iPhone un pericolo per gli adolescenti: l’allarme arriva dagli azionisti Apple

L’iPhone-dipendenza mette a rischio la salute mentale degli adolescenti: azionisti Apple chiedono all’azienda nuove ricerche e strumenti per proteggere i giovani utenti.

iPhone un pericolo per gli adolescenti: l'allarme arriva dagli azionisti Apple

L’iPhone ha fatto guadagnare a Apple e a Wall Street centinaia di miliardi di dollari, ma adesso gli investitori chiedono alla compagnia di Cupertino una maggiore responsabilità sociale.

In 10 anni di iPhone, è scontato sottolineare l’enorme diffusione di dispositivi Apple tra i bambini e gli adolescenti, nonché l’utilizzo smodato dei social media su questi device. Meno note, invece, le prove di una possibile nocività di melafonini & co sulla salute mentale dei giovani utenti.

Così, in una lettera datata 6 gennaio l’azionista attivista Jana Partners LLC e il California State Teachers’ Retirement System, che insieme possiedono 2 miliardi di dollari in azioni Apple, hanno esortato la società californiana affinché dia ai genitori manovre maggiori di parental control e hanno chiesto che l’azienda conduca e pubblichi studi e ricerche sugli effetti provocati dall’abuso dei dispositivi mobile sulla salute mentale degli adolescenti.

“Ci sono molte prove del fatto che, almeno per alcuni degli utenti più giovani e dipendenti, l’iPhone possa avere conseguenze negative non intenzionali” si legge nella lettera. “Il crescente disagio sociale, ad un certo punto, rischierà di avere un impatto anche su Apple. Pertanto affrontare questo problema migliorerà il valore a lungo termine delle azioni”. Come riportato da Bloomberg, un portavoce Apple si è rifiutato di commentare la lettera, pubblicata in origine dal Wall Street Journal.

Gli studi su iPhone e adolescenti

Il 67% degli oltre 2.300 insegnanti intervistati ha notato che il numero degli studenti distratti negativamente dalle tecnologie digitali in classe è del 75%. È quanto emerso da un recente studio condotto dal Center on Media and Child Health e dall’Università di Alberta.

La capacità di concentrarsi sui compiti educativi è diminuita e, da quando gli smartphone sono entrati in classe, il 90% degli insegnanti è concorde nel ritenere che i problemi emotivi siano aumentati nell’86% degli studenti. Ormai niente più sport, attività all’aperto e interazioni reali tra coetanei: oggi a ricreazione o in pausa pranzo la maggior parte degli studenti si siede e gioca con lo smartphone.

Un altro studio a sostegno della tesi di JANA Partners è quello di Jean M. Twenge, psicologo e professore della San Diego State University e autore del libro iGen. La ricerca mostra che gli adolescenti statunitensi che trascorrono 3 ore o più al giorno con i dispositivi elettronici sono esposti il 35% in più a fattori di rischio per suicidio.

Inoltre i ragazzi che fanno un uso intenso dei social media corrono un rischio maggiore del 27% di cadere in depressione rispetto a chi trascorre il tempo libero per fare sport, frequentare gli amici, leggere o fare i compiti. Anche problemi di insonnia e conseguenze come ipertensione e aumento di peso sono un rischio che corre chi trascorre con il suo smartphone più di 5 ore al giorno.

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I genitori sono preoccupati

Ovviamente influiscono sulla salute mentale degli adolescenti tanti altri fattori - come i rapporti con i genitori e l’educazione familiare - ma la questione su cui la lettera pone il focus è che i ragazzi americani che utilizzano uno smartphone ricevono un cellulare all’età di 10 anni e trascorrono circa 4-5 ore al giorno (se escludiamo sms e chiamate) per giocare, chattare o navigare in internet . Il 78% degli adolescenti intervistati dichiara di controllare il telefono almeno ogni ora e il 50% riferisce di sentirsi dipendente dal proprio smartphone.

Un’indagine condotta dall’APA (American Psychological Association) su 3.500 genitori rivela che il 58% si preoccupa dell’influenza dei social media sulla salute fisica e mentale dei propri figli; il 48% conduce una “battaglia costante” nel controllare e mettere paletti al tempo trascorso dal figlio davanti lo schermo; e il 58% afferma di sentirsi come se il figlio fosse “incollato” letteralmente al proprio smartphone o tablet.

Le soluzioni adottate finora

La dipendenza degli utenti da un dispositivo è un problema che molte aziende farebbero di tutto per avere. Tuttavia quando lo smartphone diventa onnipresente bisogna trovare una soluzione. Soluzioni che leader politici e la Silicon Valley hanno cercato di adottare per limitare la sempre più crescente intrusione della tecnologia nella vita dei ragazzi.

La Francia, per esempio, si è mossa per vietare l’uso degli smartphone nelle scuole elementari e medie. Nel frattempo il co-fondatore di Android Andy Rubin (il creatore di Essential Phone, per capirci) sta cercando di applicare l’intelligenza artificiale negli smartphone perché eseguano compiti di routine senza l’intervento della mano umana.

Apple offre già diversi strumenti di parental control, come la conferma dell’acquisto da parte dei genitori per poter concludere acquisti di beni e servizi ma anche restrizioni sull’accesso ad alcune app e all’utilizzo dei dati.

Le pressioni da parte degli attivisti sono l’ultima di una serie di sfide che il gigante tech deve affrontare in questo periodo. Qualche giorno fa infatti Apple ha dichiarato che tutti i suoi dispositivi (Mac, iPhone e iPad) hanno una falla nel processore Intel che li rende vulnerabili agli attacchi hacker e al furto dei dati personali. A fine dicembre 2017 invece la società ha dovuto fare pubblica ammenda per le nuove versioni di iOS che rallentano batteria e prestazioni degli iPhone meno recenti. Per farsi perdonare Apple ha fatto sapere che sostituirà le batterie di iPhone 6, 6 Plus, 6s e 6s Plus a 29 euro anziché 89€.

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