Facebook, esce notizia sul figlio di Biden in Ucraina e Zuck la censura

A tre settimane dalle elezioni USA esce, con tempismo perfetto, una notizia sul figlio del candidato Dem Joe Biden. Facebook decide di sospenderne la diffusione per fare una verifica dei fatti

Facebook, esce notizia sul figlio di Biden in Ucraina e Zuck la censura

Per la prima volta Facebook Inc. ha deliberatamente “limitato la distribuzione di una notizia” sul social network. L’articolo censurato riguarda una storia del New York Post su delle presunte mail riguardanti il candidato alle presidenziali USA Joe Biden e il figlio Hunter.

Poco dopo anche Twitter ha applicato un simile ban al link della notizia.

USA, spuntano mail sul caso Ucraina

Il quotidiano statunitense ha pubblicato mercoledì 14 ottobre in prima pagina un articolo sulle “mail segrete dei Biden”, che rivelerebbero i trascorsi di Hunter Biden con i vertici di una società energetica ucraina.

Biden figlio, che per qualche tempo ha fatto parte del cda della compagnia, è stato accusato di aver organizzato un incontro fra un dirigente della società e il padre Joe Biden, allora vicepresidente degli Stati Uniti.

Il presidente Donald Trump, in numerosi tweet, è tornato spesso su questa teoria (che però non ha mai trovato fondamento), rilanciata a poche settimane dalle elezioni presidenziali dal pezzo del New York Post.

Facebook limita la diffusione di una notizia per fact-checking

In una mossa senza precedenti, Facebook ha fatto la scelta editoriale di limitare la diffusione della versione digitale dell’articolo per una verifica dei fatti. La società di Mark Zuckerberg si era sempre professata per la libertà di espressione e rifiutata di essere un giudice della verità, come nota CNBC.

Il Post afferma di avere delle mail che equivalgono a una “pistola fumante”, praticamente incriminanti. Il quotidiano sarebbe entrato in possesso della corrispondenza da un laptop appartenuto a Hunter Biden.

Molti giornalisti hanno però messo in dubbio la veridicità della storia, resa ancor meno credibile dal fatto che lo stesso Post afferma di essere stato aiutato dall’avvocato di Donald Trump Rudy Giuliani e dal suo ex consigliere politico, Steve Bannon (recentemente arrestato).

“Questa storia merita una verifica da parte dei partner di fact-checking di Facebook”, ha twittato un portavoce della società Andy Stone. “Nel frattempo, stiamo riducendo la sua distribuzione sulla nostra piattaforma”, ha aggiunto.

Stone ha aggiunto che questa mossa è parte del “processo standard per ridurre la disinformazione”.

Negli ultimi tempi Facebook si è impegnata per ristabilire la propria reputazione bandendo numerosi contenuti disinformativi, come pubblicità anti-vaccinazione, negazione dell’Olocausto e teorie cospirazioniste QAnon.

Iscriviti alla newsletter

Money Stories