I segnali inquietanti sul futuro dell’euro. Mario Seminerio lancia l’allarme rosso

Redazione Money Premium

9 Maggio 2026 - 11:25

L’allarme di Seminerio: arriva l’euro tedesco e l’euro italo-greco? L’euro non sostituirà il dollaro e potrebbe costarti caro

I segnali inquietanti sul futuro dell’euro. Mario Seminerio lancia l’allarme rosso
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L’Europa si trova oggi di fronte a una delle prove più delicate della sua storia recente. Mentre l’Italia continua a spingere per ottenere maggiore “flessibilità” sui conti pubblici – termine elegante per indicare nuova capacità di indebitamento – il rischio non riguarda solo la prossima legge di bilancio o le tensioni pre-elettorali. Il vero pericolo è strutturale e colpisce il cuore stesso della moneta unica.

Mario Seminerio, nel suo articolo del 5 maggio 2026 su Phastidio.net, descrive con lucidità impietosa un continente intrappolato nello Zeitgeist del deficit: governi che non possono (o non vogliono) ridurre la spesa pubblica per paura di essere travolti dal consenso populista, e che al tempo stesso temono di tassare pesantemente il capitale per non provocare fughe all’estero. Il risultato è un debito destinato a lievitare, alimentato da tassi di interesse ancora elevati.

I governi non vogliono né possono chiudere il deficit perché temono di essere travolti dal populismo tagliando le spese oppure di innescare grandi fughe tassando il grande capitale. Il combinato disposto di questa situazione è, appunto, il lievitare del debito.

La situazione non è uniforme. La Germania sta erodendo decenni di rigore fiscale per finanziare il riarmo e sostenere un welfare che scricchiola, mentre il suo settore automotive viene progressivamente cannibalizzato dalla concorrenza cinese. La Francia, invece, ottiene ripetuti rinvii da Bruxelles sui propri obiettivi di aggiustamento, grazie alla pazienza (finora) dei mercati. Ma quanto potrà durare questa pazienza, con il costo del debito che divora i capitoli di bilancio dedicati a sanità, istruzione e pensioni?

Seminerio non risparmia critiche nemmeno alle proposte più discusse in Italia, come la tassazione degli extraprofitti o l’idea di un “corralito” sui capitali:

Posso anche essere umanamente solidale con Giancarlo Giorgetti che all’Eurogruppo scala una vetrata e chiede di creare una “sacca di flessibilità” [...] una euro-tassa sugli extraprofitti (ammesso e non concesso di riuscire a definirli) sposterebbe i punti di deflusso dei capitali: dai confini nazionali a quelli dell’Unione. L’uscita avverrebbe comunque.

Il vero nodo: la sostenibilità dell’euro

Il punto centrale dell’analisi di Seminerio è però un altro, e merita di essere sottolineato con forza. Se i Paesi dell’Eurozona continuano a correre deficit strutturali per mantenere in piedi un welfare che non è più sostenuto da una crescita adeguata, per quanto tempo reggerà la costruzione europea?

Se i paesi Ue continuano a fare deficit perché devono tenere in piedi un welfare che non galleggia perché la crescita scarseggia, per quanto tempo la costruzione europea reggerà? E quale sarà il punto di pressione che diventa di rottura? Non è difficile da immaginare: è l’euro.

L’analista evoca uno scenario già discusso anni fa, ma oggi più concreto: una frammentazione di fatto della moneta unica, con un “euro tedesco” forte e un “euro italo-greco” (o franco-italiano) più debole. Separarli tecnicamente sarebbe un incubo, ma la divergenza di valori reali tra economie troppo diverse potrebbe diventare insostenibile.

Rischiamo di tornare ai tempi cupi in cui si ipotizzava una frantumazione del valore dell’euro, tra quello di paesi senza deficit e debito e quello di altri paesi in guai seri. All’epoca si diceva: ci sarà l’euro tedesco e quello italo-greco, e non potranno avere lo stesso valore. Vai a separarli.

Questo rischio arriva proprio mentre si rincorrono le narrazioni sull’euro destinato a sostituire (o quanto meno sfidare) il dollaro. Seminerio è tranchant:

Già lo scorso anno mi veniva da sorridere leggendo di politici e imprenditori che facevano la ruota per l’”euro forte” per poi mettersi a piangere per la debolezza del dollaro, che danneggia il nostro export. L’euro di Schrödinger non lo vedo benissimo. Tanto più che, di questo passo, l’export europeo farà la fine del dodo.

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