Il rischio cresce proprio mentre tutto sembra sotto controllo: shock invisibili, inflazione persistente e mercati euforici. Sembra quasi ricordare il 2008.
Il mercato sta ignorando il rischio più grande dal 2008. E no, non è la guerra ma quello che la guerra sta rompendo sotto la superficie. Stiamo assistendo a quello che, in gergo tecnico, viene definito un relief rally, ovvero un rimbalzo dei mercati alimentato più da aspettative e posizionamento che da un reale miglioramento dei fondamentali macroeconomici. Gli indici azionari hanno registrato rialzi consistenti, la volatilità implicita è scesa e la narrativa dominante si è rapidamente riallineata su un concetto tanto semplice quanto pericoloso: il peggio è passato.
Questa lettura, tuttavia, si basa su un’analisi estremamente superficiale del contesto. I prezzi di mercato riflettono aspettative forward looking, ma quando queste aspettative diventano scollegate dai driver macro sottostanti, si entra in una fase di potenziale disallineamento sistemico.
Basta infatti spostare lo sguardo dai grafici degli indici agli indicatori macroeconomici per cogliere una realtà completamente diversa, fatta di pressioni latenti e squilibri che non sono ancora stati pienamente prezzati. [...]
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