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I principali utilizzi oggi: investimenti, pagamenti, trasferimenti e stablecoin

Redazione Crypto

28 Gennaio 2026 - 10:00

Cresce l’adozione crypto in Europa per investimenti e pagamenti. L’Unione Europea ha introdotto MiCA per regolamentare il settore, alzando gli standard di trasparenza e tutela.

I principali utilizzi oggi: investimenti, pagamenti, trasferimenti e stablecoin

Le criptovalute(o “cripto”) sono asset digitali che sfruttano reti decentralizzate, spesso basate su blockchain, per trasferire valore senza passare necessariamente da un intermediario tradizionale come una banca.

In Europa, per molte persone oggi non sono più solo “roba da smanettoni”: vengono usate per investire, per spostare denaro oltre confine, per accedere a servizi finanziari alternativi e, in alcuni casi, anche per pagare.

Pensa alla vita quotidiana: la ricarica del telefono, un abbonamento online, un acquisto digitale “al volo” mentre sei in giro. In questo tipo di scenario, l’idea è che tu possa pagare con cripto anche su servizi di routine e intrattenimento, anche su portali conosciuti come AdmiralBet, senza dover ogni volta fare passaggi macchinosi.

Non significa che domani smetteremo di usare euro e carte, ma che in certi contesti le cripto diventano una rotaia in più, soprattutto quando contano velocità, semplicità e operatività internazionale.

A livello macro, l’Europa è in una fase di maturazione: da un lato cresce l’adozione retail (quante persone le possiedono), dall’altro entrano in gioco norme più chiare e prodotti più “tradizionali” (custodia regolamentata, intermediari autorizzati, strumenti di investimento).

Anche la Banca Centrale segue il tema con attenzione: la BCE, ad esempio, monitora l’esposizione e i possibili rischi, segnalando come l’interesse sia aumentato ma con impatti ancora limitati sul sistema finanziario tradizionale, almeno per ora.

I principali utilizzi oggi: investimenti, pagamenti, trasferimenti e stablecoin

Nella pratica, in Europa l’uso più comune resta l’investimento: Bitcoin ed Ethereum sono spesso le “porte d’ingresso” e molti utenti trattano le cripto come un asset ad alto rischio, con orizzonte medio-lungo o speculativo.

Accanto a questo, però, stanno crescendo due utilizzi molto concreti. Il primo è l’uso delle stablecoin, cioè token ancorati a una valuta (spesso il dollaro) che servono come “zona cuscinetto” per chi vuole rimanere nel mondo crypto senza subire tutta la volatilità.

Non a caso, il tema stablecoin è diventato così rilevante da finire al centro di discussioni regolatorie e di stabilità finanziaria anche in Europa.

Il secondo riguarda i trasferimenti: chi lavora in un paese e manda soldi in un altro, chi fa business online, chi ha necessità di muovere fondi rapidamente fuori dagli orari bancari.

Qui la “promessa” è efficienza, ma con un prezzo: serve competenza, perché errori operativi e truffe esistono eccome. In parallelo, l’UE ha alzato l’asticella con MiCA, il regolamento europeo che punta a dare regole comuni su emissione, intermediari e tutele.

È entrato in vigore nel 2023; le norme sugli stablecoin hanno iniziato ad applicarsi dal 30 giugno 2024 e il grosso del regime per i fornitori di servizi (CASP) dal 30 dicembre 2024.

I paesi europei che le usano di più e “meglio”

Quando si prova a capire quali paesi europei usano le criptovalute “di più”, la risposta cambia in base a cosa si intende davvero per utilizzo.

Se si guarda ai volumi complessivi e all’intensità del mercato, emergono alcuni nomi in modo netto.

Una fotografia recente relativa al periodo luglio 2024–giugno 2025 mostra, per esempio, la Russia come primo mercato della regione per valore ricevuto in cripto, davanti al Regno Unito, che da anni resta uno dei poli europei più solidi e influenti nel settore.

La prospettiva cambia invece quando si osserva l’adozione “di massa” in rapporto alla popolazione.

In questo caso spesso è l’Europa orientale a spiccare, con paesi come Ucraina, Moldavia e Georgia che tendono a comparire ai vertici nelle classifiche globali calcolate in modo population-adjusted. In aree come queste, le criptovalute non sono soltanto uno strumento di investimento, ma vengono considerate anche una soluzione concreta in contesti dove pesano fattori come le rimesse dall’estero, una maggiore esposizione all’instabilità economica e una familiarità tecnologica diffusa.

Accanto alla quantità, però, esiste anche un altro modo per misurare il fenomeno: la qualità dell’adozione. In questo caso entra in gioco l’infrastruttura complessiva del paese, fatta di regole chiare, operatori affidabili, aziende solide e integrazione con la finanza tradizionale.

Sotto questo punto di vista il Regno Unito continua a occupare una posizione centrale, non solo per la maturità del mercato, ma anche per l’attenzione regolatoria: la FCA monitora con continuità la diffusione delle criptovalute tra gli adulti e pubblica periodicamente analisi sul comportamento dei consumatori e sulle tendenze di utilizzo.

Al di fuori dell’Unione Europea, ma sempre dentro l’Europa “che conta” per innovazione e solidità, la Svizzera viene spesso citata come uno dei casi più strutturati. Il paese ha favorito negli anni la crescita di un ecosistema tecnologico e finanziario avanzato, con aree come Zug, nota anche come “Crypto Valley”, diventate simbolo di un approccio orientato allo sviluppo di imprese e progetti nel settore blockchain.

All’interno dell’eurozona, invece, un segnale interessante per capire la direzione del mercato arriva dai numeri sulla diffusione tra la popolazione.

Secondo risultati collegati alle indagini della BCE, la quota di adulti che possiede criptovalute nei paesi dell’area euro è cresciuta in modo significativo tra 2022 e 2024, arrivando intorno al 9% nel 2024. Un dato che suggerisce come l’interesse retail stia progressivamente uscendo dalla fase di nicchia per avvicinarsi a una normalizzazione più ampia.

Italia: qualità dell’adozione ancora da consolidare

In Italia l’interesse verso le criptovalute è cresciuto in maniera evidente e i numeri raccontano un salto netto.

Secondo quanto rilevato da Consob, la quota di intervistati che dichiara di detenere criptovalute è più che raddoppiata tra il 2022 e il 2023, passando dall’8% al 18%.

Accanto all’aumento dell’adozione, però, emerge anche un elemento critico: la scelta di entrare nel mondo crypto non sempre è accompagnata da una comprensione adeguata di caratteristiche, rischi e implicazioni pratiche.

È proprio qui che si concentra la particolarità italiana. Il mercato si è allargato, ma spesso l’approccio resta più impulsivo che strutturato.

L’ingresso avviene di frequente attraverso piattaforme immediate, app intuitive o exchange internazionali, con un’esposizione rapida alla volatilità.

Solo in un secondo momento arrivano le domande davvero decisive, come la differenza tra possedere cripto su un intermediario o in un wallet personale, il peso delle commissioni, gli aspetti fiscali, oppure la distinzione tra stablecoin, token e infrastrutture blockchain.

In altre parole, l’adozione è reale, ma la maturità complessiva del pubblico è ancora disomogenea.

Il passaggio successivo riguarda infatti la qualità dell’utilizzo: la capacità di gestire il rischio con metodo, scegliere operatori autorizzati, comprendere i meccanismi di custodia e adottare comportamenti di sicurezza coerenti.

È questo il livello in cui il mercato italiano sta ancora cercando un equilibrio più solido, perché non basta comprare criptovalute per essere davvero “dentro” il settore in modo consapevole.

Un elemento positivo, in questa fase, è rappresentato dal quadro normativo europeo. Con l’entrata in applicazione di MiCA, gli standard si alzano anche per il mercato italiano: più trasparenza, più requisiti per chi offre servizi e, almeno in teoria, uno spazio ridotto per operatori improvvisati e scorciatoie poco affidabili.

La direzione sembra chiara e punta verso una maggiore tutela e ordine del settore. Resta però un punto fondamentale: le criptovalute, per funzionare davvero come strumento utile e non come semplice scommessa, richiedono un minimo di comprensione prima dell’utilizzo, sia che l’obiettivo sia investire, sia che si voglia sfruttarle per pagamenti o per trasferire valore in modo più flessibile.

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