Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti punta sul mining urbano. Quale sarà l’impatto sui minerali critici?

Redazione Money Premium

15 Dicembre 2024 - 07:10

L’IEA stima che il riciclo potrebbe ridurre l’estrazioni di metalli critici dal 25% al 40% entro il 2050. Ma il pieno potenziale del «mining urbano» è ancora lontano dall’essere realizzato.

Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti punta sul mining urbano. Quale sarà l’impatto sui minerali critici?

Gli Stati Uniti non hanno un fonderia di stagno dal 1991, quando la chiusura dello stabilimento Longhorn in Texas segnò la fine di una lunga storia di produzione nazionale.

Costruito durante la Seconda Guerra Mondiale con fondi federali, lo stabilimento aveva l’obiettivo di ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di questo metallo cruciale per la produzione di lattine, essenziali per rifornire le truppe.

Oggi, a distanza di più di 30 anni, il governo degli Stati Uniti sta riponendo nuovamente l’attenzione sulle risorse strategiche, cercando di ridurre la dipendenza dalle importazioni, che attualmente coprono il 75% del consumo annuo di metalli critici, come lo stagno, il rame, il nichel e il litio.

Con la chiusura delle miniere e l’assenza di riserve attive di metallo primario, l’unica via percorribile per colmare questo divario di approvvigionamento è il riciclo, una pratica che viene sempre più considerata come una soluzione chiave per la sicurezza delle risorse critiche. Il Dipartimento della Difesa (DOD) degli Stati Uniti ha recentemente stanziato 19 milioni di dollari per espandere la capacità di riciclo domestico, attraverso il supporto a produttori secondari di stagno come Nathan Trotter & Co., un’iniziativa che mira a recuperare parte dei 38.000 tonnellate di scarti di stagno esportati ogni anno.

Il termine «mining urbano» si riferisce al processo di estrazione di metalli da dispositivi e materiali di scarto, una pratica che sta crescendo in importanza. Oltre allo stagno, il DOD ha investito in aziende come 6K Additive, che si occupano del riciclo di leghe di titanio, e Rare Earth Salts, che recupera il terbio da vecchie lampadine. Il Dipartimento dell’Energia (DOE) ha anche destinato 22 milioni di dollari per potenziare le operazioni di riciclo dell’alluminio in Colorado e ha pianificato investimenti per migliorare il riciclo del rame nel Kentucky.

Il riciclo di metalli offre numerosi vantaggi rispetto alla produzione primaria. Innanzitutto, è più economico, in quanto richiede molta meno energia: si stima che il riciclo dell’alluminio consumi fino al 90% di energia in meno rispetto alla produzione da minerale grezzo. Di conseguenza, l’impronta ambientale del riciclo è notevolmente ridotta, con un abbattimento del 80% delle emissioni di gas serra rispetto alla produzione primaria, secondo un rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA).

Inoltre, espandere la capacità di riciclo per i metalli critici potrebbe ridurre notevolmente i tempi di approvazione per la costruzione di nuove miniere, rendendo più rapidi e meno onerosi i processi di approvvigionamento delle risorse necessarie.

Nonostante i progressi, il riciclo da solo non sarà sufficiente a sostituire la necessità di nuove miniere, ma può comunque ridurre significativamente la domanda globale di attività minerarie. L’IEA stima che il riciclo potrebbe ridurre il bisogno di nuove estrazioni di minerali di metalli critici dal 25% al 40% entro il 2050, in uno scenario che soddisfi gli impegni climatici nazionali. Tuttavia, il pieno potenziale del «mining urbano» è ancora lontano dall’essere realizzato.

Nel periodo tra il 2015 e il 2023, la quota di rame riciclato nella domanda globale è diminuita dal 37% al 33%, mentre quella del nichel riciclato è scesa dal 33% al 26%. L’alluminio, al contrario, ha visto un aumento della percentuale di metallo riciclato, passando dal 32% al 35%, grazie a programmi di gestione dei rifiuti ben consolidati e normative favorevoli.

Gli Stati Uniti, purtroppo, sono ancora indietro in questo campo, con solo il 30% del consumo nazionale di rame coperto dal riciclo, ben al di sotto della media globale. Una parte significativa del rame e dell’alluminio riciclato viene esportata, spesso verso la Cina, che ha acquisito una posizione dominante nel trattamento dei metalli di scarto.

Una delle sfide più grandi per il futuro del riciclo riguarda le batterie dei veicoli elettrici (EV), un settore in rapida espansione. Le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP), sempre più diffuse per il loro costo inferiore, non contengono metalli preziosi come nichel e cobalto, il che rende il loro riciclo meno redditizio. In più, il mercato delle batterie per veicoli elettrici è ancora privo di un quadro normativo globale coerente per il riciclo, con differenze significative nei codici di smaltimento dei materiali tra Paesi e regioni. Attualmente, la Cina domina la fase di pre-trattamento delle batterie usate e il recupero dei materiali.

Un esempio positivo di riciclo è rappresentato dalle batterie al piombo-acido, per le quali i tassi di riciclo nelle nazioni sviluppate possono raggiungere il 99%. Nonostante la necessità di nuove miniere di piombo, l’alto tasso di riciclo ha ridotto significativamente la domanda di risorse vergini, creando un modello replicabile per altri metalli critici.

Gli Stati Uniti stanno iniziando a riconoscere che investire nel riciclo dei metalli è una soluzione più economica e sostenibile rispetto alla costruzione di nuove miniere. Piuttosto che estrarre nuovi minerali, il Paese può beneficiare di un «mining urbano» più efficiente, che non solo riduce la dipendenza dalle importazioni ma anche offre vantaggi significativi in termini di sicurezza nazionale, riduzione delle emissioni e creazione di un’economia circolare più robusta. Con politiche e investimenti mirati, gli Stati Uniti potrebbero recuperare terreno e ridurre il proprio deficit di risorse critiche, spianando la strada verso un futuro più verde e autonomo.