Dopo la comunicazione della decisione del FOMC e il discorso del presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, i rendimenti delle obbligazioni statunitensi sono scesi, attirando l’attenzione di molti analisti preoccupati riguardo la possibilità di una imminente recessione.
Perché il mercato obbligazionario preoccupa gli esperti?
Gli investitori si stanno spostando su soluzioni cash, le quali diventano sempre più attrattive in contesti di forte indecisione come quelli moderni. Questo è dimostrato dall’incredibile innalzamento della quantità di attività dei fondi del mercato monetario che attualmente sembrano superiore i $5 trilioni. Non a caso i rendimenti dei Treasury statunitensi sono diminuiti alimentando lo spread fra lo yield delle obbligazioni a lunga scadenza rispetto quello delle brevi scadenze.
In passato, queste evidenze hanno accompagnato grandi tagli dei tassi di interesse da parte della Fed e anche l’inizio di una profonda recessione, come accaduto del resto nella crisi del 2008. Infatti i responsabili politici prevedono il picco dei tassi nel 2023 al 5,1%, in linea con le previsioni mediane precedenti.
Sebbene quest’anno non si parli ancora di ribasso dei tassi, quanto piuttosto d’interruzione degli stessi, secondo i Dot Plot della Fed già dal 2024 la banca centrale potrebbe avviare un programma di abbassamento dei Fed fund. Questo è alimentato dalla visione del fatto che le recenti turbolenze bancarie potrebbero tradursi in condizioni di credito più rigide per le famiglie e le imprese, congelando ulteriormente il sistema economico globale e ravvicinando la tanto temuta recessione. In sintesi, molti esperti reputano la recessione una conseguenza oramai quasi sicura e per certi versi addirittura matematicamente impossibile da evitare.
Recessione? Uno sguardo all’opinione degli esperti
Incuriosiscono molto le considerazioni fatte da Jeremy Siegel riguardo le mosse della Federal Reserve. Secondo l’economista, la Fed indirettamente ha già dichiarato di aspettarsi una recessione comunicando le proprie stime sul PIL per l’anno 2023 allo 0,4%. Secondo Siegel, dato che il primo quarter è visto in crescita al 3,2% secondo le stesse previsioni della banca centrale i prossimi trimestri dovranno registrare matematicamente una contrazione del PIL. Ciò è avvalorato ulteriormente dalle stime ribassiste riguardo la stessa inflazione core PCE che dovrebbero riflettere difatti un sostanzioso raffreddamento economico.
Tale prospettiva sembra essere condivisa anche dal mercato che mostra le proprie intenzioni tramite il segmento obbligazionario, asset class che tende a essere la più data dependent: negli Stati Uniti si è difatti verificato un forte calo dei rendimenti, e molti acquisti nel mercato dei Treasury. Il mercato mostra quindi una prospettiva divergente rispetto a quella della banca centrale riguardo l’andamento dei tassi di interesse, proponendo riduzioni dello stesso già nel corso del 2023.