Farmaci anti-AIDS per coronavirus: AIFA autorizzerà prescrizione

L’AIFA darà l’ok ai medici di base a prescrivere i farmaci anti-AIDS per il trattamento del coronavirus, più cauti su altri farmaci.

Farmaci anti-AIDS per coronavirus: AIFA autorizzerà prescrizione

I medici di base saranno autorizzati a prescrivere i farmaci utilizzati per l’AIDS ai pazienti risultati positivi al coronavirus. La conferma arriva da Nicola Magrini, il direttore generale dell’Agenzia italiana del Farmaco (AIFA).

Questo provvedimento è solo uno dei tre punti che l’agenzia vuole proporre per fronteggiare l’emergenza sanitaria del coronavirus.

A breve libereremo la possibilità per i medici di famiglia di prescrivere farmaci anti-Aids per il trattamento del Covid-19”. Per quanto riguarda le prescrizioni di altri farmaci l’approccio è più cauto, nello specifico: “Per altri farmaci, come l’anti-malarico clorochina ci sono invece rischi ed è necessaria cautela rispetto ad un uso di massa”.

Cura coronavirus: perché i farmaci anti-AIDS?

Negli scorsi giorni sono circolate diverse notizie secondo le quali molti farmaci non erano disponibili e le eventuali scorte erano in esaurimento.

Magrini risponde anche a queste segnalazioni sostenendo che “per alcuni farmaci fondamentali come gli anestetici ci stiamo lavorando perché c’è stata una carenza anche distributiva. Anche alcuni farmaci acquistati dai cittadini in via preventiva stanno scarseggiando. Mentre rassicura il direttore dell’AIFA che “non è vero che ci sia stata una carenza ospedaliera di ossigeno e di insulina.

La preoccupazione della scarsità dei farmaci è sorta soprattutto in vista di un possibile picco di contagi previsto per le prossime settimane, come confermato anche da Guerra, il vicario dell’OMS. Per quanto riguarda l’utilizzo dei tamponi Magrini sostiene che “a mio avviso hanno più una valenza di ricerca. L’idea che abbiano un uso terapeutico, salvo per coloro che hanno sintomi non esiste. Per me non sono necessari”.

Un farmaco specifico forse tra due anni

I tempi per la produzione e la sperimentazione di nuovi farmaci sono molto lunghi e lo stesso vale per la creazione di un farmaco specifico per il coronavirus.

“Il processo di scoperta e validazione di un farmaco è lungo, almeno di un paio d’anni. Pensiamo al nuovo monoclonale scoperto dagli olandesi di cui si parlava la settimana scorsa: loro non inizieranno la sperimentazione sull’uomo prima di un anno e i dati definitivi non ci saranno prima di 24-28 mesi. Di sperimentazioni in atto di farmaci già noti ce ne sono diverse”.

Ha spiegato Magrini durante un intervista a Radio Capital, intanto in tutto il mondo tutti gli istituti di ricerca continuano a fare passi avanti e la speranza è quella di trovare un farmaco in grado di trattare il virus nel minor tempo possibile.

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