La lenta marcia dei fondi pensione si sta protraendo anche nel 2025, a metà anno le posizioni in essere complessive sono state pari a 11.419.753, in crescita del 2,6% rispetto a dicembre 2024 quando erano state pari a 11.128.123. Gli iscritti sono pari a 10,3 milioni.
Le tendenze delle singole forme pensionistiche confermano il rallentamento delle iscrizioni ai Pip che a giugno sono state pari a 3.908.721 con una crescita dell’1,1% nel primo semestre 2025, la più bassa tra le forme pensionistiche. Si tratta di un dato inferiore a quello dell’altra tipologia di forma pensionistica di mercato, i fondi pensione aperti, che nello stesso periodo è cresciuta del 3,9% (in valori assoluti, tuttavia, il numero di posizioni in essere nei Pip rimane superiore a quello nei fondi aperti: 3.908.721 vs. 2.165.332).
Numero posizioni in essere
Fonte: COVIP
I fondi negoziali sono aumentati del 3,9%, ancora una volta tale crescita è da ascrivere in modo sostanziale ai meccanismi di adesione automatica introdotti nei contratti collettivi di alcuni settori, in particolar modo nell’edilizia e nel pubblico impiego. Infatti, sono ancora il fondo rivolto al settore edile (Prevedi, +58.100 nuove posizioni in essere), destinatario dell’adesione contrattuale di lavoratori attraverso il versamento di un contributo, ancorché di importo modesto, a carico del solo datore di lavoro, e il fondo del pubblico impiego (PerseoSirio, +20.600 posizioni in essere) a contribuire di più alla crescita del numero delle posizioni. Da rimarcare, nel semestre, le progressioni fatte registrare da Fon.Te. (dipendenti delle aziende del terziario-commercio, turismo e servizi) e da Cometa (dipendenti delle aziende metalmeccaniche, orafe, argentiere e degli impianti e affini), pari, rispettivamente, a +17.100 e a +14.500 nuove posizioni in essere.
Le risorse destinate alle prestazioni sono cresciute del 2,5% rispetto a dicembre 2024, attestandosi a 249,6 miliardi rispetto ai 243,4 miliardi di fine 2024. L’incremento è stato determinato per circa tre quinti dal saldo positivo della gestione previdenziale (differenza tra contributi incassati e prestazioni erogate) e per la parte rimanente dal risultato della gestione finanziaria, tornato positivo per effetto del recupero delle perdite registrate a seguito dell’andamento sfavorevole dei mercati finanziari nel primo trimestre.
L’attivo netto è di 77,3 miliardi di euro nei fondi negoziali, aumentato del 3,6% rispetto alla fine dell’anno precedente; si attesta a 39,2 miliardi nei fondi aperti e a 56,2 miliardi nei Pip, rispettivamente, il 5,2% e il 2,7% in più nel confronto con fine 2024.
Risorse destinate alle prestazioni
Fonte: COVIP
Il primo semestre 2025 ha registrato rendimenti mediamente più positivi per i fondi aperti (+2%) rispetto ai fondi negoziali (+1,5%). Nel caso dei Pip la redditività media è stata negativa per 20 bps.
Il profilo di rischio delle linee d’investimento ha influenzato in modo significativo la redditività delle differenti tipologie di comparti, con una maggiore profittabilità per le linee a maggiore investimento in titoli di capitale. Tra i fondi aperti le linee azionarie hanno registrato un rendimento del 3,1% mentre i comparti obbligazionari puri hanno conseguito un rendimento di 60 bps. Nei Pip la situazione è stata più volatile, se da una parte le unit linked azionarie hanno segnato un rendimento medio leggermente positivo (0,3%), quelle bilanciate hanno conseguito perdite pari a 100 bps. Il rendimento delle gestioni separate è inferiore a 1%.
Tra i fondi negoziali la variabilità appare minore, con un delta di 50 bps tra le linee meglio performanti, quelle azionarie (+1,8%) e quelle con ritorni più contenuti, garantite e obbligazionarie pure (1,3% in entrambi i casi).
Nel periodo che va da inizio 2015 a giugno 2025 (10 anni e 6 mesi) i rendimenti medi annui composti delle linee a maggiore contenuto azionario oscillano tra 440 bps (fondi negoziali) e 470 bps (fondi aperti), sempre al di sopra del tasso di inflazione (1,9%). Per le linee bilanciate i rendimenti medi sono compresi tra 160 bps (Pip) e 270 bps (fondi aperti), sempre sopra al tasso di inflazione ad eccezione dei Pip. Le linee garantite e quelle obbligazionarie mostrano invece rendimenti medi in prevalenza inferiori all’1%; le gestioni separate dei Pip hanno conseguito un rendimento medio pari a 1,6%, valori inferiori al tasso di inflazione e alla rivalutazione del Tfr.
Uno stile di gestione della posizione individuale basato su un’ottica life cycle consente quindi di beneficiare della maggiore redditività degli investimenti in equity rispetto a quelli obbligazionari, contribuendo in modo sostanziale all’adeguatezza della prestazione pensionistica, soprattutto nel caso delle coorti di età più giovani.
Rendimenti netti medi
Fonte: COVIP
leggi anche
5 azioni di Piazza Affari da seguire a settembre