Giuristi in piazza contro il Governo il 17 settembre: i motivi della protesta

Riforma dell’esame di avvocato e del corso di laurea in Giurisprudenza: ecco cosa chiede l’associazione COGITA al Governo. Alla manifestazione di giovedì 17 settembre a Montecitorio sono invitati studenti, praticanti e avvocati.

Giuristi in piazza contro il Governo il 17 settembre: i motivi della protesta

Giovedì 17 settembre 2020 a Montecitorio a partire dalle ore 14.30 ha il via un’intensa giornata di protesta contro l’immobilismo e l’indifferenza del Governo verso il destino di tanti giovani che sognano di fare l’avvocato. Non solo, a scendere in piazza ci saranno anche molti studenti e neolaureati in Giurisprudenza avviliti dagli ultimi dati occupazionali, che collocano le professioni giuridiche tra gli ultimi posti.

La manifestazione è ideata e organizzata dall’associazione COGITA (Coordinamento Giovani Giuristi Italiani), un gruppo di aggregazione di laureati in Giurisprudenza, aspiranti avvocati e non, con l’obiettivo di riformare il percorso di studi e tutelare chi delle conoscenze legali vuole farne il proprio lavoro, dal pubblico impiego alla libera professione.

Tra le richieste di chi giovedì scenderà in piazza ci sono: la riforma del corso di laurea in Giurisprudenza, notizie certe sul bando d’esame di avvocato 2020 e le relative modalità di svolgimento, l’equiparazione delle condizioni dei giuristi italiani con quelle vigenti in ambito europeo.

Chiunque sostenga la linea di pensiero di COGITA è invitato a manifestare nel rispetto delle misure di sicurezza anti-Covid, con mascherina e mantenendo la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

GIURISTI OLTRE L’EMERGENZA
Manifestazione il 17 settembre 2020 dalle 14.30

Giuristi a Montecitorio giovedì 17 settembre: il manifesto di COGITA

La manifestazione di giovedì raccoglie il consenso di diverse categorie: studenti della facoltà di Giurisprudenza, praticanti avvocato che hanno sostenuto o devono ancora sostenere l’esame di abilitazione e giovani avvocati che fanno fatica ad affermarsi nel mondo del lavoro.

“Il quadro occupazionale dei laureati in ambito giuridico è drammatico. Alla formazione universitaria, manualistica ed ancorata al nozionismo, si aggiungono tempi incerti ed esiti eccessivamente aleatori per l’accesso al mercato del lavoro, in specie per la libera professione forense.”

Le evidenti difficoltà dei giuristi attraversano tutto lo Stivale senza distinzioni e il quadro complessivo - già critico prima del coronavirus - risulta fortemente peggiorato dopo i mesi di lockdown e la crisi economica che ne è scaturita.

La manifestazione del 17 settembre mira a restituire decoro alle professioni legali, avvilite da compensi troppo bassi e dati occupazionali che non rendono giustizia all’impegno e alla dedizione necessarie per concludere gli studi del diritto. Quello che si chiede al Governo è intervenire su due fronti:

  • nel breve termine rispondere all’emergenza sanitaria risolvendo i dubbi legati alla prossima edizione dell’esame di avvocato;
  • nel lungo termine rivoluzionare il percorso di studi in Giurisprudenza e la procedura dell’esame di abilitazione alla professione forense.

COGITA già in passato aveva fatto parlare di sé in seguito alla proposta di introdurre il numero chiuso a Giurisprudenza; adesso le loro richieste si sono ampliate e per la prima volta si concretizzano in una manifestazione pubblica e pacifica.

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