Google pagherà al suo CEO 692 milioni di dollari, ma a una sola condizione

Giorgia Paccione

17 Marzo 2026 - 18:07

Il nuovo piano di remunerazione di Alphabet può portare il compenso di Sundar Pichai fino a $692 milioni entro tre anni, ma il premio dipende dal successo di robotaxi e droni per le consegne.

Google pagherà al suo CEO 692 milioni di dollari, ma a una sola condizione

Alphabet ha approvato un nuovo piano di remunerazione per il suo amministratore delegato, Sundar Pichai, che potrebbe arrivare a valere fino a 692 milioni di dollari nei prossimi tre anni.

Non si tratta però di una somma garantita: la parte più consistente del compenso dipenderà dal raggiungimento di specifici obiettivi aziendali e, soprattutto, dal successo di due progetti considerati cruciali per il futuro della società, la guida autonoma e le consegne tramite droni.

La decisione del consiglio di amministrazione conferma la volontà del gruppo di legare la leadership del manager allo sviluppo delle tecnologie più promettenti nel campo dell’intelligenza artificiale e della mobilità autonoma.

Cosa prevede il nuovo pacchetto retributivo di Sunder Pichai

La struttura del nuovo pacchetto retributivo prevede un salario base relativamente contenuto per gli standard della Silicon Valley: circa 2 milioni di dollari l’anno. La parte principale del compenso è invece composta da azioni e bonus collegati alla performance dell’azienda.

Una prima tranche di circa 84 milioni di dollari sarà distribuita nel tempo e dipenderà semplicemente dalla permanenza di Pichai alla guida della società. Una seconda componente è invece legata alla performance del titolo Alphabet rispetto alle altre grandi aziende quotate nell’indice S&P 100. Se i rendimenti per gli azionisti saranno particolarmente elevati, il valore di questa parte del bonus potrà crescere in modo significativo.

Il sistema ricalca in parte quello adottato nei precedenti pacchetti retributivi del manager, ma con una quota consistente degli incentivi collegata allo sviluppo di progetti considerati strategici per il futuro del gruppo.

La parte più interessante del piano riguarda infatti le cosiddette performance units legate alla crescita di due società controllate da Alphabet: Waymo e Wing.

Waymo è la divisione specializzata nella guida autonoma e gestisce già servizi di robotaxi senza conducente in diverse città statunitensi, tra cui San Francisco, Phoenix e Los Angeles. Il suo sviluppo rappresenta uno dei fronti più competitivi dell’industria tecnologica, dove grandi aziende stanno investendo miliardi di dollari per trasformare il trasporto urbano.

Wing, invece, lavora su un modello diverso ma altrettanto ambizioso: la consegna di piccoli pacchi tramite droni. Il progetto ha già avviato collaborazioni con grandi catene della distribuzione e punta ad ampliare la rete di negozi serviti negli Stati Uniti nei prossimi anni.

Nel piano di remunerazione di Pichai, la crescita di queste due realtà potrebbe generare bonus aggiuntivi molto rilevanti. Se le valutazioni delle società dovessero superare le aspettative fissate dal consiglio di amministrazione, la quota di incentivi collegata a Waymo e Wing potrebbe arrivare fino a circa 350 milioni di dollari.

Una mossa strategica per il futuro di Alphabet

Il maxi compenso non è solo una questione salariale, ma rappresenta anche un segnale strategico. Collegando una parte importante della remunerazione del CEO al successo di robotaxi e droni, Alphabet indica chiaramente quali sono le aree su cui intende puntare nei prossimi anni.

Dal 2015, quando Pichai ha assunto la guida dell’azienda, la capitalizzazione di mercato del gruppo è cresciuta in modo impressionante, passando da circa 535 miliardi di dollari a oltre 3.600 miliardi. In questo periodo la società ha rafforzato la propria posizione nei servizi digitali, ma ha anche intensificato gli investimenti nelle tecnologie emergenti, in particolare nell’intelligenza artificiale.

Se tutti gli obiettivi previsti dal piano saranno raggiunti entro il 2029, Pichai potrebbe diventare uno dei dirigenti più pagati dell’intero settore tecnologico. Un risultato che riflette non solo la fiducia del board nella sua leadership, ma anche la crescente competizione globale tra le big tech per dominare le prossime grandi rivoluzioni tecnologiche.

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