenienza cinese
Gli 007 di Tel Aviv sarebbero rimasti impressionati dal materiale rinvenuto, costituito da armi e tecnologie di comunicazione di altissimo livello, compresi fucili d’assalto QBZ e lanciagranate automatici QLZ8, nonché da esplosivi sofisticati mai rinvenuti a Gaza prima d’ora. Come se non bastasse, le armi in questione erano integrate da apparecchiature di intelligence e di comunicazione sospettate di essere in grado di funzionare all’interno del complesso sistema di tunnel utilizzato dagli uomini di Hamas per lanciare attacchi a sorpresa contro le truppe israeliane.
La scoperta minaccia i legami, un tempo fiorenti, tra Israele e Cina. Gli stessi legami raffreddatisi in seguito allo scorso 7 ottobre. Ricordiamo che il 14 ottobre, Wang Yi, ministro degli Esteri cinese, aveva affermato che le azioni di Israele erano andate “oltre l’ambito dell’autodifesa”, chiedendo a Tel Aviv di smettere di imporre “punizioni di gruppo” ai palestinesi. Tornando alle armi, la vera domanda è una: i cinesi sapevano che materiale bellico made in China era finito nelle mani di Hamas oppure questi aiuti sono arrivati a Gaza attraverso un attore terzo, come l’Iran?
Il possibile ruolo dell’Iran
Varie fonti ritengono con certezza che l’Iran abbia addestrato e armato i terroristi di Hamas. Secondo questo punto di vista è dunque probabile che Teheran possa aver avuto un ruolo nel trasferimento dell’equipaggiamento di fabbricazione cinese al gruppo filo palestinese.
“Se si tratta di una grande quantità di armi, è molto probabile che sia coinvolto un attore statale, e quell’attore statale è molto probabile che sia l’Iran. Potrebbe trattarsi di materiale acquistato dall’Iran al largo della Cina e arrivato poi ad Hamas. Ci sono altri potenziali attori, ma molto meno probabili di Teheran”, ha spiegato Patrick Bury, esperto di difesa dell’Università di Bath ed ex analista della Nato.
In attesa di saperne di più in merito a queste presunte armi cinesi, Pechino non potrà essere soddisfatta di essere stata tirata in ballo. Anche perché negli ultimi anni il Dragone è emerso come il principale partner commerciale di Israele. Sotto il governo di Benjamin Netanyahu, la Cina è stata infatti fondamentale nello sviluppo delle infrastrutture israeliane – come la rete ferroviaria – e ha acquisito una quota sostanziale nel porto israeliano di Haifa. Ciò nonostante gli armamenti cinesi finiti nelle mani di Hamas fanno dubitare l’intelligence israeliana: la Repubblica Popolare Cinese è davvero coinvolta in prima persona nella vicenda oppure, per risolvere il rebus, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione all’Iran?