Il gender gap si vince con la cultura dei valori aziendali. Intervista ad Annarita Egidi

Antonella Coppotelli

09/06/2022

09/06/2022 - 09:17

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Lealtà, integrità, onestà e perseveranza: sono i valori aziendali di Takeda che da sempre fanno emergere le capacità di tutti e minano alla base il gender gap.

C’è ancora molto da fare per l’equilibrio di genere nelle aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni. Lo riporta anche il Global Gender Gap del 2021 presentato al World Economic Forum che, senza tanti giri di parole, dimostra come un’altra generazione di donne debba ancora attendere per arrivare alla parità di genere.

World Economic Forum
Global Gender Gap del 2021

Esistono, però, delle eccezioni dove a farla da padrone sono i valori che animano l’impresa e che vengono applicati a cascata a tutto il management e ai propri dipendenti senza che questo comporti discriminazioni o squilibri su chi debba essere a capo della plancia di comando.

Ne abbiamo parlato in una lunga chiacchierata con Annarita Egidi, Managing Director di Takeda Italia, una delle multinazionali biofarmaceutiche più grandi al mondo specializzata, tra le altre cose, in malattie rare, che ha annunciato a marzo il proprio piano di sviluppo industriale da qui al 2025, che prevederà un investimento di oltre 270.000 milioni di euro su territorio nazionale e circa 150 nuovi posti di lavoro.

La Egidi è il terzo amministratore delegato donna della branch italiana e, a differenza di altre realtà, la presenza femminile nella sua azienda è di circa il 47%: una sorta di unicum anche se è ancora lontano il giorno in cui la considereremo la normalità e volgeremo la nostra attenzione altrove.

Viene da chiedersi, quindi, perché in alcune realtà sia possibile e in altre ancora si arranchi. Una delle risposte risiede proprio nel set di valori che connota ciascun azienda, assorbito, di conseguenza, nel DNA lavorativo di ogni membro e che ci porterà, come sottolinea Annarita Egidi, a:

«Non contare più gli amministratori delegati donna consecutivi così come non si conteranno più gli uomini.»

Alle aziende, quindi, non solo è affidato il compito di valorizzare le peculiarità dei propri dipendenti ma anche quello di capire e agire, laddove si crei il problema, perché le donne subiscano una battuta di arresto nel loro percorso professionale o si trovino costrette a operare una scelta tra vita privata e lavoro.

Per il comparto sanitario pubblico e privato e farmaceutico, lo scenario restituito dai dati del Ministero dell’Economia, vede una presenza femminile del 60% ma solo il 16,7% ricopre posizioni apicali. Uno squilibrio non da poco se si tiene conto che la forza lavoro femminile è il doppio di quella maschile.

A tale proposito si è costituita Leads, Donne Leader in Sanità, un’associazione aperta a tutti con la mission di promuovere la leadership femminile in sanità, che ha dato vita in collaborazione con l’Università LUISS - Guido Carli all’Osservatorio sull’equità di genere della leadership nel settore sanitario con lo scopo di monitorare e favorire la parità di genere nelle organizzazioni pubbliche e private nel settore sanitario in Italia e che Takeda ha deciso di sostenere.

Questo è un tempo in cui si può e deve fare molto, il periodo della pandemia, obtorto collo, ha visto ridisegnare tempi e spazi di lavoro e per molte persone (in particolar modo le donne) la quotidianità casalinga è divenuta più onerosa del previsto dovendosi districare tra impegni professionali e familiari, creando poi un collasso o decisioni drastiche.

Un problema, alla fine, non solo per chi lascia eventualmente il lavoro ma anche per le imprese che, di contro, rischiano di perdere risorse e know-how professionale da dover reintegrare; ma come sostiene la Egidi:

"Ogni persona ha un talento, le aziende devono creare le condizioni per valorizzarlo.”

Un primo ma fondamentale passo per ridurre ogni disparità e mettere la persona al centro di ciascun processo.

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