Il green può attendere: i fondi di private equity preferiscono investire sui combustibili fossili

Redazione Money Premium

13 Novembre 2024 - 06:25

Secondo dati di S&P Global, il valore degli accordi di private equity e venture capital nel settore del petrolio e del gas ha già superato i 6,61 miliardi di dollari entro la metà del 2024

Il green può attendere: i fondi di private equity preferiscono investire sui combustibili fossili

Negli ultimi anni, la pressione per fermare i finanziamenti alle aziende di combustibili fossili e supportare gli sforzi di decarbonizzazione è aumentata notevolmente.

Tuttavia, nonostante questo slancio verso una transizione energetica più sostenibile, molte società di private equity continuano a iniettare miliardi di dollari nell’industria del petrolio e del gas.

Uno degli elementi più preoccupanti che emerge è la mancanza di trasparenza nel settore della private equity. Queste società, esentate da molte normative finanziarie che impongono la divulgazione completa dei dati, possono effettuare investimenti in progetti fossili senza rendere pubbliche le loro scelte. Questo crea uno scenario in cui miliardi di dollari vengono destinati a progetti di estrazione e sviluppo di petrolio, gas e carbone, spesso tra i più inquinanti al mondo, senza che l’opinione pubblica ne sia a conoscenza.

Un recente rapporto del Americans for Financial Reform Education Fund (AFREF), del Global Energy Monitor e del Private Equity Stakeholder Project getta luce su questa contraddizione, evidenziando come tali società sovrastimino il loro impegno per una transizione verde, mentre investono ancora pesantemente in progetti fossili altamente inquinanti.

Dal 2010, queste società hanno investito oltre 1 trilione di dollari nel settore energetico, acquistando principalmente progetti fossili, sia vecchi che nuovi. Le 21 principali società di private equity analizzate nel rapporto, che insieme gestiscono asset per un valore di 6 trilioni di dollari, hanno finanziato almeno 272 aziende legate ai combustibili fossili, contribuendo annualmente all’emissione di oltre 1,17 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalenti. Questo volume di emissioni supera quelle prodotte dal settore globale dell’aviazione prima della pandemia.

Un aspetto cruciale è il modo in cui questi investimenti sono finanziati. Gran parte del capitale utilizzato dalle società di private equity per finanziare progetti di combustibili fossili proviene dai fondi pensione dei lavoratori pubblici. Il denaro destinato ai fondi pensionistici nazionali, statali e locali alimenta in maniera significativa gli investimenti energetici, ma con una limitata divulgazione ai gestori di questi fondi riguardo agli impatti climatici che tali investimenti potrebbero avere. Di fatto, i risparmi e il futuro pensionistico di milioni di lavoratori sono messi a rischio per finanziare progetti che contribuiscono al cambiamento climatico.

Il rapporto sottolinea come il sistema attuale consenta di “ipotecare il futuro dei lavoratori” per sostenere progetti fossili. Nonostante molte di queste società proclamino pubblicamente il loro impegno per la transizione energetica e i criteri ESG (Environmental, Social, and Governance), la realtà dei loro investimenti racconta una storia diversa.

Molte di queste società di private equity stanno acquisendo progetti fossili che le grandi compagnie petrolifere e del gas stanno dismettendo. Considerati troppo rischiosi per le banche e gli investitori più tradizionali, questi progetti spesso vengono rifiutati dal mercato mainstream. Tuttavia, grazie alla scarsa regolamentazione e alla complessità delle strutture aziendali, le società di private equity possono continuare a investire in tali progetti con pochi controlli esterni.

Il 67% dei portafogli energetici combinati delle 21 società esaminate è composto da investimenti in combustibili fossili. Questa tendenza contraddice apertamente gli obiettivi globali di decarbonizzazione e lo sforzo collettivo per accelerare la transizione verso energie rinnovabili.

Un altro fattore che sta alimentando questa corsa agli investimenti in combustibili fossili è l’aumento della domanda energetica legata all’innovazione tecnologica. Il crescente utilizzo di tecnologie ad alta intensità energetica, come l’intelligenza artificiale, ha spinto molti investitori a considerare i combustibili fossili come una necessità per soddisfare questa domanda, che le energie rinnovabili da sole non possono ancora coprire.

Secondo dati di S&P Global, il valore degli accordi di private equity e venture capital nel settore del petrolio e del gas ha già superato i 6,61 miliardi di dollari entro la metà del 2024, avvicinandosi ai livelli più alti dal 2020. Questo dimostra che, nonostante le preoccupazioni legate al cambiamento climatico e gli impegni di molti governi verso la transizione energetica, gli investimenti nei combustibili fossili stanno tornando a livelli pre-pandemia, contraddicendo i piani per una decarbonizzazione accelerata.