Incrementare il commercio bilaterale tra India e Stati Uniti fino a raggiungere i 500 miliardi di dollari entro il 2030.
Mantenere la riduzione dei dazi sull’importazione di alcuni prodotti chiave made in Usa e, se possibile, estendere ulteriormente la misura ad altri beni. Aumentare l’acquisto di materiale militare statunitense e, presumibilmente, impegnarsi ancora di più per contenere l’ascesa della Cina in Asia. Sono queste alcune delle rassicurazioni che Narendra Modi ha offerto a Donald Trump durante un faccia a faccia alla Casa Bianca.
Un incontro attesissimo che serviva a capire se Delhi sarà presto colpita dai dazi di Washington, proprio come accaduto a Canada, Messico e Cina - e come potrebbe presto accadere all’Unione Europea - e se tra i due Paesi si instaureranno nuovi rapporti diplomatici pragmatici. Sembrerebbe esserci stata una mezza fumata bianca, almeno a giudicare dall’esito della visita di Modi negli Usa.
Anche perché il primo ministro indiano ha fatto capire al tycoon di essere disposto a soddisfare, in parte, alcune condizioni per evitare tariffe commerciali che rischierebbero di affossare il suo piano di trasformare Delhi in un gigante globale. “I nostri team lavoreranno per concludere molto presto un accordo commerciale reciprocamente vantaggioso”, ha dichiarato Modi. Dal canto suo, Trump ha riconosciuto la recente decisione dell’India di ridurre i dazi su alcune importazioni, aggiungendo che avrebbe avviato colloqui sulle disparità commerciali tra i due Paesi, nella speranza di raggiungere un’intesa.
Do ut des: cosa succede tra India e USA
Queste dichiarazioni sono arrivate poche ore dopo che Trump aveva firmato un memorandum presidenziale per imporre “tariffe reciproche” alle nazioni straniere, compresa l’India. Gli Stati Uniti, faceva notare il presidente Usa, si sarebbero limitati ad applicare le stesse tariffe imposte da Delhi. Ricordiamo che la tariffa media semplice applicata dall’India nei confronti dei Paesi con la clausola di most-favored-nation ammonta al 17%, contro il 3,3% degli Stati Uniti (che ovviamente godono di questo status).
Numeri alla mano, secondo l’Office of the U.S. Trade Representative nel 2024 il totale degli scambi commerciali degli Stati Uniti con l’India ha toccato i 129 miliardi di dollari. L’anno scorso, il surplus dell’India con gli Usa, il loro secondo partner commerciale, ha raggiunto i 45,7 miliardi.
È per bilanciare valori del genere, dunque, che Washington aumenterà le vendite militari a Delhi e fornirà al partner asiatico i suoi caccia F-35. Ufficialmente, non per contenere la Cina, bensì per affrontare “la minaccia del terrorismo islamico radicale”. Modi ha inoltre dichiarato che i due Paesi collaboreranno anche allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori, concentrandosi sulla creazione di solide catene di approvvigionamento per i minerali strategici.
Un nuovo (complicato) rapporto
La visita di Modi negli Usa è avvenuta proprio nel periodo in cui Trump ha iniziato a fare pressioni sui partner commerciali degli Stati Uniti nel tentativo di imporre tariffe reciproche. L’obiettivo di Delhi è evitare di subirle. Per questo, il primo ministro indiano ha aperto le porte degli scambi commerciali nel settore della Difesa, che sono passati da quasi zero a 20 miliardi di dollari, rendendo Washington il terzo maggiore fornitore di armi dell’India (anche se la Russia resta al primo posto, seppur con una quota scesa dal 62% al 34%).
Modi ha anche incontrato il Ceo di Tesla, Elon Musk, per discutere con lui di intelligenza artificiale e tecnologie emergenti. Musk sarebbe interessato sia a lanciare Starlink in India che a far entrare Tesla nel mercato indiano; sul fronte opposto, Delhi continua a corteggiare Tesla per convincere il colosso USA a creare una fabbrica di automobili nel Paese.
Che cosa accadrà, dunque, tra Washington e Delhi? La sensazione è che l’India non possa permettersi di avvicinarsi troppo agli Stati Uniti. Pena: l’allontanamento dalla Russia e dai Paesi in via di sviluppo, oltre che l’ingresso de facto nel blocco occidentale. La Terza Via non si tocca, anche se dovranno essere fatte delle concessioni per evitare una potenziale pioggia di dazi.