Perché l’impero giapponese del gas punta sul Sud-est asiatico

Federico Giuliani

18 Agosto 2025 - 06:54

Il Giappone, con una domanda interna di GNL in calo, rivende il gas in eccesso puntando sul Sud-est asiatico.

Perché l’impero giapponese del gas punta sul Sud-est asiatico

Il Giappone è uno dei maggiori acquirenti mondiali di GNL (gas naturale liquefatto), possiede una rete avanzata di terminali di rigassificazione, navi metaniere e infrastrutture di stoccaggio. E ancora: è pienamente integrato nelle catene globali del gas, investe in progetti all’estero, stipula contratti a lungo termine, influenza i prezzi.

Il motivo è presto detto: Tokyo non ha risorse naturali proprie ed è costretto ad importare quasi tutta l’energia che consuma. Tra i principali fornitori troviamo Australia (il fornitore principale), Qatar, Stati Uniti, Malesia, Russia (da Sakhalin-2, anche dopo la guerra in Ucraina, ma in quantità ridotte), Indonesia.

Come ha spiegato East Asia Forum, da quando ha ricevuto la sua prima spedizione di GNL nel 1969, il Giappone è cresciuto fino a diventare un colosso globale di gas naturale liquefatto con il risultato che adesso Tokyo si sta evolvendo in un hub commerciale regionale. Alla luce del calo della domanda interna, infatti, questo Paese ha iniziato a esportare il GNL in eccesso e a investire in infrastrutture del gas, soprattutto nel Sud Est Asiatico.

Il Giappone nel grande gioco del gas

L’uso di GNL in Giappone si è ridotto per il ritorno del nucleare, l’espansione delle energie rinnovabili e il rallentamento demografico ed economico del Paese. Le grandi utility giapponesi dispongono inoltre di contratti su volumi che non riusciranno a usare, e stanno quindi sviluppando la capacità di rivendere lo strategico materiale oltre i confini nazionali.

Per non perdere denaro, dunque, questi player cercano nuovi sbocchi di mercato: il Sud Est Asiatico è ideale perché la domanda da quelle parti è in crescita. Tokyo sta promuovendo investimenti in infrastrutture energetiche per spingere l’uso del gas.
Presentati come parte della transizione verde, questi investimenti sono in realtà motivati da interessi economici e geopolitici, ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili nella regione e aumentano l’esposizione alla volatilità dei prezzi globali del gas. Dai terminali di rigassificazione a centrali a gas in Vietnam, Indonesia, Filippine e altri Stati, il Giappone punta a coltivare nuova domanda di GNL su mercati emergenti.

Il dilemma energetico di Tokyo

Come ha scritto Reuters, il Giappone è di nuovo al centro dell’attenzione per i produttori di gas naturale liquefatto perché il boom dell’intelligenza artificiale, l’aumento dei costi per un’energia più pulita e un nuovo piano energetico nazionale stimolano l’interesse per accordi a lungo termine sul GNL.

I data center utilizzeranno enormi quantità di energia per sostenere il boom dell’intelligenza artificiale, mentre il settimo piano energetico strategico del Giappone, presentato a febbraio, ha individuato il gas come un combustibile di transizione realistico per raggiungere l’obiettivo nazionale di zero emissioni nette di carbonio entro il 2050 e «un’importante fonte di energia anche dopo la neutralità carbonica».

“Ci aspettavamo che la domanda di elettricità in Giappone sarebbe diminuita, ma la crescita dei data center sta invertendo questa tendenza”, ha dichiarato a Reuters Yukio Kani, CEO globale di JERA, il principale produttore di energia e acquirente di GNL del Paese. “Se vogliamo soluzioni rapide per i data center, il Giappone ha bisogno del GNL. Questo è un cambiamento esterno”, ha aggiunto.

L’aumento dei costi ha inoltre offuscato le prospettive per i combustibili alternativi come l’idrogeno e l’ammoniaca, ha affermato Kani. Il piano energetico giapponese prevede che la produzione di energia aumenterà tra il 12% e il 22% rispetto ai livelli del 2023, raggiungendo una quantità compresa tra 1.100 e 1.200 terawattora nel 2040. Secondo le previsioni dell’Agenzia Internazionale per l’Energia, entro il 2030 il consumo dei data center giapponesi aumenterà dell’80%, ovvero di circa 15 Twh.

Per alimentare questa crescita, Morgan Stanley prevede che le importazioni di GNL del Giappone aumenteranno fino a 78 milioni di tonnellate nel 2030, con l’aumento della produzione di energia a gas e gli elevati costi di produzione di energia solare ed eolica.

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