Farsi licenziare per avere la Disoccupazione è reato?

Isabella Policarpio

23/08/2021

23/08/2021 - 09:40

condividi

Che succede se il dipendente chiede di essere licenziato per ricevere l’assegno di disoccupazione? Ecco che dice la legge e cosa si rischia.

Farsi licenziare per avere la Disoccupazione è reato?

Farsi licenziare per avere la Disoccupazione, ovvero la Naspi, è legale? Come spiegheremo, si tratta di un comportamento vietato dalla legge (anche se difficile da rilevare) che può comportare gravi conseguenze sanzionatorie.

La ragione è semplice: l’assegno di Disoccupazione spetta soltanto quando il dipendente perde il lavoro non per sua volontà, ma per quella dell’azienda datrice.

Per questo chi “concorda” con il datore il licenziamento o mette in atto dei comportamenti vietati al solo fine di essere licenziato (ad esempio non si presenta al lavoro senza un valido motivo) può essere condannato a risarcire i danni. Ecco una panoramica delle ultime sentenze della Giurisprudenza.

Come farsi licenziare

Prima di scendere nei dettagli della questione, bisogna distinguere nettamente due ipotesi:

  • le dimissioni, ovvero l’interruzione volontaria da parte del lavoratore di abbandonare un certo luogo di lavoro;
  • il licenziamento, quando la scelta di interrompere il rapporto lavorativo - per giusta causa, motivo oggettivo o soggettivo - è del datore.

Quindi “farsi licenziare”, a ben vedere, è un’espressione impropria, in quanto indica un accordo fraudolento tra azienda e dipendente per interrompere il lavoro e simulare un licenziamento vero e proprio.

Fortunatamente non tutti i datori di lavoro acconsentono a prendere parte alla truffa, rifiutando di far figurare le dimissioni del dipendente come un licenziamento. Come vedremo, però, è pratica comune che i “furbetti” pongano in essere volontariamente dei comportamenti contrari al Codice disciplinare in modo da “obbligare” il datore al licenziamento; sono alcuni esempi:

  • assentarsi dal lavoro senza motivo (senza certificato medico);
  • chi non si fa trovare in casa durante l’orario della visita fiscale;
  • violare un ordine sul lavoro;
  • appropriarsi di materiale d’ufficio (ad esempio sedie e computer);
  • avere un comportamento irrispettoso nei confronti dei colleghi o dei clienti.

Che succede se il datore non vuole licenziare il dipendente

Purtroppo esistono diversi escamotage che permettono al dipendente di farsi licenziare ottenendo la Naspi senza l’accordo del datore di lavoro. È il caso del licenziamento disciplinare per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, ovvero quando il dipendente pone in essere dei comportamenti che rompono per sempre il vincolo di fiducia con il datore.

Ad esempio assenze reiterate senza motivo costringono l’azienda a procedere al licenziamento. Il risultato? Il datore, anche se non era sua intenzione, sarà costretto a licenziare con un doppio danno: da un lato la perdita di un impiegato, dall’altro l’obbligo di versare all’Inps il ticket di licenziamento.

Il lavoratore, invece, riceverà la Naspi, dato che agli atti questa risulta come una interruzione involontaria, e non come dimissioni.

Cosa dice la Corte di cassazione

Per porre un freno a questa pratica fraudolenta, è intervenuta la Corte di cassazione: nel caso in cui il comportamento del dipendente sia palesemente mirato ad ottenere la Naspi, egli è tenuto a versare al datore, a titolo di risarcimento, l’importo del ticket di licenziamento, che talvolta può superare i 1.500 euro.

Iscriviti a Money.it