La classifica aggiornata dei Paesi con debito pubblico più alto al mondo, sulla base dei dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI).
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Il Giappone resta il Paese con il debito pubblico più pesante tra le grandi economie del pianeta, pari al 194,5% del PIL. Seguono Singapore (166,2%) e Grecia (146,5%). Al quarto posto c’è l’Italia, con un rapporto debito/PIL del 137,1%, davanti a Stati Uniti e Francia, che superano entrambi il 116%. In tutto sono dieci le economie, sulle 43 censite, il cui debito pubblico supera la ricchezza prodotta in un anno.
La classifica si basa sui dati della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) relativi a fine 2025 e, attenzione, lascia fuori elementi cruciali come la valuta in cui è espresso il debito, chi lo detiene, quanto costa e quanto cresce l’economia che deve sostenerlo.
La classifica dei Paesi con il rapporto debito/PIL più alto al mondo
La BRI misura il debito delle amministrazioni pubbliche (Stato centrale, enti locali ed enti previdenziali) in modo omogeneo per 43 economie avanzate ed emergenti, che insieme rappresentano la gran parte del PIL mondiale. Il debito è consolidato, quindi i prestiti tra amministrazioni non vengono contati due volte, ed è considerato al lordo, senza sottrarre le attività finanziarie possedute dallo Stato. Il rapporto con il PIL si ottiene confrontando il debito di fine trimestre con il prodotto interno lordo degli ultimi quattro trimestri.
Il vantaggio di questa fonte è la comparabilità ma il limite è la copertura, poiché mancano diversi Paesi a basso reddito, alcuni dei quali nelle statistiche del Fondo monetario internazionale hanno rapporti debito/PIL superiori a quelli delle economie avanzate. Per questo, quando si parla di «classifica mondiale», è più corretto dire classifica delle principali economie mondiali.
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| Pos. | Paese | Debito pubblico/PIL |
|---|---|---|
| 1 | 🇯🇵 Giappone | 194,5% |
| 2 | 🇸🇬 Singapore | 166,2% |
| 3 | 🇬🇷 Grecia | 146,5% |
| 4 | 🇮🇹 Italia | 137,1% |
| 5 | 🇺🇸 Stati Uniti | 116,4% |
| 6 | 🇫🇷 Francia | 116,0% |
| 7 | 🇧🇪 Belgio | 107,9% |
| 8 | 🇬🇧 Regno Unito | 102,2% |
| 9 | 🇪🇸 Spagna | 100,7% |
| 10 | 🇨🇦 Canada | 100,2% |
| 11 | 🇨🇳 Cina | 99,3% |
| 12 | 🇧🇷 Brasile | 93,3% |
| 13 | 🇵🇹 Portogallo | 89,7% |
| 14 | 🇫🇮 Finlandia | 88,5% |
| 15 | 🇮🇳 India | 83,9% |
| 16 | 🇦🇹 Austria | 81,5% |
| 17 | 🇦🇷 Argentina | 80,7% |
| 18 | 🇿🇦 Sudafrica | 79,0% |
| 19 | 🇭🇰 Hong Kong | 78,0% |
| 20 | 🇭🇺 Ungheria | 74,7% |
| 21 | 🇮🇱 Israele | 67,9% |
| 22 | 🇨🇴 Colombia | 65,3% |
| 23 | 🇲🇾 Malesia | 65,2% |
| 24 | 🇩🇪 Germania | 63,4% |
| 25 | 🇵🇱 Polonia | 59,8% |
| 26 | 🇹🇭 Thailandia | 59,1% |
| 27 | 🇳🇴 Norvegia | 54,2% |
| 28 | 🇳🇿 Nuova Zelanda | 53,3% |
| 29 | 🇦🇺 Australia | 52,1% |
| 30 | 🇲🇽 Messico | 49,2% |
| 31 | 🇰🇷 Corea del Sud | 45,7% |
| 32 | 🇳🇱 Paesi Bassi | 44,4% |
| 33 | 🇨🇿 Repubblica Ceca | 44,2% |
| 34 | 🇨🇱 Cile | 41,6% |
| 35 | 🇮🇩 Indonesia | 40,5% |
| 36 | 🇸🇪 Svezia | 34,6% |
| 37 | 🇮🇪 Irlanda | 32,8% |
| 38 | 🇸🇦 Arabia Saudita | 31,7% |
| 39 | 🇩🇰 Danimarca | 27,9% |
| 40 | 🇱🇺 Lussemburgo | 26,4% |
| 41 | 🇨🇭 Svizzera | 24,7% |
| 42 | 🇹🇷 Turchia | 23,9% |
| 43 | 🇷🇺 Russia | 18,7% |
Fonte: BRI, credito alle amministrazioni pubbliche, dati a fine 2025
Giappone, il debito più alto senza crisi del debito
Con il 194,5% del PIL, il Giappone ha un debito pubblico superiore di quasi 30 punti a quello del secondo classificato. Le stime del Fondo monetario internazionale lo collocano ben oltre il 200%. La differenza dipende dai criteri di calcolo, poiché la BRI conteggia solo titoli, prestiti e depositi, mentre il Fondo include anche altre passività, come i debiti commerciali delle amministrazioni.
Tokyo convive da decenni con questi livelli senza aver mai affrontato una crisi di finanziamento. Pesano due caratteristiche. Il debito è denominato quasi interamente in yen ed è detenuto in larga parte da investitori domestici, a cominciare dalla Banca del Giappone. A lungo, inoltre, i tassi vicini allo zero hanno reso il servizio del debito sostenibile. Il ritorno dell’inflazione e la risalita dei rendimenti stanno mettendo alla prova proprio questo secondo pilastro.
Singapore, un debito che non finanzia la spesa
Il secondo posto di Singapore va letto con cautela. Per legge, i proventi dei titoli di Stato singaporiani non possono essere usati per finanziare il bilancio. Gran parte delle emissioni è destinata al fondo pensione nazionale e il ricavato viene investito. Lo Stato detiene così più attività che passività e conserva il rating tripla A. È l’esempio più chiaro del limite di una misura lorda perché indica quanto uno Stato deve, non quanto possiede.
Grecia e Italia, il debito pubblico più alto d’Europa
Sul podio europeo ci sono i due Paesi che da quindici anni concentrano l’attenzione dei mercati sui debiti sovrani. La Grecia, terza al 146,5%, ha ridotto in modo significativo il rapporto rispetto ai massimi successivi alla crisi del 2010-2012, grazie a crescita nominale sostenuta e avanzi primari. Gran parte del suo debito è inoltre detenuta da creditori ufficiali, a condizioni agevolate e con scadenze molto lunghe.
L’Italia è quarta con il 137,1% del PIL. Il dato BRI coincide con quello della notifica Istat alla Commissione europea - a fine 2025 il debito pubblico era pari a 3.095,888 miliardi di euro, il 137,1% del PIL, con un aumento del rapporto di 2,4 punti percentuali rispetto al 2024.
Il rapporto è salito nonostante un saldo primario positivo. Secondo l’Istat, l’avanzo primario si è attestato allo 0,8% del PIL, mentre la spesa per interessi ha assorbito il 3,9% del PIL, restando invariata rispetto al 2024. È qui il nodo del debito italiano. Quando il costo medio del debito supera la crescita nominale dell’economia, un avanzo primario contenuto non basta a far scendere il rapporto. A spingerlo verso l’alto contribuiscono anche gli effetti di cassa dei crediti d’imposta edilizi, che negli ultimi anni hanno gravato sul fabbisogno più che sul deficit.
Stati Uniti e Francia, appaiati sopra il 116%
Stati Uniti (116,4%) e Francia (116,0%) occupano il quinto e il sesto posto quasi a pari merito, ma la loro posizione sui mercati è molto diversa.
Washington si finanzia nella valuta di riserva mondiale e i Treasury restano l’attività di riferimento per gli investitori globali. Il suo debito pubblico cresce però a ritmi sostenuti, con deficit superiori a quelli delle altre economie avanzate, e le principali agenzie di rating hanno già tolto agli Stati Uniti la tripla A.
Parigi, invece, condivide la moneta con altri diciannove Paesi e non controlla la propria banca centrale. La combinazione di debito elevato, deficit difficile da ridurre e incertezza politica in vista delle presidenziali ha spinto i rendimenti dei titoli francesi verso livelli che in Europa erano stati a lungo associati alla periferia, Italia compresa.
Gli altri Paesi oltre il 100%
Completano il gruppo delle economie con un debito superiore al PIL il Belgio (107,9%), il Regno Unito (102,2%), la Spagna (100,7%) e il Canada (100,2%). Subito sotto la soglia si trova la Cina (99,3%), il cui dato ufficiale non comprende per intero il debito dei veicoli finanziari delle amministrazioni locali. Proprio per questo è considerato da molti analisti una stima per difetto dell’esposizione pubblica effettiva.
Tra le economie emergenti spiccano il Brasile (93,3%), l’India (83,9%) e l’Argentina (80,7%). In questi Paesi lo stesso rapporto debito/PIL comporta rischi maggiori rispetto alle economie avanzate, perché i tassi di interesse sono più alti e una quota del debito è spesso denominata in valuta estera.
Germania e Nord Europa, la parte bassa della classifica
La Germania è 24ª con il 63,4%, poco sopra la soglia del 60% fissata dal Trattato di Maastricht. Il piano di investimenti in difesa e infrastrutture varato dopo la riforma del freno al debito è destinato però a far salire il rapporto nei prossimi anni.
I livelli più bassi tra le economie avanzate si registrano in Svezia (34,6%), Irlanda (32,8%), Danimarca (27,9%), Lussemburgo (26,4%) e Svizzera (24,7%). Chiudono la classifica Turchia (23,9%) e Russia (18,7%). In questi ultimi due casi, però, il debito contenuto non è sinonimo di solidità: riflette piuttosto l’accesso limitato ai mercati internazionali e, nel caso turco, anni di inflazione elevata che hanno eroso il valore reale del debito.
Perché lo stesso debito non comporta lo stesso rischio
Il rapporto debito/PIL è l’indicatore più citato, ma da solo non dice quale Paese sia più vicino a una crisi. Contano almeno quattro elementi.
Il primo è la valuta. Uno Stato che si indebita nella propria moneta e controlla la propria banca centrale, come Giappone, Stati Uniti o Regno Unito, è meno esposto al rischio di insolvenza rispetto a chi si finanzia in valuta estera o, come i Paesi dell’Eurozona, in una moneta comune. Il secondo è chi detiene i titoli. Un debito nelle mani di risparmiatori e istituzioni nazionali è più stabile di uno dipendente dagli investitori esteri.
Il terzo è il costo, poiché conta il differenziale tra il tasso medio pagato sul debito e la crescita nominale dell’economia e finché la crescita supera il costo, il rapporto tende a scendere anche senza grandi avanzi di bilancio. Il quarto è la traiettoria. Un debito alto ma in calo preoccupa meno i mercati di un debito più basso ma in crescita costante.
È alla luce di questi fattori che va letta la posizione dell’Italia. Il livello del debito è tra i più alti del mondo, ma per i mercati conteranno soprattutto il costo del suo rifinanziamento e la capacità di riportarlo su una traiettoria discendente.
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