La sabbia è la seconda risorsa naturale più sfruttata al mondo dopo l’acqua ed è un ingrediente fondamentale delle nostre vite. Forse non ci abbiamo mai fatto caso né prestato attenzione, ma le città moderne sono letteralmente fatte di sabbia.
Il cemento usato per costruire le nostre case, i centri commerciali, gli uffici e gli appartamenti, e l’asfalto che ci consente di sfrecciare con le nostre automobili da un luogo all’altro, sono per lo più costituiti da sabbia e ghiaia unite insieme. Non solo: il vetro di ogni finestra, del parabrezza dei veicoli e pure lo schermo dello smartphone o del pc che state usando per leggere questo articolo, è formato da sabbia fusa. E che dire, infine, dei chip di silicio che fanno funzionare i nostri prodotti tecnologici?
Anche qui c’entra, eccome, la sabbia. La cui estrazione, nel silenzio generale, è triplicata nell’arco degli ultimi due decenni con una domanda che – dati del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) - nel 2019 ha toccato quota 50 tonnellate all’anno. Per renderci conto di questa enorme quantità, basti pensare che il volume di sabbia impiegato ogni anno sarebbe sufficiente a costruire un muro attorno all’equatore del pianeta di 27 metri di altezza e altrettanti di larghezza.
Tre sono le considerazioni che bisogna affrontare quando parliamo di questo prezioso materiale strategico: 1) il mondo sta finendo le scorte di sabbia; 2) estrarre sabbia spesso implica processi inquinanti che vanificano gli altri provvedimenti green adottati dai governi; 3) chi controlla più sabbia avrà, nel medio-lungo periodo, la possibilità di surfare l’economia globale.
Gioie e dolori della sabbia
Ogni anno l’umanità impiega circa 50 miliardi di tonnellate di «aggregato» - termine del settore per sabbia e ghiaia – per compiere varie attività. La Bbc ha calcolato che si tratta di una quantità tale che potrebbe ricoprire l’intera superficie del Regno Unito.
Arriviamo così al primo problema: la carenza di sabbia. Già, perché quella del deserto – che abbonda - è in gran parte sabbia inutile, visto che i suoi granelli sono troppo lisci e arrotondati. Quella di cui abbiamo bisogno, perché più spigolosa, si trova nei letti e nelle rive dei fiumi, nonché nelle pianure alluvionali, nei laghi e sulle rive del mare.
Il discorso è semplice: è impossibile estrarre decine e decine di miliardi di tonnellate all’anno di sabbia – in crescita di pari passo con l’urbanizzazione e lo sviluppo hi-tech mondiale - senza pensare di causare impatti all’ambiente. In molti Paesi l’estrazione, l’approvvigionamento, l’uso e persino la gestione del materiale citato non è regolamentato, e quindi significa che l’umanità sta consumando sabbia ad una velocità maggiore rispetto a quella che servirebbe ai processi geologici per ricrearla.
L’estrazione di sabbia dai fiumi e dagli ecosistemi marini «può causare erosione, salinizzazione delle falde acquifere, perdita di protezione dalle mareggiate e impatti sulla biodiversità, (fattori ndr) che rappresentano una minaccia per i mezzi di sussistenza, tra le altre cose, per l’approvvigionamento idrico, la produzione alimentare, la pesca o l’industria del turismo», ha spiegato l’UNEP.
La partita geopolitica
Carenza di sabbia e danni ambientali. Il terzo tassello chiama in causa la geopolitica, ovvero chi controlla il mercato della sabbia. Nel 2022, gli Stati Uniti erano i principali esportatori mondiali, con un export pari a 569 milioni di dollari; alle loro spalle i Paesi Bassi con 223,5 milioni, quindi Germania (oltre 147 milioni), Belgio (più di 105 milioni), Malesia (quasi 84 milioni), Mozambico (62,4 milioni), Francia (54,1 milioni), Taiwan (44,5 milioni), Cambogia (quasi 39 milioni) e così via.
Notate qualcosa di strano? Manca la Cina, di solito in vetta a classifiche del genere, che ha tuttavia un ‘immenso bisogno di sabbia. Non ci sono dati ufficiali ma si ritiene che Pechino abbia usato più sabbia nell’ultimo decennio che gli Stati Uniti nell’intero XX secolo. Il Dragone, alla ricerca di un modo per smarcarsi dalle dipendenze strategiche con Paesi rivali (Usa in primis), sta cercando in tutti i modi di estrarre il materiale in patria.
Nel frattempo la quantità di sabbia da costruzione usata ogni anno dall’India è più che triplicata dal 2000 ad oggi. Mentre – altra stortura geopolitica che regola il bizzarro gioco della sabbia – gli Emirati Arabi Uniti, nonostante siano immersi in deserti enormi, sono costretti ad acquistare i granelli giusti dall’Australia. Chi capisce prima le regole di questa strana contesa potrà, forse, dominare l’economia.