Giorgetti avverte che “il mondo è cambiato”. E il BTP, invece?

Tommaso Scarpellini

27 Aprile 2026 - 12:44

Un decimale oltre il limite UE, ma USA e Francia corrono verso deficit record. Giorgetti: «Il mondo è cambiato dal 28 febbraio». E il valore relativo dei BTP potrebbe cambiare con esso.

Giorgetti avverte che “il mondo è cambiato”. E il BTP, invece?

Il deficit italiano si è fermato al 3,1% nel 2025. Un decimale oltre il limite del 3% fissato da Bruxelles. Un decimale che, sulla carta, tiene l’Italia in procedura d’infrazione fino al 2027. Ma per chi detiene BTP o sta valutando se comprarne, quel decimale potrebbe nascondere un’evidenza che il mercato non ha ancora completamente prezzato.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha pronunciato una frase che cambia la prospettiva: «L’uscita dal deficit interessava moltissimo fino al 28 febbraio 2026. Dopo, assolutamente meno».

Il 28 febbraio è il giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran. Il giorno in cui, secondo Giorgetti, il mondo è cambiato. E quando il mondo cambia, anche il valore relativo degli asset cambia. Compreso quello dei BTP. Perché mentre gli Stati Uniti accumulano debito più velocemente che nella Seconda Guerra Mondiale, mentre la Francia resta inchiodata a un deficit del 5,1%, mentre il debito USA corre verso il 171% del PIL entro il 2055, vista così, l’Italia è relativamente messa male o bene? Non è scontata la risposta. Così come le attese sul BTP.

Il dato tecnico: deficit al 3,1%, ma il percorso racconta qualcosa di diverso

Eurostat ha certificato che nel 2025 l’Italia ha chiuso con un indebitamento netto al 3,1% del PIL. Un decimale oltre il limite, ma anche un crollo drastico rispetto al 7,4% del 2023. In due anni, il deficit italiano si sarebbe quasi dimezzato. L’uscita formale dalla procedura d’infrazione resta programmata per il 2027, ma il dato del 3,1% potrebbe collocare l’Italia già oggi più vicina ai parametri europei di quanto non lo siano Francia, Belgio, Polonia o Romania.

Il confronto europeo potrebbe essere illuminante. La Francia, una delle economie core dell’Eurozona, avrebbe chiuso il 2025 con un deficit del 5,1%. Le previsioni indicano 4,9% nel 2026 e addirittura 5,3% nel 2027, quando alcune misure fiscali temporanee scadranno. Il rapporto debito/PIL francese è al 115% e potrebbe continuare ad aumentare, raggiungendo il 120% entro il 2027.

Ma c’è un elemento ancora più rilevante per chi valuta i BTP come investimento: il debito pubblico italiano, pur elevato al 137,1% del PIL, avrebbe una traiettoria più controllata rispetto ad altri grandi paesi. E soprattutto, l’Italia avrebbe una caratteristica strutturale che molti investitori potrebbero sottovalutare: una delle posizioni nette sull’estero meno squilibrate tra le grandi economie, grazie a un surplus commerciale cronico.

La frase di Giorgetti che cambia la prospettiva

Giorgetti ha dichiarato: «Non ho chiesto la deroga al Patto di Stabilità, ma che si sia flessibili. Quel che non va è la rigidità nell’approcciare un mondo che è completamente cambiato».

Questa frase, apparentemente difensiva, potrebbe nascondere un messaggio importante per il mercato obbligazionario. Il ministro non starebbe chiedendo di sforare i vincoli all’infinito. Starebbe chiedendo margini temporanei per gestire uno shock energetico globale che colpisce tutta Europa, non solo l’Italia. E lo farebbe da una posizione di relativa forza: un deficit già vicino al 3%, un piano di rientro concordato con Bruxelles, e una credibilità costruita in anni di gestione prudente dei conti.

Il 28 febbraio 2026: quando il mondo è cambiato

Il contesto sarebbe cambiato radicalmente dal 28 febbraio 2026, quando sarebbe partito l’attacco a Iran. La produzione Opec sarebbe crollata del 27% in un mese, il più violento calo dagli anni ’80. L’inflazione europea potrebbe stare risalendo.

Per chi valuta i BTP, questo confronto potrebbe essere cruciale. I rendimenti obbligazionari riflettono il rischio percepito. Se il mercato iniziasse a prezzare il fatto che l’Italia potrebbe rientrare nei parametri europei prima di altri paesi considerati «più solidi», gli spread potrebbero comprimersi. I BTP guadagnerebbero valore. Chi avesse comprato oggi a rendimenti relativamente alti potrebbe trovarsi con titoli più preziosi domani.

Il confronto con USA e Francia: l’Italia meno pericolosa?

Giorgetti dice che «il mondo è cambiato». E potrebbe avere ragione. Ma il cambiamento non sarebbe necessariamente negativo per chi detiene BTP. In un mondo in cui gli Stati Uniti accumulerebbero $1.000 miliardi di debito ogni 71 giorni, in cui la Francia andrebbe verso il 5,3% di deficit nel 2027, in cui il debito USA punterebbe al 171% del PIL entro il 2055, un’Italia al 3,1% di deficit con traiettoria di rientro nel 2027 potrebbe apparire meno pericolosa di quanto il mercato sembri prezzare. In questo senso, il BTP potrebbe diventare uno strumento tattico, piuttosto che l’espressione negativa più estrema di un debito alto.