La guerra in Iran sta provocando dei disastri alle economie mondiali, tra cui una perdita di 68 miliardi di dollari al fondo sovrano più grande del mondo.
I conflitti si riflettono inevitabilmente anche sui Paesi non direttamente coinvolti, generando crisi che si estendono a macchia d’olio soprattutto dal punto di vista economico. La guerra in Iran è emblematica in tal senso, per quanto i danni principali siano sicuramente altri, arrivata in un momento di particolare fragilità e colpendo settori strategici come quello energetico. Tra le conseguenze possiamo già contare una perdita da 68 miliardi di dollari dal fondo sovrano norvegese, il più grande del mondo, nonostante la Norvegia sia spesso accusata di guadagnare grazie alle tensioni in Medio Oriente.
Anche se Oslo è impegnata in modo davvero encomiabile nel sostegno dei civili e nella compensazione degli effetti del conflitto, infatti, la sua situazione economica sta ora beneficiando della guerra in Iran. Quest’ultima, insieme alla chiusura dello stretto di Hormuz, ha fatto schizzare alle stelle i costi del petrolio, tant’è che la Norvegia ha appena registrato un record di esportazioni per il greggio. Nonostante ciò, come fatto notare Nicolai Tangen, amministratore delegato del fondo sovrano, la guerra in Iran ha causato forti perdite alla Norvegia, che comprendono gli aiuti ai civili e le misure di sostegno curate dal Paese.
Il fondo sovrano norvegese perde 68 milioni di dollari per la guerra in Iran
Il fondo sovrano norvegese è il più grande del mondo, ma nonostante ciò sta accusando duramente il colpo del conflitto in Medio Oriente. I risultati condivisi dalla Norvegia su questo primo trimestre del 2026 non lasciano spazio all’interpretazione, con una perdita da 636 miliardi di corone norvegesi, equivalenti a poco più di 68 miliardi di dollari, quasi 60 miliardi di euro. Una cifra complessivamente elevata, per quanto il suo peso sia limitato rispetto alla grandezza del fondo, che ha ancora un valore di 2.142 miliardi di dollari.
Come sottolineato da Tangen, infatti, i benefici per il fondo derivanti dalla guerra in Iran, sono ampiamente compensati dalle perdite e soprattutto dagli aiuti erogati dal Paese. Secondo l’esperto, inoltre, le maggiori entrate petrolifere portate dal conflitto sono molto inferiori rispetto agli effetti del ribasso dei prezzi azionari esteri e dal rafforzamento della corona norvegese. Il fondo sovrano ha sottolineato che il primo trimestre dell’anno 2026 ha comportato perdite per oltre 68 miliardi di dollari e rimesso trattazioni ulteriori alla classe politica, presumibilmente per mettere a tacere le polemiche sul guadagno del Paese a discapito della tragedia bellica.
Di fatto, l’export di greggio norvegese ha concluso un’impennata del +68% a marzo, come reso noto dalla Statistics Norway. La Norvegia ha toccato quote record con la guerra e la chiusura dello Stretto di Hormuz (più di 5 miliardi di euro), ma nega fermamente di aver lucrato sul conflitto.
Anche la Norvegia paga il conto della guerra
A dispetto di quanto le entrate petrolifere possano suggerire, la Norvegia sta pagando il conto della guerra come tanti altri Paesi europei e lo vediamo nel rendimento negativo del fondo sovrano, su cui ha inciso principalmente il calo di varie azioni, soprattutto tra le Big Tech statunitensi. Anche il ministro delle Finanze norvegese Jens Stoltenberg ha risposto alle critiche sui guadagni del Paese grazie alla guerra, sottolineando gli aiuti forniti agli Stati in difficoltà sia come parte dell’Onu che agendo in forma indipendente.
“Se misurati come quota del reddito nazionale, i nostri aiuti all’Ucraina sono dieci volte superiori a quelli forniti in media dagli altri Paesi occidentali” ha sottolineato Stoltenberg a Reuters, definendo la Norvegia il più grande donatore mondiale di aiuti allo sviluppo. Il ministro ha inoltre evidenziato che i guadagni sul petrolio sono inevitabilmente legati alle fluttuazioni dei prezzi, mentre il Paese ha sempre continuato ad apportare un contributo stabile e continuo.
Stoltenberg ha inoltre ribadito l’ovvio, cioè che l’economia norvegese, come tutte, beneficia inoltre di un assetto geopolitico tranquillo e pacifico, dove è possibile intrattenere rapporti commerciali e diplomatici floridi. In un modo o nell’altro, quindi, la guerra in Iran sta causando profondi disordini finanziari, proprio come altri conflitti, e perdite anche alla Norvegia.
© RIPRODUZIONE RISERVATA