L’interesse degli Stati Uniti per le ricchezze minerarie dell’Ucraina, tra cui terre rare, litio e titanio, si inserisce in un contesto complesso in cui si intrecciano strategie economiche, geopolitica e incertezze operative.
Washington spera di recuperare parte degli aiuti miliardari stanziati a Kiev attraverso un accordo che prevede l’utilizzo delle future entrate derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali ucraine.
Tuttavia, questa prospettiva appare tutt’altro che semplice a causa della localizzazione dei giacimenti e delle difficoltà legate alla separazione e lavorazione delle terre rare.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera, il piano prevede la creazione di un Fondo di Investimento per la Ricostruzione che riceverebbe il 50% dei ricavi generati dallo sfruttamento delle risorse statali ucraine. Non sono chiare, però, né le modalità di allocazione del restante 50% né il livello di controllo statunitense su tali fondi. Inoltre, mentre gli USA promettono sostegno alla stabilità dell’Ucraina, non offrono garanzie di sicurezza concrete, un aspetto che lascia aperti numerosi interrogativi sull’effettiva efficacia dell’accordo.
Dal punto di vista finanziario, i dati sull’assistenza fornita dagli Stati Uniti a Kiev variano sensibilmente a seconda delle fonti. Secondo il Kiel Institute for the World Economy, gli aiuti statunitensi ammontano a circa 118 miliardi di dollari, mentre il Dipartimento della Difesa statunitense stima una cifra di 183 miliardi, includendo i costi di rifornimento delle scorte militari ucraine. L’ex presidente Trump ha affermato che l’ammontare degli aiuti statunitensi supera i 350 miliardi, sebbene tale cifra sia stata contestata da fonti ufficiali.
L’Ucraina possiede una vasta gamma di minerali critici. Il Ministero dell’Economia ucraino afferma che il paese detiene giacimenti di 22 dei 34 minerali classificati come critici dall’Unione Europea, con riserve che rappresentano il 5% dell’offerta globale nel 2022. Tra le risorse più rilevanti spiccano litio, grafite, titanio e terre rare come neodimio, erbio, ittrio e scandio. Secondo alcune stime, il valore complessivo delle risorse minerarie ucraine potrebbe superare i 15 trilioni di dollari, rendendo il paese uno dei più ricchi di minerali in Europa.
Le terre rare dell’Ucraina includono elementi essenziali per l’industria tecnologica e della difesa. Il neodimio è utilizzato nei magneti per turbine eoliche e veicoli elettrici, il lantanio è impiegato nella produzione di batterie ricaricabili e il cerio è un componente chiave nei catalizzatori automobilistici. Tuttavia, il paese non figura tra le prime 12 nazioni con le più grandi riserve di terre rare secondo il Geological Survey statunitense. La Cina domina il settore con oltre il 95% della produzione globale di terre rare, seguita da Brasile, India, Australia e Russia.
Lo sfruttamento di queste risorse è ostacolato da fattori geopolitici e tecnici. Circa il 53% delle risorse minerarie ucraine si trova in aree sotto controllo russo, in particolare nelle regioni di Luhansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla Crimea, annessa illegalmente da Mosca nel 2014. Il valore delle risorse in queste zone è stimato in oltre 6 trilioni di sterline. Inoltre, la regione di Dnipropetrovsk, che confina con Donetsk e Zaporizhzhia, ospita giacimenti minerari per un valore stimato di 2,8 trilioni di sterline.
La Russia controlla circa il 20% del territorio ucraino, che comprende il 40% delle risorse minerarie del paese, inclusi titanio, ferro, manganese, nichel e uranio. Secondo il Centro per le Relazioni Internazionali e lo Sviluppo Sostenibile, prima dell’invasione del 2022 l’Ucraina aveva registrato oltre 20.000 siti minerari, di cui 8.700 confermati e contenenti 117 dei 120 metalli e minerali più utilizzati al mondo.
Dal punto di vista tecnico, le terre rare non sono facilmente sfruttabili. La separazione e la raffinazione delle terre rare sono processi lunghi e costosi che richiedono infrastrutture specifiche, attualmente inesistenti in Ucraina. Secondo Erik Jonsson, geologo senior presso il Geological Survey of Sweden, i quattro principali giacimenti di terre rare ucraine (Yastrubetske, Novopoltavske, Azovske e Mazurivske) sono di difficile accesso, con tre di essi situati in territori occupati dalla Russia. Inoltre, le stime delle riserve risalgono all’epoca sovietica e potrebbero non essere aggiornate o affidabili.
Gli Stati Uniti stessi dipendono dalla Cina per la lavorazione delle terre rare, nonostante l’esistenza della miniera di Mountain Pass in California. Attualmente, gli USA dispongono di un solo impianto attivo per l’estrazione delle terre rare, ma devono comunque inviare il minerale in Cina per la raffinazione, a causa della mancanza di infrastrutture adeguate.
Lo sviluppo di una nuova miniera di terre rare richiede mediamente 15-20 anni, tra esplorazione, permessi ambientali e costruzione degli impianti di raffinazione. In Ucraina, gli investitori segnalano problemi legati alla burocrazia, alla difficoltà di accesso ai dati geologici e alle incertezze sui diritti di sfruttamento. Inoltre, il rischio geopolitico scoraggia investimenti a lungo termine nel settore minerario.
Sebbene il paese possieda enormi risorse minerarie, le difficoltà di accesso, le sfide tecnologiche e la guerra in corso rendono incerto il futuro dell’industria estrattiva. Per gli Stati Uniti, il recupero degli aiuti forniti a Kiev attraverso lo sfruttamento minerario appare, almeno per ora, un’ipotesi poco realistica.