La Russia ha dichiarato guerra a WhatsApp e Telegram: blocco delle piattaforme per costringere i cittadini a migrare verso una nuova app a controllo statale.
La Russia dichiara guerra a WhatsApp e Telegram, accusandole di non rispettare le leggi nazionali. Per questo motivo, in questi giorni sono in atto diversi tentativi di limitare o bloccare l’utilizzo delle due celebri app di messaggistica nel Paese. Sono numerosissime le segnalazioni di malfunzionamenti che riguardano entrambe le piattaforme.
La prima a finire nel mirino dell’autorità russa di regolamentazione dei media, Roskomnadzor, è stata Telegram, una delle applicazioni più utilizzate in Russia. Fondata proprio da un imprenditore russo, Pavel Durov, Telegram è ampiamente impiegata dalle agenzie governative, dai media e dai giornalisti di guerra per diffondere notizie e informazioni dal fronte.
Negli ultimi giorni si è registrato un picco di segnalazioni di problemi tecnici. La maggior parte degli utenti lamenta l’impossibilità di inviare o ricevere immagini e video, mentre altri segnalano un’estrema lentezza dell’app o difficoltà di connessione ai server. In alcuni casi, l’accesso risulta completamente bloccato.
Da mesi Roskomnadzor ha annunciato l’intenzione di limitare o sospendere determinati aspetti delle operazioni di Telegram per «garantire il rispetto della legge russa e proteggere i cittadini». Al momento non sembrano esserci segnali di allentamento delle restrizioni, che anzi risultano in progressivo aumento.
Nel mirino delle autorità non c’è però soltanto Telegram, ma anche WhatsApp. Meta, la società proprietaria dell’applicazione, ha denunciato nei giorni scorsi un tentativo da parte del governo russo di bloccare il funzionamento del servizio nel Paese, con l’obiettivo di spingere gli utenti verso una nuova applicazione controllata dallo Stato.
Meta ha diffuso un comunicato in cui sostiene che il governo russo starebbe cercando di bloccare completamente WhatsApp per indirizzare i cittadini verso un’app di messaggistica statale, dotata di maggiori strumenti di controllo. Dal canto suo, Mosca ribadisce che sia WhatsApp sia Telegram continueranno a essere limitati finché non si conformeranno pienamente alle normative russe e, nel caso di Meta, finché non si dimostrerà disponibile a un dialogo costruttivo.
«Si tratta di una questione di conformità alle leggi russe. Se Meta si adeguerà, avvierà un dialogo con le autorità e ci sarà la possibilità di raggiungere un accordo», ha dichiarato il portavoce presidenziale Dmitry Peskov. Mosca ha inoltre precisato che, qualora l’azienda statunitense continuasse a ignorare le richieste delle autorità, non vi sarebbe alcuna possibilità di ripristinare il servizio nel Paese.
Perché la Russia blocca Telegram e WhatsApp
Secondo la posizione ufficiale russa, WhatsApp sarebbe utilizzato anche per organizzare attività terroristiche o per perpetrare frodi ed estorsioni ai danni dei cittadini. Per questo motivo, le restrizioni sarebbero necessarie a tutela della sicurezza nazionale.
Secondo Meta, però, la realtà sarebbe diversa: la Russia starebbe tentando di bloccare le due principali app di messaggistica per costringere gli utenti a migrare verso una nuova piattaforma statale denominata Max. In questo modo, il Cremlino potrebbe esercitare un controllo più diretto sulle comunicazioni interne.
La misura si inserisce in un piano più ampio di «sovranizzazione» di Internet, con cui Mosca punta a ridurre la dipendenza dalle piattaforme straniere e a rafforzare l’ecosistema digitale nazionale sotto stretto controllo statale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA