Ha ancora senso investire sull’azionario emergente?

Lorenzo Raffo

20 Giugno 2026 - 12:55

Il 2026 ha evidenziato andamenti nel complesso positivi, sebbene logicamente divergenti fra le singole realtà. E ora? Sono sempre più importanti per qualsiasi portafoglio.

Ha ancora senso investire sull’azionario emergente?

Più 50% in un anno: è questa la performance di alcuni ETF sui Paesi emergenti nel loro insieme, caratterizzati da storie spesso ben diverse ma favoriti da un minore impatto delle tensioni geopolitiche rispetto alle economie occidentali. È il caso allora di verificarne le evoluzioni.

Cosa ha caratterizzato il settore nel primo semestre del 2026?

L’azionario dell’Asia ha registrato complessivamente una crescita, con il forte allungo di Corea del Sud (indice Kospi – variazione a un anno + 200,4%) e Taiwan (indice Tsec Taiwan 50 – variazione a un anno +124,2%), mercati trainati dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale. La domanda di data center e gli investimenti in conto capitale da parte dei fornitori di servizi cloud hanno contribuito alla loro crescita globale. Tecnologia, pertanto, in primo piano su tale fronte.
L’India ha messo a segno un leggero calo a causa anche delle tensioni geopolitiche (Bse Sensex – variazione a un anno -5,6%). Dopo che il governo di Nuova Delhi ha invitato a ridurre gli acquisti di oro, i significativi titoli del settore della gioielleria hanno registrato un impatto negativo. Con l’aumento poi dei dazi all’importazione di oro e argento che inciso negativamente sul comparto, storicamente importante.

In Cina (indice Shanghai Composite – variazione a un anno +21,3%) l’azionario ha retto i timori di impatti da Stretto di Hormuz ma negli ultimi tempi evidenziato volatilità, a seguito delle nuove normative sul trading. Tuttavia, i titoli dei produttori di chip sono saliti grazie a segnali di nuovi progressi nel settore. Ciò potrebbe contribuire a colmare il divario con i leader globali.
Le azioni dei mercati emergenti di Europa dell’est (lo sono ancora?), Medio Oriente e Africa hanno registrato movimenti divergenti. La prospettiva di una tregua nei combattimenti in Iran li sta però ora sostenendo, con la Borsa turca in netto rialzo (indice Bist 100 – variazione a un anno +54,7%).

Infine l’America Latina fotografa situazioni contrastanti. Le azioni brasiliane hanno rilevato negli ultimi mesi le perdite più significative nell’area ma la performance globale a un anno del Bovespa risulta ancora positiva (+22,2%). La Borsa messicana è stata altrettanto incerta negli ultimi mesi, con un +20% su base annua.

Qual è stato il migliore ETF emerging da inizio anno?

Quasi a sorpresa l’iShares Msci Emerging Markets Islamic (Isin IE00B27YCP72 – valuta di denominazione Usd), che replica l’azionario dell’indice Msci Emerging Markets conformi ai principi di investimento della Shariah. Un ETF quindi di nicchia, che si è mosso al rialzo soprattutto quest’anno, complici vari fattori politici ed economici. Attenzione però: non è quotato su Borsa Italiana, sebbene alcune piattaforme lo offrano nella versione trattata a Londra, sia in Usd sia in Gbp.

A Piazza Affari qual è stato il migliore?

L’UBS Msci Emerging ex China Socially Responsible (Isin IE00BNC0MH93 – valuta denominazione Usd): prende in considerazione solo le società con elevato rating ambientale e sociale (ESG). Ha colto la spinta in tale direzione imposta dalla politica di Pechino, che sta combattendo su tutti i fronti soprattutto l’inquinamento. La performance a un anno è risultata dell’80%, con un ottimo trend anche nel corso del 2026. Attenzione, comunque, al fatto che le dimensioni dell’Etf sono ancora modeste, trattandosi di un fondo relativamente nuovo. Dal debutto nel 2024 non ha mai messo a segno prolungate fasi negative, se si esclude una veloce ma contenuta correzione ad aprile dello scorso anno.

Abbiamo già detto di Corea e Taiwan. Cosa si può aggiungere?

Una novità importante c’è. Il mercato azionario sudcoreano si sta avvicinando a un traguardo che insegue da tempo: è l’ingresso nell’indice dei mercati sviluppati di Msci, creatore degli omonimi indici azionari, con la decisione che sarà presa nei prossimi giorni. Intanto il Kospi, arrivato a valere il 23% dell’Msci Emerging Markets, è diventato sempre più sinonimo di intelligenza artificiale, con Samsung Electronics e SK Hynix che valgono oltre la metà della ponderazione dell’indice. La volatilità messa a segno di recente, con un calo di oltre il 15% in poche sedute, ha preoccupato non poco gli investitori ma molti analisti l’hanno giudicato come un inevitabile fase di prese di profitti dopo un periodo esageratamente rialzista. Altra novità sul fronte di Taiwan: ha superato l’India, diventando il quinto mercato borsistico al mondo.

E ora?

La varietà di realtà diverse e in parte non solo decorrelate fra loro ma soprattutto da Wall Street e dalle Borse europee è stato sinora il vero motivo di interesse da parte degli investitori e soprattutto di quelli più dinamici. Adesso intervengono delle nuove opportunità più strutturali.

Di cosa si tratta?

La crescita demografica, l’urbanizzazione e l’ascesa della classe media, in particolare in India e nel Sud-Est asiatico, stanno ridefinendo i modelli di consumo. Molte riforme sono in corso per migliorare ulteriormente l’efficienza dei sistemi produttivi. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale è un tema altrettanto importante. Si prevede che gli investimenti globali nelle infrastrutture di AI raggiungeranno quasi 1.000 miliardi di dollari entro il 2030, con gran parte della spesa destinata ai semiconduttori. I mercati emergenti sono i principali fornitori e l’industria dei chips sta affrontando difficoltà di approvvigionamento che dovrebbero favorire un ulteriore aumento dei prezzi: TSMC, Samsung e Hynix dominano la relativa produzione.

Quindi emerging fondamentali in qualsiasi portafoglio?

Sì, anche perché si potrebbe evidenziare un’ancora maggiore decorrelazione rispetto alle Borse occidentali. Ormai il mondo è targato emergenti ma non sempre lo si è capito e sufficientemente adottato nella gestione dei patrimoni, piccoli o grandi che siano.

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