Il calo delle borsa è dovuto (solamente) a questo fattore

Tommaso Scarpellini

12 Marzo 2025 - 12:14

La narrativa cambia e oggi l’attenzione si sposta dalla crescita degli utili all’incertezza politica. Dall’AI alla “Trump-recessione” il passo è breve. Forse troppo. Qualcosa non torna.

Il calo delle borsa è dovuto (solamente) a questo fattore

I mercati finanziari non sono solo il risultato di dati macroeconomici, analisi fondamentali o indicatori tecnici: sono, prima di tutto, un gioco di percezioni e narrativa.

Ogni ciclo di mercato ha la sua storia trainante, che giustifica l’euforia o il panico collettivo. L’ultimo grande bull market, quello che ha caratterizzato gli ultimi anni, è stato senza dubbio alimentato dalla narrativa dell’Intelligenza Artificiale (AI).

Le grandi aziende tecnologiche hanno visto esplodere i loro utili, mentre l’innovazione legata all’AI ha giustificato multipli elevati nonostante un contesto di tassi di interesse ai massimi degli ultimi 20 anni. Eppure, durante questo periodo di crescita, il mercato ha subito almeno tre fasi di contrazione, seguite sempre da rapidi recuperi grazie alla persistenza della narrativa dominante: «l’AI vince su tutti i mali».

Oggi, però, la situazione sembra diversa. La quarta contrazione in corso non è solo più profonda, ma anche più carica di incertezze. La narrativa dell’AI è improvvisamente scomparsa dai radar, e al suo posto si parla di un nuovo protagonista: Donald Trump. L’attenzione dei mercati si è spostata dalla crescita degli utili alla politica, un terreno imprevedibile e spesso manipolato. Questa nuova narrativa ha scatenato un’ondata di incertezza senza precedenti, e se c’è una cosa che gli investitori odiano, è proprio l’incertezza.

L’AI ha alimentato un bull market straordinario

L’introduzione massiccia dell’AI nel business model delle aziende tecnologiche ha cambiato radicalmente le prospettive di profitto. Le aspettative di crescita degli utili per azione (EPS) sono aumentate, portando a una riduzione dei rapporti prezzo/utili (P/E) e offrendo così nuovo carburante ai mercati. Questa ripresa è stata tanto più sorprendente se si considera che è avvenuta in un contesto di tassi in rapida ascesa.

A rendere ancora più sorprendente questo rally c’è un dettaglio spesso trascurato: l’aumento dei tassi non ha impattato significativamente il livello del debito delle società. Due sono le ragioni principali:

  • L’aumento del tasso neutrale ha reso sostenibili i costi del debito.
  • Molte aziende avevano contratti obbligazioni a lungo termine ai minimi storici nel 2020, con scadenze oltre il 2025.

Il risultato? Un mercato con costi ridotti e ricavi in forte crescita. Una condizione perfetta per un bull market.

Fino a poco tempo fa, le previsioni di crescita degli EPS nel settore tecnologico dell’S&P 500 per il 2025 erano superiori al 20%, ben oltre la media storica del 15%. Tuttavia, qualcosa si è incrinato: non tanto le stime analitiche, che restano alte, quanto il sentiment degli investitori. Il Fear & Greed Index della CNN ha segnalato un livello di «forte paura», dimostrando come l’emotività stia dominando le decisioni di mercato. Ma qual è la causa di questa paura?

L’ombra della «Trumprecessione»

Il nuovo filone narrativo che sta guidando i mercati non riguarda più la crescita degli utili, ma la politica. Si parla sempre più di «Trumprecessione», un termine che presto potrebbe essere sulla bocca di tutti. L’ecletticismo del nuovo presidente USA si è trasformato in un teatrino politico che sta erodendo miliardi di capitalizzazione dai mercati globali.

Le sue mosse sui dazi hanno già scatenato il panico tra gli analisti. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto un crollo del PIL globale a seguito di queste politiche, ben prima che la Fed di Atlanta diffondesse il controverso dato del GDPNow che ha mandato in panico i mercati. Tra l’altro, proprio la Fed di Atlanta ha poi corretto il suo stesso dato, ammettendo un errore clamoroso: non un crollo del PIL del 2.8%, ma una revisione più moderata. Tuttavia, il danno emotivo era ormai fatto.

L’assurdità del mercato attuale è tutta qui: siamo passati da un bull market basato sulla solidità degli utili a una narrativa alimentata dall’incertezza politica, con conseguenze devastanti per la stabilità dei mercati.
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Il VIX raddoppia, il mercato crolla ma...

La paura ha avuto un impatto evidente sulla volatilità. Il VIX, l’indice della paura di Wall Street, è esploso di oltre il 100% in poche settimane. Tuttavia, a livello di contrazione dell’indice S&P 500, il calo attuale del 9,80% è ancora inferiore a quello di ottobre 2023 o agosto 2024. Nonostante ciò, il panico sembra essere molto più intenso. Perché? Perché questa volta il driver non è economico, ma politico, e quindi percepito come meno controllabile.

Capitali in fuga verso mercati «illogici»

Forse l’aspetto più paradossale di questa fase di mercato è il flusso dei capitali. Solo poche settimane fa, gli USA erano considerati il motore della crescita globale, con prospettive da paese emergente grazie alla sua superiorità tecnologica. Ora, invece, i capitali stanno fuggendo verso Europa e Cina, due aree che fino a ieri erano viste come a rischio «bancarotta».

A gennaio 2025, le previsioni di crescita del PIL USA erano superiori al 2,5%, mentre l’Europa era ferma sotto lo 0,9%.

La Cina, con una crescita stimata del 5%, veniva comunque considerata in difficoltà per la sua leggera decelerazione rispetto alla media storica.

Il mercato segue il ciclo delle narrative

In ogni fase di ribasso, alla fine, saranno gli utili a determinare la direzione del mercato. Se le stime di crescita rimarranno elevate, prima o poi gli investitori torneranno a comprare. Con il tempo, la narrativa politica perderà rilevanza e lascerà spazio a quella economica.

I mercati sono ciclici, e se oggi vince il panico, domani potrebbe tornare l’euforia. Quando i mercati si accorgeranno che gli utili restano solidi, i tassi si sono ridotti e i prezzi si sono contratti, ci sarà una nuova narrativa a dominare.

A voi la parola: quale sarà la prossima storia che guiderà i mercati?