Il mercato azionario si è dimostrato sorprendentemente resiliente, adattandosi al più grande aumento dei tassi di interesse degli ultimi quarant’anni. Diversmanete, sul fronte dei mercati obbligazionari, non si parla di recupero, quanto piuttosto di interruzione dei ribassi, con l’emergere delle prospettive di tagli nei tassi di interesse. Gli operatori devono ancora confrontarsi con i dati concreti e valutare le implicazioni a lungo termine di tali politiche.
Mentre la Federal Reserve rimane impegnata a combattere l’inflazione, nel tentativo di realizzare il cosiddetto «Soft Landing» ampiamente discusso, procede con il quantitative tightening (QT) alla ricerca di un equilibrio di mercato.
Il mercato si interroga su quando avverrà il primo taglio dei tassi, e la risposta la cercano nell’andamento delle principali variabili economiche e nelle relative stime. Uno sguardo attento a tutte queste dinamiche può quindi aiutare un investitore a comprendere come posizionarsi sulle borse globali.
Che impatto potrebbe avere il QT sui mercati finanziari?
La Federal Reserve, l’autorità monetaria degli Stati Uniti d’America, è attualmente impegnata in una delicata operazione di bilanciamento economico. L’obiettivo principale è ridurre le riserve in eccesso presenti nel sistema bancario, accumulatesi nel corso degli anni a seguito di politiche monetarie espansive. Questo processo deve essere condotto con estrema cautela per evitare di destabilizzare il percorso di crescita economica che l’economia statunitense sta vivendo.
Il concetto di equilibrio nel mercato monetario ha infatti subito una trasformazione radicale dal 2020, segnando una nuova era nella gestione delle riserve bancarie. A oggi, il sistema mostra un eccesso di riserve del 102,2% rispetto a giugno 2020, secondo gli ultimi dati forniti dalla Federal Reserve. Questa situazione evidenzia la portata delle misure adottate dalla banca centrale per sostenere l’economia durante periodi di incertezza. Nonostante l’impegno profuso nel processo di assorbimento di queste risorse eccessive, restano significative sfide da superare per allinearsi agli obiettivi prefissati.
Per tale ragione, nel marzo 2022, la Federal Reserve ha avviato un programma di quantitative tightening, un’iniziativa volta a ridurre il bilancio espanso della banca centrale mediante la vendita di asset. Questo programma ha già gestito circa $1,378 trilioni. Questo processo rappresenta solo una frazione di ciò che è necessario per correggere gli squilibri accumulati nel tempo.
In che modo viene impiegato il denaro in eccesso? Uno sguardo alle stime sul PIL statunitense
Il denaro in circolazione, tuttavia, non è considerato un fattore passivo nell’economia. Al contrario, viene utilizzato per alimentare la produttività e sostenere il ritmo di crescita del paese. Ciò che sorprende molti analisti è la capacità dell’economia di sfruttare queste risorse in un contesto di inflazione in calo. La chiave di questo paradosso risiede nel ruolo dei tassi di interesse e solleva una delle domande più discusse del momento: «La Federal Reserve abbasserà i tassi di interesse nel 2024?» Le anticipazioni fornite dal presidente Jerome Powell e altri funzionari suggeriscono un possibile allentamento della politica monetaria, una prospettiva che ha trovato eco positivo nel mercato.
Nonostante queste aspettative, i recenti dati economici offrono una visione diversa. Il PIL nel quarto trimestre del 2023 ha registrato un incremento del 3,3%, superando notevolmente le stime degli analisti che si attestavano al 2%. Allo stesso modo, il rapporto CPI di gennaio è previsto in calo, raggiungendo un nuovo minimo di ciclo al 2,9%. Questi dati suggeriscono che una riduzione dei tassi di interesse potrebbe non essere così scontata come alcuni ritengono.
La teoria del «tasso neutrale» e le prospettive (meno rosee) sul PIL del WorldBank
La politica monetaria post-pandemica ha potenzialmente alterato la percezione del tasso «neutrale» sul mercato, introducendo nuovi equilibri economici. Sebbene questa teoria non sia stata esplicitamente discussa dai funzionari delle banche centrali globali, sembra riflettere accuratamente lo stato attuale, caratterizzato da tassi superiori alla media storica, un processo di quantitative tightening ritenuto troppo lento e un’inflazione relativamente contenuta.
Il clima positivo, però non rispecchia una crescita quanto più una stabilizzazione: secondo la World Bank, le prospettive non sono particolarmente rosee. Indermit Gill, capo economista e vicepresidente senior dell’istituto, prevede un terzo rallentamento consecutivo della crescita del PIL globale, indicando un periodo di crescita più lento rispetto ai tre decenni precedenti.
Negli Stati Uniti, le stime indicano una crescita moderata, segnalando che le principali economie mondiali, incluse Europa, USA e Cina, si espanderanno a ritmi significativamente inferiori rispetto al decennio pre-Covid. Benché non si parli esplicitamente di recessione, questa fase di rallentamento potrebbe essere interpretata come una stagnazione da alcuni osservatori, delineando un quadro di soft landing per l’economia globale.
I mercati non sono in difficoltà: uno sguardo alla borsa USA
Il mercato azionario continua a mostrare una notevole forza: l’S&P 500 ha raggiunto nuovi massimi storici, superando la soglia dei 5.000 punti. Diversamente, il mercato obbligazionario si caratterizza per un approccio più razionale e matematico, con i rendimenti dei Treasury che tentano di anticipare le future decisioni della Federal Reserve. Tuttavia, la complessità del contesto economico globale sta rendendo difficile l’attività degli investitori. L’indice di volatilità ICE BOFAML U.S. Bond Market Option Volatility Estimate Index (MOVE) ha recentemente mostrato un andamento rialzista, indicando un periodo di incertezza per il mercato obbligazionario statunitense.
Parallelamente, il dollaro, monitorato dall’indice DXY, continua il suo trend rialzista, in linea con l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi.