Genitori si possono rifiutare di mandare il figlio a scuola?

Isabella Policarpio

11 Gennaio 2021 - 11:43

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Rientro in classe a singhiozzo per molti studenti. Ma anche i genitori sono divisi: c’è chi chiede la fine della DAD e chi, invece, ritiene che il ritorno in classe sia troppo pericoloso. Ecco rischi e sanzioni se un genitore rifiuta di mandare il proprio figlio a scuola.

Genitori si possono rifiutare di mandare il figlio a scuola?

In molte regioni, il 7 e l’11 gennaio hanno segnato il rientro a scuola per migliaia di studenti delle elementari, medie e superiori, anche se alcuni governatori hanno deciso di posticipare il ritorno in classe.

Il clima di confusione generale si ripercuote negativamente anche tra i genitori; non di rado, c’è chi rifiuta di mandare i figli a scuola poiché non si fida delle misure preventive adottate, specialmente il distanziamento in classe e sui mezzi di trasporto.

Il problema della riapertura degli Istituti riguarda soprattutto gli studenti delle scuole superiori. Questi torneranno in presenza il 18 gennaio nel Lazio, il 24 gennaio in Lombardia, il 25 in Emilia Romagna e Campania, il 31 in Friuli Venezia Giulia, Marche, Veneto e Calabria.

Ma cosa rischia chi non manda i figli a scuola dal punto di vista civile e penale? Spieghiamo cosa dice la legge.

Un genitore può rifiutare di mandare il figlio a scuola? Fino a quando è previsto l’obbligo?

In Italia è obbligatorio mandare i figli a scuola per almeno 10 anni nella fascia di età compresa tra i 6 e i 16 anni, quindi a partire dalla scuola elementare.

Tuttavia, la paura del coronavirus potrebbe aggravare il problema - già radicato nel nostro Paese - dell’abbandono scolastico.

Questo perché alcuni genitori potrebbero decidere di non mandare i figli a scuola per paura che vengano contagiati e possano a loro volta diffondere il virus a casa o perché contrari alle misure di prevenzione adottate (mascherine e distanziamento sociale).

Per i genitori di bambini piccoli che frequentano il nido o la scuola materna non è prevista nessuna sanzione in caso di rifiuto, dato che queste non sono obbligatorie.

Le cose cambiano per gli alunni delle elementari, che è considerata scuola dell’obbligo: i genitori che non mandano i figli alle elementari commettono il reato previsto dall’articolo 731 del Codice penale. Tale divieto è a sua volta integrato da leggi e regolamenti successivi che ne hanno esteso la portata fino alla scuola secondaria di primo grado.

Per completezza, però, va detto che nel 2007 (D.M. n. 139) il legislatore ha eliminato le sanzioni previste per i genitori che rifiutano di mandare i figli alle scuole medie, ma ciò non impedisce al Preside e alle altre Istituzioni di intervenire se ritengono che siano stati lesi i diritti del minore.

Stesso discorso per le scuole secondarie di secondo grado (ovvero le superiori). L’obbligo scolastico si esaurisce a 16 anni, ma ciò non toglie che le autorità scolastiche possano richiamare i genitori che rifiutano di mandare i figli a scuola, anche se raramente scattano conseguenze penali.

L’obbligo di indossare la mascherina in classe

Oltre al distanziamento tra i banchi, altro presidio di protezione a scuola è la mascherina, obbligatoria per gli studenti a partire dalla scuola elementare, insegnanti e personale ATA. Questa viene fornita giornalmente dall’Istituto e gli studenti che non la indossano possono ricevere note, ammonizioni o, nei casi più gravi, essere allontanati dall’aula.

La mascherina protettiva, tuttavia, non è obbligatoria per i ragazzi che hanno determinate patologie incompatibili con le stesse. Queste devono essere certificate dal medico.

Mezzi pubblici

Per agevolare il rientro in classe in sicurezza, la normativa nazionale prevede il contingentamento dei posti sui mezzi di trasporto pubblico, problema sentito soprattutto dai ragazzi delle scuole superiori, che ne fanno maggiore utilizzo.

Per questo regioni ed enti locali sono tenuti ad implementare il numero delle corse e a far rispettare la capienza del 50% sugli autobus. Non avrebbe senso, infatti, rispettare il distanziamento a scuola e non suoi mezzi di trasporto per raggiungerla.

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