Quando Facebook voleva essere Apple: i fallimenti di Zuckerberg sullo sviluppo hardware

Come Google, Amazon e Microsoft, anche Facebook ha tentato di espandere il proprio business oltre il «codice». Ma, a differenza degli altri, Zuckerberg non ce l’ha fatta

Quando Facebook voleva essere Apple: i fallimenti di Zuckerberg sullo sviluppo hardware

Da molti anni a questa parte, Mark Zuckerberg cerca di diversificare il mercato di Facebook. L’essenza della compagnia è ancora quella dei “codici”, ovvero software e algoritmi, e i ricavi dipendono per il 93% dalla pubblicità online basata sulla profilazione dell’utente. Di recente il CEO sta facendo numerosi sforzi per ricostruire la reputation del social network in termini di privacy, ma prima dello scandalo Cambridge Analytica era lo sviluppo hardware il comparto destinato a cambiare il volto di Facebook.

Gli sforzi di Facebook nel settore smart home

Codificare è una cosa, produrre device è un’altra. Tempi e costi sono maggiori, e bisogna usare ancora più cautela nello stabilire scadenze. Ma il settore può ripagare parecchio, prova ne sono i successi di Amazon e Google in campo di smart home. Entro il 2024, è stimato che il settore supererà i 151 miliardi di dollari. La carta vincente, nel 2016, doveva essere Regina Dugan, veterana della Silicon Valley, precedentemente sviluppatrice e dirigente per quattro anni a Google.

Dugan, quando Zuckerberg la assunse, era phd in ingegneria meccanica alla Caltech, era stata direttrice dell’agenzia governativa DARPA per tre anni, poi a Google per altri quattro a capo della divisione di tecnologia e progetti avanzati. A quel tempo, gli unici sforzi per l’espansione del business di hardware erano stati l’acquisto del sistema di realtà virtuale di Oculus, un paio d’anni prima. L’obiettivo di Zuckerbeg era la creazione del proprio dispositivo di smart home, come il moderno Amazon Echo.

Il flop di Zuckerberg sugli hardware

A Dugan venne affidato un laboratorio dal nome altisonante e misterioso, il Building 8. Zuckerberg dichiarò che Facebook avrebbe investito nel progetto “centinaia di persone e centinaia di milioni di dollari”. Ma dopo solo un anno e mezzo, riporta oggi CNBC, l’avventura di Dugan si concluse, e il Building 8 si rivelò un flop milionario. L’unica prodotto uscito dal laboratorio è lo sconosciuto Portal, un device per le videochiamate il cui prezzo è stato ripetutamente tagliato.

Il motivo dell’allontanamento di Dugan - non è chiaro se sia stata licenziata o se ne sia andata - è dovuto a tensioni interne. Il gruppo di ricerca, il cui lavoro era segreto agli altri dipendenti, spendeva $100 milioni l’anno fra venditori vari, consulenti e show. D’altra parte, coloro che provenivano dall’ambiente hardware, sempre secondo CNBC, erano choccati quando scoprivano le scadenze di Facebook per le release dei device. La compagnia si aspettava che il Building 8 realizzasse il primo prodotto entro un anno, soltanto una frazione di quanto normalmente serve. Dugan lavorava su timeline di almeno due anni.

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