Giulio Sapelli sul MES: “Prenderlo ci espone alla sfiducia dei mercati internazionali”

Sfiducia dei mercati, aumento del debito e delle tasse europee. Questi saranno gli effetti del MES sull’economia italiana secondo il professor Sapelli. Che indica un’altra via

Chiunque parli di MES in Italia - che sia pro o contro - non conosce le regole europee, afferma il professor Giulio Sapelli in una pungente intervista a Money.it. E spiega, con il tono spregiudicato e preciso che lo contraddistingue, come il Meccanismo Europeo di Stabilità sia, però, a tutti gli effetti un debito, e come tale ci esporrebbe alla sfiducia dei mercati.

Sapelli sul MES: non è vero che non ha condizionalità

L’ho detto e l’ho ridetto, l’ho anche scritto. Penso quello che pensa Macron, penso quello che pensa Mītsotakīs, il primo ministro greco”, ha detto Sapelli: il MES “è un debito”, e non è vero che non ha condizionalità. Come tutti i debiti “dovrà essere rimborsato, anche se usato per la sanità”. E dunque andrà a incidere sul debito pubblico, con rischio anche di “aumento delle tasse europee”.

Il tema del MES, in Italia, secondo Sapelli è finito al centro di una discussione faziosa e bizantina: da un lato si sono schierati i partiti totalmente dipendenti dall’Europa, dall’altro i populisti, di destra o di sinistra, “che hanno fatto dell’antieuropeismo una bandiera, cosa assolutamente errata, perché l’Europa c’è e bisogna cambiarla”.

Sapelli: chi parla di MES in Italia non conosce le regole europee

Ma tutte queste persone che parlano del MES, affonda Sapelli, “non sanno assolutamente le regole europee, quelle che sanno e non dicono mentono per interesse di bottega”. Con il risultato che la discussione è ridotta a meri litigi politici, “come quelli fra 5 Stelle e partito Democratico”. Questi litigi non possono aiutare “né la popolazione, né l’obiettivo di aprire a una via riformista al cambiamento dell’Europa”.

La verità, per Sapelli, è che prendere il MES significherebbe per l’Italia di ritrovarsi esposta “gravemente alla sfiducia dei mercati internazionali. Questo spiega perché nessuna delle nazioni europee lo ha accettato”.

MES, perché non basta una lettera di Gentiloni

La vera soluzione, spiega il professore, sarebbe “l’applicazione dell’articolo 122 per il Trattato per il funzionamento dell’Unione, TFUE, varato a Lisbona, che dice che in caso di eventi catastrofici tutte le condizionalità cadono - non una semplice lettera di Dombrovskis o di Gentiloni”.

Invece, attacca Sapelli, “ci si è mossi senza nessuna competenza economica, senza nessuna strategia”, e lo stesso sta accadendo con il Recovery Fund. Lì bisognerà fare dei piani, ma “abbiamo già decine e decine di milioni stanziati e mai usati. Si fa solo propaganda per il popolo”, conclude il professore.

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