Siamo certi che l’esperienza sia sempre positiva nell’indicarci i comportamenti opportuni da tenere? O forse invece, con il suo bagaglio di certezze, ci induce più spesso in errore? Nella vita, come in ogni nostra attività o relazione, sono essenziali alcune caratteristiche: l’intuizione, la logica, una solida preparazione e certamente l’esperienza. Ognuna di queste, senza l’altra, perde significato. Tra tutte in alto troviamo la logica, e senza questa ogni cosa non ha alcun valore, diventa inutile.
C’è tuttavia un’altra caratteristica che dovrebbe amalgamare il nostro modo di essere, plasmare una persona per farne un unicum solido ed affidabile, in definitiva uomo maturo. Ed è l’umiltà.
Peccato che noi boomers l’umiltà non sappiamo neanche cosa sia, ne siamo privi, e pensiamo che l’esperienza possa da sola sopperire alla scarsa preparazione, e che ci possa dare le chiavi giuste per capire il mondo, sapere cosa è giusto o sbagliato, guidarci nelle scelte di ogni giorno. Siamo n realtà solo dei presuntuosi, spesso arroganti, chiusi nelle nostre certezze che, in un mondo che cambia, non hanno prospettiva e futuro e hanno come unica prospettiva il fallimento.
Io sono di diritto un boomers, essendo nato nel 1961. In trent’anni di Consulenza Finanziaria, questa è stata rivolta in prevalenza a miei coetanei, oggi sessantenni. La fascia di età prevalente di chi affida a me la gestione dei Patrimoni, come rilevanza e numero di individui, è tra i 50 e gli 85 anni. Ed è lì che ci sono i soldi, quelli veri.
Da qualche tempo hanno però iniziato a rivolgersi a me ragazzi nella fascia di età tra i 25 ed i 40 anni, i millennials e la generazione z, ed ho notato alcune evidenti differenze non solo caratteriali, ma anche di priorità e valori tra le generazioni, un differente rapporto con il patrimonio, una considerazione diversa e matura del lavoro, l’importanza per il risparmio, la pianificazione e, soprattutto, una caratteristica molto bella, fatta di rispetto, riconoscimento del lavoro e del ruolo degli altri, della competenza. Ho trovato infine la caratteristica più importante, che è l’umiltà.
In quella età si pongono le basi per il futuro: si pensa a costruire, si progetta. Si cerca un piano e delle regole da rispettare perché, se il domani va costruito, meglio anche proteggerlo, prendersene cura, dedicare tempo studio e attenzioni a ciò che sarà il nostro luogo negli anni che verranno.
Si sogna? Anche, certo che si sogna. Ma la prima sorpresa è che, ad occhi aperti su ciò che è più improbabile, trovo solo i boomers, molto meno i loro figli ed i loro nipoti. Perché loro, i ragazzi, sono molto più pragmatici, concreti, attenti all’efficacia e meno inclini a credere alle favole che si raccontano.
Abbiamo una generazione di ragazzi intelligenti, svegli, attenti, consapevoli e, soprattutto, rispettosi.
Noi boomers invece commettiamo l’errore di dare molte cose per scontato: un consiglio in più ricevuto, la soluzione di un problema complesso, qualche ora non prevista alla scrivania a cercare una via d’uscita, l’attenzione che ci viene dedicata con la cura dei dettagli: tutto spesso viene considerato dovuto, scontato, quasi un diritto. Spesso non siamo consapevoli di quanto lavoro c’è dietro un’analisi, quanto si è dovuto lavorare per arrivare all’essenza, quante ore ci sono dietro una soluzione semplice, e dimentichiamo che “qualunque stupido può fare una cosa complessa, ma ci vuole un genio per farla semplice”,come ricorda Ray Dalio.
Un ragazzo? Tutto cambia: apprezza ogni minimo segnale rivolto a lui, il tempo che gli dedichi comprendendone il valore, riconosce la passione che metti nel lavoro e l’impegno per arrivare ad una proposta ben fatta. Riconosce la competenza, le qualità delle analisi, gli aggiornamenti, il tuo lavoro, comprende che tutto questo si tradurrà in scelte adeguate ed in una gestione efficace dei suoi interessi per la salvaguardia del suo benessere.
E poi, soprattutto, ti dice grazie e lo fa con il cuore.
Molti boomers siamo convinti che i ragazzi tra i 25 ed i 40 anni siano interessati più al digitale, alle risposte che si ricavano da Chat GPT, dalle app dedicate: in realtà hanno un rapporto più sano con l’intelligenza artificiale, la utilizzano nei modi corretti e solo a supporto del loro lavoro che non potrà mai essere sostituito da un computer. E quando cercano un consiglio professionale, si mettono alla ricerca di qualcuno qualificato, dedicano tempo a questa fase seguendo un metodo e informandosi personalmente, e poi si rivolgono a chi ha competenza e dedica loro le giuste attenzioni. E decidono scelgono, non rimandano. E danno un grande valore alla nostra unica ricchezza, il tempo.
Il passaggio generazionale in ogni campo sarà un’opportunità, abbiamo nuove generazioni che renderanno questo mondo migliore. Impariamo a riconoscerli, valorizzarli, doniamo quel che ci resta, perché da quei “grazie” ricevuti ci torna indietro un soffio di vitalità e freschezza.