In Giappone la mortalità non è aumentata nonostante il Covid: ecco perché

Laura Pellegrini

26 Febbraio 2021 - 15:44

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In Giappone il numero di morti nel 2020 è diminuito rispetto all’anno precedente, le restrizioni adottate contro il Covid-19 sono riuscite a prevenire anche altre malattie respiratorie.

In Giappone la mortalità non è aumentata nonostante il Covid: ecco perché

Il Giappone ha la popolazione più anziana al mondo, ma nonostante questo il numero di morti registrati nel 2020 rispetto agli anni precedenti è lievemente diminuito nonostante la pandemia da coronavirus.

Quel che sorprende ancora di più è il fatto che da 11 anni non si registrava un calo della mortalità e proprio con l’avanzare di una nuova infezione il dato è tornato a diminuire, in controtendenza rispetto ai numeri registrati del resto del mondo.

Come spiegare questa diminuzione (seppur contenuta) avvenuta in un periodo di pandemia globale? Qual è la strategia che ha permesso al Giappone di contenere la mortalità causa Covid-19?

Giappone, nel 2020 meno morti nonostante la pandemia

Il rapporto provvisorio fornito dal Ministero della Salute del Giappone ha rilevato la morte di 1.384.544 persone nel 2020, quasi 9.400 in meno rispetto all’anno precedente, in decisa controtendenza rispetto a quanto sta accadendo nel resto del mondo. In altre parti del mondo i tassi di mortalità sono aumentati di oltre il 100%.

Il caso del Giappone dimostra come l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, già prima della pandemia diffusi in diverse zone dell’Asia, unito al rispetto delle restrizioni introdotte per contrastare la diffusione del Covid-19 (come la frequente igiene delle mani, il distanziamento sociale e la prevenzione degli assembramenti) abbiano permesso di prevenire i casi di mortalità registrati anche a causa di altre malattie respiratorie.

Oltre a questo, occorre tenere presente anche che il numero di morti per incidenti stradali è diminuito di quasi il 12% nel 2020, secondo i dati mantenuti dall’Agenzia nazionale di polizia, il dato più basso mai registrato in territorio giapponese dal 1948.

Le restrizioni aiutano a contenere i decessi da Covid

Gli esperti sono concordi nell’affermare che le restrizioni adottate dal Giappone molto prima di altri Paesi del mondo hanno permesso di contenere il numero di morti per Covid-19 (che non sono mai stati più di 29 in un giorno) o per altre patologie. Ogni anno, infatti, si stimano almeno 3mila decessi causati dall’influenza stagionale oltre a una serie di morti dovute ad altre malattie respiratore, come la polmonite.
Tuttavia, un altro dato drammatico appare in controtendenza: il Paese ha visto una recrudescenza dei suicidi, in particolare tra le donne (con un aumento del 15%).

Infine, le nascite sono diminuite lo scorso anno, suggerendo che la pandemia potrebbe accelerare lo spopolamento del Giappone. Secondo le proiezioni del Governo, infatti, la popolazione, che ora ammonta a 126 milioni, scenderà sotto i 100 milioni entro il 2053 e a 88 milioni entro il 2065.

L’andamento dell’epidemia in Giappone

Proprio per il fatto di avere una popolazione molto anziana, il Giappone era esposto ad un potenziale duro impatto derivante dalla pandemia. Tuttavia, le restrizioni preventive adottate dalle autorità locali hanno permesso di gestire l’ondata pandemica in modo estremamente efficace, arrivando a registrare un massimo di 29 morti in un solo giorno.

Nelle ultime settimane anche il Giappone, tuttavia, ha dovuto far fronte a un repentino aumento dei decessi causa coronavirus, toccando il picco di 100 morti al giorno.

Ricordiamo che la popolazione del Giappone è pari a più del doppio di quella italiana, ma i casi giornalieri registrati sono contenuti entro i 1.200 positivi (a differenza degli oltre 15mila italiani).

Il caso cinese e lo studio di Oxford

Uno studio realizzato dall’Università di Oxford ha rivelato che anche la Cina, nel primo trimestre del 2020 rispetto al medesimo periodo del 2019, aveva registrato un calo dei decessi nonostante il coronavirus ad eccezione della città di Wuhan.

Ciò rafforzerebbe l’ipotesi secondo la quale l’introduzione tempestiva di misure restrittive si sia rivelata utile nel contrastare la diffusione del Covid-19 e la mortalità a causa di questa infezione.

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