Gravidanza: i permessi per visite mediche ed ecografie

Le lavoratrici subordinate in stato di gravidanza possono richiedere dei permessi specifici per prendere parte alle visite mediche o per sottoporsi ad un’ecografia; ecco una guida dedicata.

Gravidanza: i permessi per visite mediche ed ecografie

La legge (Testo Unico sulla Maternità, D.lgs. 151/2001) riserva speciali tutele alla lavoratrice in gravidanza, per assicurare a lei e al bambino una protezione adeguata.

La lavoratrice incinta, in particolare, oltre all’astensione obbligatoria dal lavoro per maternità (che generalmente parte va dai 2 mesi prima del parto ai 3 mesi successivi), ha diritto ai permessi retribuiti per sottoporsi a visite mediche ed ecografie (art. 14 D.Lgs. 151/2001).

Questo diritto è previsto per la generalità delle lavoratrici, a prescindere dal settore di appartenenza, pubblico o privato: i contratti collettivi possono comunque prevedere ulteriori permessi per le lavoratrici in gravidanza, assieme a trattamenti di miglior favore.

Ma procediamo per ordine e vediamo come funzionano i permessi per visite mediche ed ecografie: quando la lavoratrice ne ha diritto, come richiederli, quali sono gli adempimenti previsti, come sono retribuiti.

Permessi per visite ed esami in gravidanza: quando si ha diritto?

In base al Testo Unico sulla Maternità, le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l’effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici o visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro.

Rientrano tra gli esami prenatali, gli accertamenti clinici e le visite mediche specialistiche tutti quei controlli sanitari riconducibili allo stato di gravidanza della lavoratrice.

Non ha rilevanza la struttura sanitaria in cui sono svolti i controlli, per la concessione dei permessi: può essere sia pubblica che privata.

Quanto durano i permessi per visite ed esami in gravidanza?

Il permesso retribuito per controlli prenatali non copre soltanto il tempo necessario al completamento delle visite e degli esami, ma include anche il tempo impiegato per raggiungere il medico, l’ambulatorio o la struttura sanitaria, e quello necessario per rientrare in azienda o nella sede di lavoro.

In pratica, terminata la visita, o l’esame, la lavoratrice è tenuta a rientrare in servizio: se, però l’orario della visita, compreso il tempo necessario per recarsi dal posto di lavoro alla struttura sanitaria e viceversa, coincide con le uniche ore di attività della dipendente in quella determinata giornata, il permesso si configura come assenza retribuita per l’intera giornata lavorativa.

Numero massimo di permessi

Non esiste un numero massimo di visite ed esami oltre il quale i permessi non sono più concessi o retribuiti. Il numero di richieste possibili non è stabilito da nessuna norma: perché sia accordato il permesso retribuito, è dunque irrilevante il numero di richieste effettuate dalla lavoratrice nel corso della gravidanza.

Richiesta


Per usufruire dei permessi, la lavoratrice deve informare il datore di lavoro della gravidanza producendo un certificato medico. Deve poi presentare al datore un’apposita domanda e, successivamente, presentare la documentazione giustificativa che attesti la data e l’orario di effettuazione della visita o degli esami.

Il datore di lavoro può rifiutarsi di concedere i permessi?

A stabilire l’opportunità degli esami e delle visite prenatali è la lavoratrice, dietro parere del suo medico di fiducia.

Il datore di lavoro (o il dirigente, per i dipendenti pubblici) non può sindacare sulla tipologia di visita richiesta; a lui compete solo il controllo della documentazione attestante la data e l’orario di effettuazione degli esami.

I permessi, poi, non possono essere negati per esigenze di servizio, né il datore di lavoro può chiedere di recuperare le assenze.

I permessi per visite ed esami in gravidanza sono assenze per malattia?

I permessi per visite mediche ed ecografie delle lavoratrici in gravidanza sono assenze specifiche: non rientrano nelle assenze per malattia, né sono contate nel periodo di comporto (il periodo massimo di conservazione del posto per i dipendenti in malattia).

Di conseguenza, la lavoratrice assente per esami/controlli prenatali non può essere sottoposta a visita fiscale.

Le assenze per visite ed esami in gravidanza sono permessi per motivi familiari?

I permessi per visite mediche ed ecografie delle lavoratrici in gravidanza sono ricompresi nella categoria dei permessi retribuiti previsti da specifiche disposizioni legislative, come i permessi per donazione del sangue o per assolvere alle funzioni di giudice popolare.

Essendo un autonomo diritto, non devono dunque essere scomputati dai permessi retribuiti spettanti per motivi personali, come rol, ex festività e permessi brevi da recuperare, né essere considerati come permessi per motivi familiari.

Anche se i permessi non sono previsti dal contratto collettivo del settore di appartenenza, si tratta di un diritto per tutti i lavoratori, pubblici e privati: non è necessaria una specifica clausola contrattuale che li contempli.

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