Shahezad Contractor ha lasciato il lavoro nell’informatica per aprire Cousin’s Burger, catena statunitense di smashburger halal che ora vanta otto sedi e oltre 4 milioni di fatturato nel 2025.
Shahezad Contractor ha trascorso 24 anni nel settore informatico prima di lasciare tutto per aprire una catena di ristoranti “halal”. Oggi, a 44 anni, è fondatore e CEO di Cousin’s Food Inc., catena di ristoranti con sede a Philadelphia, in Pennysilvania, che comprende tre insegne distinte: Cousin’s Burger, Cousin’s Pizza e Cousin’s Smokehouse and Burgers. Nel 2025 i ristoranti del gruppo hanno generato complessivamente oltre 4 milioni di dollari di fatturato. Oltre alla Pennysylvania, le otto sedi di Cousin’s Burger sono distribuite anche negli Stati del New Jersey e del Delaware.
Contractor si è laureato in sistemi informativi gestionali all’Università SUNY Old Westbury e ha lavorato per quasi un quarto di secolo nel settore IT prima di cambiare strada. La svolta è arrivata nel 2023, quando un amico lo ha invitato a partecipare a un festival di cibo halal (approvato dalla regione islamica) a Philadelphia. Contractor ha preparato così degli smashburger calcolando di sfamare circa 500 persone, ma ha esaurito tutte le scorte entro le sei di sera. Da quell’episodio è nata l’idea di aprire un ristorante: il primo Cousin’s Burger ha aperto nel 2024 in partnership con Rizwan Ahmed, un ristoratore conosciuto proprio durante il festival. Attualmente l’obiettivo dichiarato è arrivare a 50 sedi e espandersi a livello internazionale.
La scommessa di un ex informatico
Shahezad Contractor aveva un lavoro stabile, ben pagato, nel settore IT. Aveva 44 anni, una famiglia da mantenere ed era l’unico percettore di reddito in casa. Eppure ha lasciato tutto per aprire una catena di ristoranti di burger halal. A pesare sulla decisione non è stata solo un’intuizione di mercato: Contractor aveva cominciato a preoccuparsi concretamente per il futuro della sua professione, convinto che l’avanzata dell’intelligenza artificiale nel settore IT stesse rendendo il suo ruolo sempre meno al sicuro.
Ha quindi deciso di prendere quello che lui stesso definisce un “atto di fede”, lasciando un impiego che ha descritto come “molto comodo” per avventurarsi in un settore, quello della ristorazione, in cui non aveva alcuna formazione specifica. Contractor non ha mai frequentato scuole di cucina: cucinare era per lui un’attività domestica, qualcosa che faceva per la famiglia e gli amici. Eppure ha trasformato quella passione informale in un’impresa commercial: “Costruire qualcosa di tuo, qualcosa che possa creare ricchezza generazionale, era davvero allettante”, ha spiegato.
L’idea imprenditoriale nata da un festival di street food
Il punto di svolta è arrivato nel 2023, quasi per caso. Un amico aveva invitato Contractor a partecipare a un festival di cibo halal a Philadelphia: lui si è presentato con degli smashburger, hamburger che vengono schiacciati sulla piastra durante la cottura, calcolando di sfamare circa 500 persone e di avere avanzi da portare a casa. Ha esaurito le scorte entro le sei di sera. L’esito era stato inequivocabile.
Da quel momento, Contractor ha cominciato a esplorare concretamente la possibilità di aprire un ristorante. Philadelphia gli sembrava la piazza ideale, essendo una città con una comunità musulmana numerosa e radicata, e un’offerta di ristorazione halal ancora frammentata e poco strutturata. Ha individuato in Rizwan Ahmed, un ristoratore conosciuto proprio durante il festival, il partner con cui avviare l’attività. Insieme hanno convertito uno dei locali di Ahmed nel primo Cousin’s Burger, inaugurato nel 2024. Da lì, l’espansione è stata rapida. In poco più di un anno, la catena ha aperto sette sedi aggiuntive, consolidando la presenza nel Nordest degli Stati Uniti.
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Ristorazione halal: un mercato ancora inesplorato
Contractor è convinto che il cibo halal resti un’area largamente sottovalutata nel panorama della ristorazione americana, poiché l’offerta mainstream è ancora limitata e il pubblico potenziale potrebbe espandersi ben oltre la comunità musulmana.
Il piatto di punta nel menù è lo smashburger: manzo Black Angus certificato halal, proveniente da una macelleria locale di Philadelphia, pressato su una piastra e condito con una miscela di spezie proprietaria e formaggio americano. Viene servito su un panino al patate leggermente tostato, con cetriolini e salsa della casa. Il prezzo varia tra i 7 e gli 8 dollari a seconda della sede, una forbice determinata principalmente dalle differenze nei costi di affitto tra le varie location.
Per Contractor, abbassare i prezzi è fuori discussione. I costi delle materie prime, definiti dallo stesso fondatore “alle stelle”, sommati alle spese di affitto e personale non lasciano margini di manovra: “Vorrei poter vendere un burger a quattro dollari, ma è semplicemente impossibile. L’economia non lo consente”.
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Obiettivi di crescita ed espansione internazionale
I piani di Contractor sono dichiaratamente ambiziosi. Nei prossimi anni punta ad aprire cinquanta sedi, con un’espansione che dovrebbe estendersi oltre i confini statunitensi: il Canada è la prima destinazione nel mirino. Il modello di riferimento sono i grandi nomi della ristorazione “casual” americana, catene che hanno saputo trasformare un prodotto semplice in un brand globale riconoscibile: “Il nostro obiettivo è diventare il prossimo In-N-Out o il prossimo Shake Shack”, ha dichiarato Contractor.
Oggi il fondatore si occupa principalmente di marketing e sviluppo del brand, oltre che dei rapporti con i partner commerciali, avendo progressivamente delegato la gestione operativa quotidiana dei locali. La gestione della qualità e della coerenza del prodotto su scala più ampia resta la sfida principale davanti a Cousin’s Burger, ma Contractor non sembra intenzionato a rallentare: “Pensiamo di non avere un tetto, andremo avanti finché qualcuno non ci dirà di fermarci”, ha dichiarato.
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