Facebook fa causa al governo thailandese

Il social di Zuckerberg prepara un’azione legale contro la richiesta dell’esecutivo thailandese di bloccare un gruppo considerato contrario alla monarchia

Facebook fa causa al governo thailandese

Facebook fa causa al governo thailandese. Dal colosso di Mark Zuckerberg è in preparazione nelle ultime ore un’azione legale contro l’esecutivo di Bangkok e il blocco imposto a un gruppo ritenuto critico nei confronti della monarchia del Paese.

La notizia del blocco era stata riportata per la prima volta da Reuters. Facebook ha confermato di aver subìto pressioni dal governo thailandese per limitare alcuni tipi di discorsi politici nel Paese. Il governo di Bangkok avrebbe persino minacciato procedimenti penali contro i rappresentanti del social in Thailandia.

Il gruppo oggetto del ban è Royalist Marketplace, che conta oltre 1 milione di membri e che pubblica post sulla famiglia reale thailandese.

La compagnia di Menlo Park, dopo aver constatato l’obbligo legale di obbedire all’esecutivo thailandese e procedere al blocco, ha subito fatto sapere di avere in valutazione la possibilità di intraprendere un’azione legale.

Facebook fa causa al governo thailandese

Il social di Zuckerberg ha comunicato ufficialmente che si è visto obbligato alla restrizione dei contenuti richiesta dal governo di Bangkok:

“Dopo un’attenta revisione, Facebook ha stabilito che siamo obbligati a limitare l’accesso ai contenuti che il governo thailandese ha ritenuto illegali”

, ha riferito un portavoce dell’azienda in una dichiarazione alla CNN.

Ma non è mancata la sottolineatura del forte disaccordo con circostanze simili e limitazioni della libertà di espressione:

“Richieste come questa sono estreme, violano le norme internazionali sui diritti umani e hanno un effetto agghiacciante sulla capacità delle persone di esprimersi. Noi lavoriamo ogni giorno per proteggere e difendere i diritti di tutti gli utenti di Internet, e ci prepariamo a contestare legalmente questa richiesta”.

Secondo la legge thailandese, diffamare il re, la regina o l’erede al trono può significare una condanna a 15 anni di prigione. Questa legge è stata sempre più utilizzata come strumento politico, specie considerando che anche i normali cittadini thailandesi possono portare accuse per conto del re.

Malgrado ciò, migliaia di manifestanti sono scesi in piazza nella capitale del Paese, Bangkok, chiedendo a gran voce diverse riforme della monarchia del Paese.

Il gruppo oggetto del dissidio, Royalist Marketplace, è stato creato da Pavin Chachavalpongpun, un dissidente thailandese in esilio in Giappone. Pavin si è mostrato molto severo nei confronti della mossa di Facebook, dichiarando a Reuters che la piattaforma “sta cooperando con il regime autoritario per ostacolare la democrazia e coltivare l’autoritarismo in Thailandia”.

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