Esattamente nel 2008, 15 anni fa il mondo è cambiato, e tutti abbiamo avuto anche visivamente dalle immagini in TV, la netta sensazione che nulla sarebbe più stato come appena il giorno prima. 15 anni fa, Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari in USA, ha dichiarato fallimento.
Lehman Brothers share price
Dall'ascesa del titolo alla bancarotta.
Il grafico in alto testimonia, nell’andamento di un titolo considerato sino al giorno prima solido ed affidabile, il fallimento di un’azienda e di un mondo “facile”, almeno dal punto di vista finanziario e l’accesso al credito. Tuttavia, le immagini che a me sono rimaste indelebili nella mente sono gli impiegati ed i dirigenti che da quel grattacielo sulla Seventh Avenue tra la 49esima e la 50esima strada, poco a nord di Times Square, uscivano con i loro scatoloni di cartone pieni di sogni e progetti familiari in fumo, non solo di oggetti personali, e per non farvi mai più ritorno. La loro vita cambiava per sempre. Era ad un punto di svolta, come lo sarebbe stato il Mondo intero, da quel momento.
Quello è stato uno dei più difficili passaggi per i mercati finanziari globali, la crisi finanziaria partita dai subprime e gli effetti devastanti su tutto il sistema.
I mercati, per citare il titolo un libro di qualche anno prima a firma di Mohamed El-Erian, erano entrati in collisione.
Dobbiamo sempre conoscere la nostra storia, per trarne insegnamento e, se anche il futuro non si ripeterà mai allo stesso modo, avremo comunque maggiori strumenti per comprendere e migliorare i nostri comportamenti.
Torniamo al presente: giovedì 14 settembre, dopo dieci rialzi consecutivi, la BCE ha ancora alzato di 25bp i tassi e Lagarde ha dichiarato che “i tassi di interesse hanno raggiunto livelli che, mantenuti per un periodo sufficientemente lungo, daranno un contributo sostanziale al tempestivo ritorno dell’inflazione al target”.
Il messaggio che accompagnava la decisione di un incremento del costo del denaro da un quarto di punto non poteva essere più chiaro: la prima fase della stretta monetaria si è chiusa. All’orizzonte non si vedono segnali di una ripartenza dei rialzi, in quanto Francoforte ha rivisto al ribasso le stime le stime sulla crescita economica e sull’inflazione fino al 2025.
I mercati dell’Europa ne hanno preso atto: le borse sono salite ed i rendimenti delle obbligazioni sono scesi. L’euro si è schiantato, arrivando sui minimi da marzo, Piazza Affari ha guadagnato l’1,3%, il BTP si è portato a 4,33% e lo spread è sceso.
Ma la recessione, tanto annunciata – ed in una forma soft anche auspicata - come mai nella storia, che fine ha fatto? Tutti gli scenari che ci hanno fatto immaginare i nostri amici, gli esperti finanziari e il fior fiore degli economisti?
E invece l’economia globale si mantiene positiva, gli Stati Uniti probabilmente hanno avuto anche una ripresa durante l’estate. Possibile che assisteremo ad un ulteriore rallentamento della crescita nelle principali economie globali, e l’Europa in questo non edificante scenario si potrebbe trovare in pole position.
L’inflazione rallenta, ma resta lontano dai target delle Banche centrali: questo è il motivo delle parole di Lagarde.
Dovremo attenderci tassi elevati più a lungo di quanto immaginavamo. Forse, perché poi è anche vero che i banchieri centrali ci hanno abituato a repentini cambi di programma, errori, ritardi e rincorse.
A differenza della BCE, la FED invece è più probabile che abbia invece concluso i rialzi dei tassi.
Vedremo, ma è indubbio – anche se so di averlo detto molte volte – che nella fase terminale di una politica monetaria di rialzo dei tassi senza precedenti, il mercato dei bond presenta molte opportunità.
La parte del mondo che in verità desta maggiori preoccupazione è la Cina, e la sua debolezza economica – partita dal settore real estate con la situazione più volte rappresentata da Evergrande – è a mio avviso il vero fattore di rischio per la crescita e quindi per l’economia globale.
Certo la produzione in Cina ad agosto è salita oltre le attese al 4,5% annuo, i dati della disoccupazione sono in discesa mentre i dati sulla componente immobiliare al -8,8% confermano la crisi del settore immobiliare.
Un dato di fatto è che i mercati hanno reagito solo marginalmente alla politica di sostegno monetaria e fiscale e ciò, probabilmente, certifica solo una cosa: chi si fida ancora oggi del fatto che i dati economici comunicati dal Governo cinese corrispondono al vero?
Io personalmente molto poco, e la situazione geopolitica attuale, insieme alla crescita ed il peso internazionale dell’India, rendono ancora più difficile questo atto di fede. Ecco è il motivo per il quale ho sempre avuto un sottopeso della Cina nei miei portafogli, anche quando aveva andamenti stellari.
Abbiamo imparato qualcosa dal fallimento di Lehman Brothers? Sapete quale è stato il gap nel decennio successivo tra chi ha venduto i propri titoli e chi, invece, ha atteso ed anzi ha investito proprio in quei momenti?
Si può obiettare che oggi sia diverso? Certo, la storia non si ripete mai allo stesso modo, ma l’implosione del mondo finanziario non era forse una “prima volta”?
L’economia globale mediamente cresce dell’8% annuo e mi spiace per i pessimisti ma è un’evidenza statistica. Peccato solo che non sia una crescita continuativa. Ed i mercati azionari anticipano e si adattano alla crescita economica. È un vero peccato che ciò non avvenga su una linea retta, vero? Ma queste sono le regole e così sono i mercati: tolgono denaro agli impazienti per darlo ai pazienti.
Possiamo passare per l’11 settembre 2001 e l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, ritrovare poi Lehman Brothers e l’implosione del mondo finanziario, ancora per un’Europa divisa dalla Brexit, poi per un’epidemia globale ed una economia che va in recessione e, ancora, per una guerra ottocentesca in Europa. Ma il mondo economico cresce mediamente dell’8% annuo. E così i mercati azionari replicano la crescita economica globale, anche in presenza di più o meno lunghi periodi di ribassi e lunghi tempi di recupero.
Sono momenti difficili, indubbiamente. Ma chissà quanti ne avremo ancora in futuro di “questa volta è diverso”. Eppure siamo qui, poi guardiamo la nostra storia, e decidiamo di andare avanti con maggiore fiducia.
Sono tutti straordinari punti di svolta, ed è nei momenti difficili che occorre trovare le motivazioni per trovare soluzioni e fare la differenza.