Fincantieri lancia l’allarme: non troviamo gente che venga a lavorare da noi

Fincantieri: l’amministratore delegato Giuseppe Bono fa il punto sull’avanzamento dei lavori della ricostruzione del Ponte Morandi di Genova e rivela che l’azienda non riesce a trovare nuove risorse

Fincantieri lancia l'allarme: non troviamo gente che venga a lavorare da noi

«Nei prossimi 2-3 anni avremo bisogno di 5-6mila persone, non so dove andare a trovarle. Non troviamo gente che venga a lavorare da noi». Con queste parole l’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono durante la conferenza organizzativa nazionale della Cisl, lancia l’allarme sulle difficoltà sempre più costanti che sta riscontrando l’azienda nel reperire e inserire nuove risorse.

Una difficoltà a cui l’azienda guidata da Bono deve porre assolutamente rimedio visto che Fincantieri è e sarà per altri 10 anni il riferimento della Marina Militare italiana.

E lo sarà attraverso il ruolo dello stabilimento Fincantieri del Muggiano prima e dell’Arsenale navale poi. Infatti tutte le navi, compresa la prossima unità polivalente che sarà trasformata in portaerei, saranno costruite da Fincantieri e con precisione nel golfo di La Spezia, dove tra l’altro è stato varato il primo dei nuovi pattugliatori polivalenti d’altura, ovvero il Thaon di Revel.

Fincantieri: pronti a ricostruire il Ponte Morandi

Durante la conferenza organizzativa nazionale della Cisl, l’amministratore delegato di Fincantieri ha fatto anche il punto sullo stato di avanzamento dei lavori per la ricostruzione del Ponte Morandi, crollato ormai quasi un anno fa, il 14 agosto 2018.

“Se non si smaltiscono le macerie del Ponte Morandi è difficile iniziare con la costruzione. Noi stiamo facendo nei nostri cantieri tutte le attività che possiamo fare. Appena si potrà partire noi siamo pronti. Sulle tempistiche bisogna chiedere al commissario e sindaco di Genova Marco Bucci”.

E proprio per velocizzare la demolizione dei resti del Ponte Morandi, il comune di Genova ha concesso alle aziende che si occupano di tale attività di fare più rumore, anche di notte.

Per quanto riguarda le emissioni sonore si andrà da un minimo di 60 decibel da mezzanotte alle 6 del mattino, a un massimo di 80 decibel nelle ore di attività più intensa.

Inoltre, alla fine dei 60 giorni di durata della deroga, le aziende dovranno far pervenire una «verifica fonometrica assistita», ossia un’indagine più accurata di un semplice monitoraggio.

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