Quali sono i Btp migliori su cui investire oggi? Per rispondere a questa domanda è necessario analizzare con attenzione l’andamento degli indici dei prezzi al consumo all’interno della zona euro.
L’inflazione dell’Eurozona ad ottobre è scesa più del previsto al 2,9%. È Il tasso più basso da oltre 2 anni e rafforza le aspettative che la BCE non alzerà ulteriormente i tassi nelle prossime riunioni. Anche l’inflazione di fondo, che esclude l’energia e gli alimenti, è scesa in ottobre più del previsto al 4,2%, dal 4,5% del mese precedente.
Tutto come da mia previsione contenuta negli articoli scritti per Money.it qualche settimana fa, come “Su quali Btp investire ora?” e “Troppa volatilità ingiustificata sui BTP: un’occasione per comprare”.
Stiamo entrando nella era della disinflazione. Non solo in Europa, ma anche negli USA, come testimoniano i dati usciti venerdì 3 novembre sul tasso di disoccupazione e sulle buste paga.
Il dato del 2,9% in ottobre si confronta con il 4,3% di settembre e rappresenta la più lenta crescita annuale dei prezzi al consumo dell’area euro dal luglio 2021. Secondo Eurostat, l’agenzia di statistica dell’UE, questo dato è arrivato dopo che l’economia del blocco della moneta unica ha iniziato a contrarsi nel terzo trimestre ed è stato principalmente il risultato del calo dei prezzi dell’energia e dell’inflazione alimentare.
Il tasso del 2,9% di ottobre è stato inferiore alle attese degli economisti che si aspettavano il 3,1%, ed accade proprio in un momento in cui le grandi banche centrali mondiali ritengono di aver fatto abbastanza per riportare l’inflazione al 2%.
Attenzione: questo è chiaramente il momento in cui le tre principali banche centrali (la Fed, la BCE e la BeE) si rendono conto che la gran parte del lavoro è stata fatta sull’inflazione e si stanno ora muovendo verso la situazione di attesa, di stand-by e con la volontà di mantenere questi livelli dei tassi (i più alti da una decina di anni a questa parte) fermi per un periodo abbastanza lungo. Forse 6 mesi, forse 9 mesi. Per poi iniziare a tagliare i tassi.
Due settimane fa la BCE ha mantenuto il tasso di deposito di riferimento al 4%, ponendo fine alla serie senza precedenti di 10 aumenti consecutivi.
Così ha fatto anche la Federal Reserve statunitense che ha mantenuto i tassi di interesse fermi per la seconda volta consecutiva nella riunione di mercoledì scorso.
E infine anche la Banca d’Inghilterra ha fatto lo stesso il giorno dopo la Fed. Tassi invariati. I dati di due martedì fa hanno mostrato che l’inflazione al consumo nel Regno Unito è scesa al tasso più basso in più di un anno, grazie al calo dei prezzi dei generi alimentari. È in atto un processo disinflattivo su scala globale. E non poteva essere altrimenti data la ferocia con la quale negli ultimi 18 mesi le banche centrali in tutto il mondo hanno alzato i tassi di politica monetaria (vedi una analisi approfondita qui: “Tassi Fed e BCE, cambia tutto con il conflitto in Israele? Nuove occasioni d’acquisto”.
Tuttavia, alcuni economisti ritengono che lo scivolamento dell’inflazione verso il basso possa rallentare (se non arrestare del tutto) man mano che la guerra tra Israele e Hamas spinge al rialzo i prezzi dell’energia, e che l’effetto base del confronto tra i bassi prezzi dell’energia nel 2023 con gli alti livelli dei prezzi dell’anno scorso diminuisca.
In ogni caso il dato dell’inflazione di cui sopra è un dato medio dell’Eurozona nel suo complesso e copre una larga variabilità da Paese a Paese.
L’inflazione all’interno dell’Eurozona infatti va dal 7,8% della Slovacchia al -1,7% del Belgio, per l’anno che si chiude a ottobre 2023.
Ma il forte rallentamento dei prezzi riflette l’indebolimento dell’attività dell’economia della regione nel suo complesso, che secondo Eurostat si è ridotta dello 0,1% nei tre mesi fino a settembre.
È questo il punto. Se l’attività economica si riduce, si riduce l’occupazione. E quindi si riducono i consumi e gli investimenti. E quindi l’inflazione è destinata a calare ulteriormente.
Facciamo attenzione a quel dato di cui sopra: se l’attività economica si è contratta del -0,1% nel 3° trimestre del 2023, vuol dire che il dato è inferiore alle previsioni degli economisti, e si è verificato dopo che le contrazioni del PIL in Germania, Irlanda e Austria hanno compensato la modesta crescita in Spagna e Francia. L’economia dell’Eurozona è cresciuta a malapena nell’ultimo anno, mentre i consumatori e le imprese hanno dovuto affrontare 3 grossi problemi in questo frangente:
- l’aumento dei costi di finanziamento,
- l’indebolimento del commercio globale,
- la più grande impennata del costo della vita da una generazione a questa parte che sta frenando enormemente le decisioni di spesa delle famiglie.
I dati pubblicati di recente hanno inoltre confermato la Germania come una delle principali economie più deboli del mondo, dopo che il suo prodotto interno lordo si è ridotto dello 0,1% nel 3° trimestre 2023. Per contro, l’economia statunitense ha registrato una rapida espansione, con una crescita annualizzata del terzo trimestre del 4,9% la scorsa settimana. A dire il vero, i dati macro-economici degli USA continuano a stupirmi. Ma credo che, dopo l’ultimo dato delle buste paga, fra poco inizieremo a vedere una flessione anche dell’economia americana.
Quel che mi preme sottolineare qui è che l’economia dell’Eurozona è destinata a un periodo di stagnazione economica e che l’inflazione è destinata a crollare.
Entrati nel 4° trimestre, l’economia dell’Eurozona rimane quindi eccezionalmente debole, appesantita da condizioni finanziarie rigide che non hanno ancora dispiegato la loro forza ’distruttiva’.
In quali obbligazioni dobbiamo investire allora se questa è la previsione per i mesi futuri?
Dobbiamo vendere le obbligazioni legate all’inflazione. Pagheranno cedole sempre più basse nei mesi futuri. Dobbiamo comprare obbligazioni molto lunghe, 10 anni oppure 30 anni (compatibilmente con la nostra capacità di affrontare i rischi di mercato), le quali nei prossimi mesi sono destinate a rivalutarsi pesantemente, con la discesa dei tassi di interesse.
Il crollo dell’inflazione rende i BTP, gli OAT o i BUND a lunga scadenza delle occasioni uniche.
Concentriamoci però sui BTP.
Nella tabella Bloomberg qui sotto ho messo a confronto le tre principali curve dei rendimenti governativi in area euro. Come noto, la curva dei BTP (linea verde - rating BBB) si stacca nettamente al di sopra della curva francese (linea viola - rating AA) e della curva tedesca (linea blu - rating AAA).
All’arrivo della disinflazione in area euro è mia convinzione che sarà proprio la curva italiana che subirà la contrazione più forte verso il basso, al di sotto della soglia del 4%, rappresentato dalla linea orizzontale bianca. E quindi saranno proprio i BTP italiani a registrare le più alte plusvalenze. Anche perché le cedole nominali dei BTP sono generalmente più alte delle cedole nominali degli OAT francesi e dei BUND tedeschi. E quindi a parità di riduzione del rendimento a scadenza, e a parità di durata, tra due obbligazioni, quel bond con cedola nominale più alta si apprezza di più rispetto al bond con il coupon più basso.
Curve dei rendimenti governativi area euro. Durata: da 3 mesi a 30 anni
FONTE: BLOOMBERG
Livello del Tasso di interesse: scala di SX.
Linea verde: ITALIA – linea viola: FRANCIA – linea blu: GERMANIA
Guardiamo allora i BTP con cedole alte. Talmente alte che offrono una bella rendita annuale, ideale per chi voglia arrotondare la pensione e non si cura delle oscillazioni di mercato. Oppure sono ideali per chi è ancora in attività lavorativa ma vuole un flusso di cassa semestrale sufficiente ad affrontare le spese mensili di gestione familiare.
Ma consideriamo anche in un ottica di trading, cioè per gli speculatori, che un eventuale ribasso dei tassi di interessi nei mesi futuri, per esempio facendo un test di -0,50% al ribasso, si potranno produrre plusvalenze di una certa entità.
Ho scelto 3 BTP con i prezzi delle ore 16:30 di venerdì 3 novembre sul MOT: facciamo un test di ribasso dei tassi di mercato di 50bps per tutti e 3 i bond e vediamo di quanto si apprezzano in conto capitale (tramite calcolatore Bloomberg).
- BTP 5% 1.9.2040 PREZZO 102,30 RENDIMENTO LORDO A SCADENZA 4,90%
CON RIBASSO DI -0,5% AL 4,40% IL PREZZO SALE A 107,60 - ISIN: IT0004532559
- BTP 4,50% 1.10.2053 PREZZO 93,10 RENDIMENTO LORDO A SCADENZA 5,05%
CON RIBASSO RENDIMENTO AL 4,55% IL PREZZO SALE A 100,85 - ISIN: IT0005534141
- BTP 4,75% 1.9.2044 PREZZO 98,30 RENDIMENTO LORDO A SCADENZA 4,93%
CON RIBASSO RENDIMENTO AL 4,43% IL PREZZO SALE A 105,40 - ISIN: IT0004923998
I tre esempi di cui sopra bastano per evidenziare le potenzialità che in questo momento offrono i titoli di stato italiani, a lunga scadenza, in uno scenario deflattivo quale quello che si presenta per l’area euro nei prossimi 12 mesi. Non sono adatti a chi deve disinvestire nel breve termine. Né a coloro che non sopportano oscillazioni violente dell’investimento (sono titoli molto volatili). Ma devono essere comunque acquistati in un’ottica di ampia diversificazione del proprio portafoglio.
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