Le Ferrovie russe sono in crisi, ma le tentano tutte. Quest’anno vendono quasi la metà della compagnia di trasporto merci, ormai in declino.
Le Ferrovie russe (Rdz) vendono il 49% della loro compagnia ferroviaria merci, in un maxi programma di risanamento previsto per il 2026 per un valore complessivo da 713,6 miliardi di rubli. Tanto è stato dichiarato a Kommersant da varie fonti informate sul progetto di Russian Railways, il secondo maggiore operatore ferroviario dell’intera Russia, a quanto pare pronto a cedere quasi la metà della sua Federal freight company (Fft). Una vendita che dovrebbe fruttare circa 44 miliardi di rubli, con il prezzo calcolato in base alle performance finanziarie di Ftc nei primi tre trimestri del 2025.
Per concludere l’operazione sarà aperta un’asta in questa primavera, con criteri di idoneità stabiliti proprio dalla compagnia ferroviaria statale. Non è una vera sorpresa considerando la crisi del settore di trasporto merci, tant’è che molti temono le conseguenze di un acquisto da parte dei concorrenti dell’azienda, che di fatto sono potenziali acquirenti. Secondo gli analisti, tuttavia, questo rischio è molto limitato visto che non viene ceduta una quota di controllo e l’andamento di Rdz non è dei più appetibili.
È assai più probabile, concordano gli esperti, che il 49% della Fft sia acquistata a scopo di investimento, puntando alla rivendita delle azioni non appena ci sarà un miglioramento nel settore ferroviario, oltre che sui dividendi nel più breve pericolo. Resta una prospettiva traballante, visto che il declino del trasporto merci è dovuto a una crisi strutturale e multifattoriale difficile da risolvere indipendentemente dalla situazione geopolitica.
La crisi del trasporto merci in Russia
Il traffico ferroviario in Russia è ai minimi storici, seguendo di pari passo la crisi che attraversano pressoché tutti i settori dell’economia civile nazionale. Come confermato dai dati di Rosstat, il 2025 appena terminato si è rivelato un anno ancora più duro del precedente, che già aveva segnato un record: il carico ferroviario più basso dal lontano 2009. Con un ulteriore calo del 7% soltanto nei primi 9 mesi del 2025, l’anno si è presumibilmente concluso con un record ancora più rovinoso: i volumi più bassi addirittura dal 2003.
Ci troviamo nel piano del condizionale perché Rosstat non ha ancora diffuso i dati aggiornati al termine dell’anno per il settore ferroviario, ma sono disponibili quelli sulla produzione industriale aggiornati a novembre 2025. E ci confermano cali rispetto all’anno precedente poco incoraggianti. In ogni caso, la situazione è drastica tanto che le Ferrovie statali russe vendono quasi la metà della compagnia che gestisce il trasporto di merci. Ciò è fortemente indicativo sulla salute dell’economia russa, visto che circa la metà del trasporto di merci avviene proprio su rotaia.
Comunque, considerando che tutti i comparti civili strategici sono in declino simultaneo è perfettamente comprensibile che il trasporto di merci su rotaia sia rallentato di pari passo. La crisi si diffonde dall’edilizia alla metallurgia, passando per metalli industriali, automotive e macchinari. Nel frattempo, le Ferrovie russe continuano a trascinarsi dietro un debito mastodontico, pagando per gli investimenti degli anni passati e l’aumento dei tassi in un modo che rischia di paralizzare l’intero settore dei trasporti.
A tal proposito, l’economista Nikita Komarov ha espresso forti preoccupazioni per i risultati di Rdz nei primi 9 mesi del 2025. Nel suo canale Telegram dedicato ha infatti fatto notare che l’utile netto è diminuito di 4,2 volte, nonostante l’aumento del fatturato, che non è riuscito a compensare i costi del debito. Ecco perché Komarov ritiene fondamentale che il programma di investimenti passi a misure di sostegno da parte dello Stato, “costretto a risolvere i problemi, perché non si tratta di salvare una specifica azienda, ma del funzionamento dell’intero sistema di trasporti del Paese”. L’azienda sta mettendo in atto diverse strategie per contenere i costi, ma senza l’intervento delle banche Komarov (e non solo) ritiene che sia tutto inutile.
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