Guadagni €850 l’ora con questo lavoro assurdo. Possono farlo tutti

Simone Micocci

10 Aprile 2026 - 17:52

Guadagnare fino a 1.000 dollari l’ora annusando l’alito dei cani? Dietro agli annunci virali di Spot & Tango c’è una precisa strategia di marketing.

Guadagni €850 l’ora con questo lavoro assurdo. Possono farlo tutti

Ci sono lavori che, a una prima lettura, sembrano usciti dalla mente di un bambino con molta immaginazione, eppure esistono davvero. Lo dimostrano gli annunci pubblicati di recente a New York, dove si offre un compenso fino a 1.000 dollari l’ora - circa 850 euro al cambio attuale - per svolgere attività decisamente particolari, come annusare l’alito dei cani o interagire con loro in modo molto ravvicinato.

Un lavoro dei sogni? Non proprio, piuttosto uno strumento di marketing. Non è un caso, infatti, che i due annunci, proprio per la loro particolarità, siano diventati immediatamente virali, accendendo i riflettori sul vero motivo dell’iniziativa. Dietro queste mansioni così originali - per usare un eufemismo - e dietro compensi così elevati, infatti, c’è il lancio di un nuovo prodotto dedicato all’igiene orale canina.

Più che un’opportunità di lavoro, quindi, si tratta di una trovata pubblicitaria ben studiata. Una sorta di concorso a premi, mascherato da annuncio, senza un contratto stabile ma con la promessa di un’esperienza breve e decisamente ben pagata.

Gli “annunci” di lavoro

A pubblicare le offerte è Spot & Tango, società attiva nella consegna di cibo per cani, che per il lancio dei masticabili per l’igiene dentale PupGum ha deciso di puntare su due figure decisamente fuori dagli schemi: il “Dog Kisser” e il “Dog Breath Sniffer”.

Nel primo caso, il compito è semplice quanto insolito: lasciarsi “baciare” dai cani nei parchi di New York, valutare l’esperienza e documentarla con un certo rigore. Dalla lettura dell’annuncio ne risulta un’attività quasi strutturata, con l’obiettivo di capire se - e quanto - l’alito dei cani sia “accettabile”. Il secondo ruolo è ancora più esplicito: annusare l’alito degli animali, raccogliere note dettagliate e contribuire a creare una sorta di scala di valutazione interna, con descrizioni che possono andare dal neutro al decisamente sgradevole.

In entrambi i casi non sono richieste competenze particolari. L’azienda cerca soprattutto persone che amino i cani e che non abbiano problemi a interagire con loro a distanza molto ravvicinata. Per il ruolo legato all’olfatto, viene indicata come preferibile una certa sensibilità sensoriale - come quella di sommelier o profumieri - ma resta un elemento accessorio.

A rendere il tutto ancora più interessante è il compenso: fino a 1.000 dollari l’ora, a cui si aggiungono benefit come accesso ai prodotti, merchandising e la possibilità di lavorare in un ambiente dichiaratamente “dog-friendly”. Un mix che contribuisce a rendere l’annuncio ancora più virale, attirando l’attenzione ben oltre il settore di riferimento.

Lavoro o marketing?

È qui che sta il punto. Perché, al di là della forma, questi annunci hanno poco a che vedere con una vera opportunità di lavoro. Non c’è un percorso strutturato, né una posizione stabile da ricoprire, piuttosto si tratta di incarichi temporanei pensati per generare attenzione attorno a un prodotto.

La logica è chiara: trasformare qualcosa di quotidiano - il contatto con il proprio cane - in un’attività “professionale”, dandole un valore economico elevato e, soprattutto, una forte componente narrativa. Il risultato è immediato: gli annunci vengono condivisi e fanno discutere (senza approfondire), e nel frattempo il nome dell’azienda e del prodotto resta al centro della conversazione.

In questo senso, più che lavoro, è marketing esperienziale, in cui abbiamo una strategia che utilizza persone reali per creare contenuti, e in cui il compenso elevato è parte integrante della campagna: serve a rendere l’offerta ancora più sorprendente e, di conseguenza, più virale.

Il confine tra lavoro e promozione, così, diventa sempre più sottile. E questi annunci ne sono un esempio perfetto: formalmente candidature aperte, nella sostanza uno strumento per lanciare un prodotto facendo leva sulla curiosità, e sull’effetto “non ci posso credere”.

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