Ho una plusvalenza su Bitcoin, conviene l’affrancamento?

Claudia Cervi

02/08/2023

Pagare meno tasse su Bitcoin è possibile grazie alla sanatoria prevista dalla legge di Bilancio 2023. Ecco come funziona l’affrancamento in caso di cash-out.

Ho una plusvalenza su Bitcoin, conviene l’affrancamento?

Bitcoin è cresciuto di quasi l’80% da inizio anno e molti investitori si trovano di fronte alla possibilità di realizzare una plusvalenza significativa. In questi casi, l’affrancamento diventa un’opzione allettante per ridurre l’impatto fiscale.

Con la sanatoria prevista dalla legge di Bilancio 2023, è possibile beneficiare di questa agevolazione fiscale in caso di cash-out. L’affrancamento permette di ottenere un trattamento fiscale più favorevole, consentendo agli investitori di pagare meno tasse sulla plusvalenza generata dalla vendita di Bitcoin. Vediamo come funziona questa opportunità e quali sono i requisiti per aderire a questa misura agevolativa.

Le nuove regole per la tassazione delle criptovalute

Le nuove regole per la tassazione di Bitcoin e delle criptovalute, introdotte dalla legge di Bilancio 2023, hanno portato importanti cambiamenti nel trattamento fiscale di questi asset crittografici. Innanzitutto, il termine «valute virtuali» è stato sostituito con il più ampio concetto di «cripto-attività», includendo una vasta gamma di token, inclusi gli NFT, che potrebbero essere interessati dalle disposizioni fiscali.

La tassazione sulle plusvalenze, ovvero il guadagno derivante dalla differenza tra il valore di acquisto e di vendita delle cripto-attività, resta al 26%.

Tuttavia, la soglia che fa scattare l’imposta è cambiata. Prima, si teneva conto del controvalore delle criptovalute detenute per almeno sette giorni lavorativi consecutivi durante l’anno fiscale. Ora, l’imposta si applica se le plusvalenze generate nel corso dell’anno superano i 2.000 euro, indipendentemente dall’ammontare complessivo delle cripto-attività detenute. Attenzione, per le plusvalenze realizzate nel corso del 2022 (oggetto della Dichiarazione dei redditi 2023) valgono ancora le disposizioni precedenti.

È importante notare che le plusvalenze si generano non solo con la conversione in moneta fiat (cash out) ma anche con altre operazioni a titolo oneroso, come l’acquisto di beni o servizi con criptovalute. D’altra parte, le operazioni di permuta o conversione da una cripto-attività all’altra, purché abbiano le stesse caratteristiche e funzioni, sono considerate fiscalmente neutrali e non generano plusvalenze.

Con la nuova normativa del governo Meloni, è stata introdotta una «sanatoria» per coloro che vogliono regolarizzare i cash-out effettuati prima del 1° gennaio 2022 riguardanti Bitcoin e altre criptovalute. Inoltre, la legge offre la possibilità di «affrancare» il valore delle criptovalute di cui non si possiede una documentazione adeguata sull’acquisto, pagando una tassa del 14% calcolata sul valore al 1° gennaio 2023. Questa opportunità consente (in alcuni casi) di godere di maggiori vantaggi fiscali.

Come funziona l’affrancamento delle criptovalute

L’affrancamento delle criptovalute offre agli investitori una via per regolarizzare la loro situazione fiscale. Questa opzione permette di dichiarare il valore delle cripto-attività al 1° gennaio 2023, anziché basarsi sul valore di acquisto effettivo, e di versare un’imposta sostitutiva agevolata del 14% (entro il 30 settembre 2023 prorogato con il comunicato n. 96 del MEF).

In pratica, l’affrancamento è un’anticipazione delle tasse sulle plusvalenze che si pagheranno nel 2024.

L’imposta sostitutiva può essere versata scegliendo tra due modalità:

  • in un’unica soluzione (pari al 14%) entro il 30 settembre 2023;
  • in tre rate annuali di pari importo (4,67% oltre al pagamento degli interessi nella misura del 3% sulle rate successive alla prima).

Secondo la normativa, le eventuali minusvalenze risultanti dalla rideterminazione del costo o valore d’acquisto non potranno essere dedotte dalle plusvalenze realizzate nel 2023 e nei quattro periodi d’imposta successivi, a differenza di quanto previsto per le minusvalenze ordinarie dal nuovo comma 9-bis dell’art. 68 del TUIR.

Come regolarizzare le plusvalenze ante 2022 e successive

Ante 2022

Per regolarizzare le criptovalute detenute ante 1° gennaio 2022, è importante considerare le nuove normative fiscali. Anche se non si è effettuato un cash-out, bisogna inserire la detenzione di criptovalute nel quadro RW nella dichiarazione fiscale, come richiesto dalla nuova legge di bilancio. Per gli anni precedenti al 1° gennaio 2022 è necessario sanare la situazione pagando lo 0,5% annuo sugli asset detenuti. Se invece si è effettuato un cash-out generando plusvalenze tassabili, si dovrà regolarizzare pagando il 3,5% sulle plusvalenze generate.

Per il 2022

La regolarizzazione delle criptovalute detenute nel 2022 è oggetto dell’attuale dichiarazione dei redditi (Modello redditi PF 2023), seguendo la vecchia normativa, secondo cui la plusvalenza deve essere dichiarata nel quadro RT del modello redditi, applicando l’imposta sostitutiva del 26%, solo se la giacenza media dell’insieme degli wallet detenuti abbia superato il controvalore di 51.645,69 euro per almeno 7 giorni lavorativi.

Dal 2023

Le plusvalenze su Bitcoin o su altre cripto-attività realizzate a partire dal 1° gennaio 2023 seguiranno invece le nuove disposizioni previste dalla legge di Bilancio 2023. Tuttavia, come detto in precedenza, è possibile «rideterminare» il valore delle cripto-attività possedute alla data del 1° gennaio 2023, in modo da ridurre il valore della plusvalenza realizzata nel corso del 2023. Questa operazione potrà essere fatta anche se nel corso dell’anno si è effettuato un cash-out.

Conviene davvero l’affrancamento?

Se si realizza una plusvalenza su Bitcoin nel corso del 2023 potrebbe essere conveniente l’affrancamento previsto dalla legge di Bilancio.

In particolare, se il cash-out ha portato alla realizzazione di una plusvalenza superiore a 8.340,5 euro, conviene fare l’affrancamento.

Questa opportunità può dunque risultare particolarmente vantaggiosa per gli early adopters, coloro che hanno acquistato criptovalute diversi anni fa e hanno accumulato significative plusvalenze nel tempo. Affrancando il valore delle cripto-attività, è possibile ridurre le plusvalenze e conseguentemente l’imposta dovuta.

Per esempio, chi ha acquistato un Bitcoin nel 2019 a 4.000 euro e lo ha venduto nel 2023 a 28mila euro ha ottenuto una plusvalenza di 24mila euro su cui dover pagare (nel 2024) l’aliquota del 26%. La tassa sulla plusvalenza ammonterebbe a 6.240 euro. Tuttavia, il contribuente che opta per la rideterminazione del valore di acquisto attraverso l’affrancamento può anticipare una parte delle tasse, pagando entro il 30 settembre 2.168,5 euro. Nella dichiarazione dei redditi 2024 pagherà la plusvalenza su 12.510,4 euro, pari a 3.252,7 euro. In questo modo avrà un vantaggio fiscale pari a 6.240-5.421,2= 818,8 euro.

L’affrancamento delle criptovalute solleva interrogativi sulla verifica delle dichiarazioni. Attualmente l’Agenzia delle Entrate ha risorse limitate per i controlli, ma è prudente prepararsi a richieste future. L’onere di prova non è specificato ma di solito ricade sul contribuente, quindi conservare prove e documenti certi e precisi è essenziale. Gli exchange devono fornire dati fiscali, ma alcune operazioni potrebbero non essere tracciabili.