Oggi rappresenta circa il 15% del PIL, negli anni ’90 ne valeva il 20%: ora l’Ue vuole riportarla a quegli stessi livelli, ma è molto complicato.
Rappresenta un’importante componente del Prodotto interno lordo e il suo andamento è monitorato con estrema attenzione, tuttavia vale molto meno rispetto a quanto “pesava” anche solo pochi decenni fa. La manifattura italiana, come in generale quella europea, è in contrazione.
Per risollevarne le sorti c’è l’Industrial accelerator act, la proposta di regolamento della Commissione europea che ha l’obiettivo di accrescere la capacità industriale dell’Ue e, allo stesso tempo, limitare la dipendenza dai fornitori extraeuropei. L’impresa non è facile e per l’Italia sembra una missione ancora più complicata dato che, oltre a ritrovarsi dietro alla Germania, sta esprimendo una manifattura che vale meno, in rapporto al PIL, anche al confronto con Paesi a minore tradizione industriale.
Un fenomeno globale
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