Il datore di lavoro può controllare i dipendenti attraverso i colleghi, la nuova sentenza

Patrizia Del Pidio

2 Gennaio 2026 - 15:32

Il datore di lavoro può usare i colleghi per spiare un dipendente. Vediamo il caso di specie e cosa ha stabilito la Corte di Cassazione in una recente sentenza.

 Il datore di lavoro può controllare i dipendenti attraverso i colleghi, la nuova sentenza

I colleghi possono spiare il dipendente per conto del datore di lavoro e sono legittimi eventuali provvedimenti disciplinari. A dirlo è la sentenza 32285 dell’11 dicembre 2025 della Corte di Cassazione. Secondo i Supremi i controlli aziendali possono svolgersi anche tramite colleghi, a patto di rientrare nell’organizzazione aziendale.

Nella sentenza la Cassazione sottolinea quando i controlli in questione sono considerati leciti. Vediamo nello specifico cosa hanno previsto gli Ermellini.

I colleghi possono essere spie del datore di lavoro

I controlli effettuati dal datore di lavoro tramite altri dipendenti sono leciti se non avvengono tramite strumenti di controllo a distanza. Inoltre devono essere finalizzati al corretto adempimento della prestazione lavorativa e possono essere svolti da persone conosciute dai lavoratori e inserite nell’organizzazione aziendale.

In questi casi il controllo può avvenire anche se non dichiarato preventivamente. L’articolo 3 della legge n. 300 del 1970 prevede che i nominativi di coloro che sono addetti alla vigilanza devono essere comunicati ai dipendenti. Questa previsione di legge, però, non elimina il potere del datore di lavoro che può controllare in modo diretto o mediante altri dipendenti che fanno capo a lui, altri lavoratori. Se la figura che agisce per conto del datore di lavoro è conosciuta dagli altri dipendenti e controlla solo l’adempimento delle mansioni cui i lavoratori sono tenuti per accertare eventuali mancanze, il controllo è legittimo.

Il controllo occulto

I giudici evidenziano che in questi casi il controllo può essere anche occulto (il divieto del controllo occulto è applicato solo per l’uso di apparecchiature che permettono il controllo a distanza). Nel caso, invece, il controllo sia demandato a un altro dipendente non viene violato il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione del rapporto di lavoro.

Ovviamente il datore di lavoro è tenuto a fornire all’eventuale dipendente incolpato di qualche mancanza i documenti che servono per presentare una difesa adeguata. A seguito dei controlli tramite colleghi, infatti, il datore di lavoro può arrivare anche a comminare una sanzione disciplinare al dipendente senza che il datore di lavoro sia costretto a indicare le fonti da cui deriva la prova.

Attenzione ai colleghi

Nel caso di specie un lavoratore è stato licenziato per giusta causa: l’azienda, a seguito di segnalazione di colleghi e di controlli effettuati da altri colleghi, aveva contestato al lavoratore l’appropriazione di prodotti senza averli pagati e il consumo di bevande alcoliche durante l’orario di lavoro (violazione regolamento aziendale). Il dipendente aveva impugnato il licenziamento lamentando che i controlli erano stati illegittimi e che non c’erano prove sul fatto che non avesse corrisposto il prezzo dei beni di cui si era appropriato. Il ricorso era stato respinto sia in primo che in secondo grado, arrivando davanti alla Corte di Cassazione.

La sentenza, quindi, ritiene legittima la vigilanza dei colleghi qualora l’azienda sospetti comportamenti poco onesti. Nel caso preso in esame il dipendente vigilato era sospettato di furto e in questo caso il controllo disposto dal datore di lavoro è di controllo difensivo tramite colleghi.

La pronuncia della Suprema Corte offre degli spunti molto interessanti sul diritto del lavoro sottolineando la legittimità dei controlli difensivi e le conseguenze che potrebbero avere sul piano disciplinare.

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